Riapre Villa Fogazzaro: riemerge dall’oblio il piccolo mondo antico “dietro l’angolo di casa”

Diciamoci la verità, senza infingimenti. Di Antonio Fogazzaro ricordiamo poco e niente, sappiamo poco e niente. Ammesso già che un lampo di vita possa affiorare in noi se qualcuno a raffica ci chieda di parlargli di Fogazzaro, stretti nella morsa della domanda secca, a metà strada tra un test di cultura generale per concorso pubblico e un quiz televisivo, con o senza cuffie, in un soffio potremmo profferire incerti e con tono tra il supplichevole e l’interrogativo, quel poco, pochissimo che sappiamo, parole emerse da una qualche sacca melmosa della memoria: Malombra, Piccolo mondo antico. I più preparati si spingerebbero a citare anche Piccolo mondo moderno. Chi saprebbe addirittura dire cosa sono? A che categoria merceologica appartengono? Forse qualcuno tra i più anziani citerebbe lo sceneggiato di una tv in bianco e nero a monopolio Rai. Poi, silenzio grave. Diciamoci la verità, la scuola ha segnato la nostra visione della letteratura italiana dell’Ottocento e non solo di quella. Per sommi capi: Foscolo troppi sepolcri; Manzoni indigesto e allineato a un’ideologia cattolica; Leopardi, cupo, però lo si riabilita perché ghiotto di gelati di cui faceva scorpacciate con l’amico Antonio Ranieri a passeggio per Napoli. Poi una folla di militi ignoti, tra cui Fogazzaro, rimasti senza se e senza ma, affolla la storia letteraria italiana.

A questo punto entra in gioco il Fai, Fondo italiano per l’Ambiente, ente che si dedica alla tutela e valorizzazione del patrimonio nazionale e che ha come obiettivo proteggere, restaurare e restituire alla collettività beni monumentali, ambientali e paesaggistici. Cosa c’entra il Fai con la letteratura italiana? Il Fai ci offre lo spunto per ricordare o conoscere ex novo lo scrittore Antonio Fogazzaro. Ha appena riaperto ed è visitabile la casa, (trasformata dopo la catalogazione e l’adeguamento funzionale dei beni in casa museo), di Fogazzaro, villa Fogazzaro Roi, che si trova sulla sponda italiana del lago di Lugano, a Oria di Valsolda (provincia di Como), non lontano dalla sempre indaffaratissima Milano. La villa è stata donata al Fai dal pronipote dello scrittore, il marchese Giuseppe Roi, scomparso lo scorso anno.

Bene, ma cosa ha a che vedere tutto questo con i problemi dell’Italia attuale? A chi interessa? Cosa ha a che vedere con i mali del nostro tempo, uno scrittore cattolico, ben educato, di famiglia agiata che ebbe una vita appartata e all’insegna di una signorile eleganza? Cosa c’entra con noi uno scrittore, per alcuni versi datato, inchiodato al suo tempo, che come ci raccontano i manuali di storia della letteratura, si caratterizza per aver tentato nei suoi romanzi, non sempre con risultati eccelsi, un accordo tra elementi realistici, psicologici e parapsicologici; tra erotismo e spiritualità; tra pittoresco naturale e ambientale e descrizione sociale. C’entra perché il lascito da parte del suo erede al Fai della sua villa di altro tempo e altro mondo, permette di esercitare la memoria nazionale o rianimarla. Oltre a rendere pubblico un bene che fu di uno scrittore trascurato, bene rimasto finora nascosto e sconosciuto, il lascito è un atto di civile, consapevole attenzione per l’Italia tutta e per il nostro patrimonio culturale comune. Patrimonio collettivo che il Fai intende salvaguardare, gestendolo e facendolo vivere.

Villa Fogazzaro.Villa Fogazzaro.

E così, aprire al pubblico la villa sconosciuta di un letterato dimenticato ha una duplice valenza: permette di scoprire un paesaggio tipico dell’Italia, e incuriosirsi di Fogazzaro. Per di più, c’è una piena corrispondenza tra i luoghi geografici e quelli letterari: il piccolo mondo antico davvero esiste, il paesaggio lombardo lacustre e montano, carico di suggestioni romantiche è nei luoghi appena aperti al pubblico come nelle pagine di Fogazzaro. Perfetta corrispondenza. La villa dove Fogazzaro soggiornò spesso, sul versante orientale del lago di Lugano si diceva, località che era la terra d’origine della madre, apparteneva alla famiglia materna. L’edificio fu realizzato su una preesistente costruzione che risaliva al XVI secolo e conserva tuttora l’originario giardino. La dimora attuale presenta tratti tipicamente ottocenteschi. Lavori di adeguamento sono stati fatti dal pronipote secondo un criterio di rispetto dei luoghi. Agli arredi propri dello scrittore, Giuseppe Roi ha aggiunto mobili provenienti da altre dimore fogazzariane e di famiglia. D’interesse la camera da letto e lo studio dello scrittore. Nel cassetto sono rimaste incise le invocazioni al figlio, morto di tifo in giovane età, e non mancano poesie scritte dietro le porte o in cassetti e scrivanie. I visitatori troveranno oggetti dello scrittore, manoscritti; ambienti quali le stanze, la loggia, la darsena, il giardino, le terrazze, che fecero da sfondo alla vita reale di Fogazzaro e sono i luoghi del romanzo Piccolo mondo antico, ambientato nella fase del risorgimento lombardo. Luoghi rimasti intatti da allora e che il Fai ha la responsabilità di custodire e far conoscere, assecondando la volontà dell’ultimo erede di Fogazzaro.

Mentre l’anteprima delle celebrazioni per l’anniversario dell’Unità d’Italia è stata accompagnata da forti polemiche e disunioni esasperate, il Fai ci ricorda che l’attenzione al paesaggio significa attenzione al paese e alla sua storia. Una villa di un aristocratico veneto che fu scrittore, è uno spicchio della nostra identità, nella complessità geografica, ambientale, storico-politica che ci contraddistingue. Anche un piccolo mondo antico ha il suo perché. Non infeltrisce a qualunque latitudine si trovi. Anche nel profondo Nord.

La villa ha aperto al pubblico dal 26 giugno, è visitabile ogni sabato dalle 10 alle 18 previa prenotazione. per info da lun al ven al numero 02/467615296 oppure proprieta@fondoambiente.it