Umorismo, Pastiche letterario ed Emarginati – Gli ingredienti di Dieci Dicembre di George Saunders

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Pare un buon momento per i racconti, là fuori. E questo non da un punto di vista della produzione, i buoni racconti si sono sempre scritti e sempre se ne scriveranno, no, io parlo dell’aria mediatica che si respira intorno o, se vogliamo essere più contemporanei e à la page, dell’hype. La Munro vince il Nobel, Jennifer Egan il Pulitzer con un romanzo in forma di racconti, si riscoprono autori come Silvio D’Arzo e anche da queste parti, finalmente, iniziamo ad accorgerci che la short story è un mondo affascinante. Insomma, è davvero un buon momento per un genere che in passato, ma forse anche adesso, è sempre stato alquanto avversato dall’industria culturale: convincere una casa editrice a pubblicare una raccolta di racconti non è cosa facile, i racconti non si vendono, i racconti non li legge nessuno, meglio un romanzo. Eppure la tempesta di premi che sta piovendo addosso a chi i racconti li ha sempre scritti sta forse cambiando qualcosa. E allora ecco che anche case editrici  come la Minimum Fax, che nei racconti ci ha sempre creduto, anzi, ne ha fatto per un certo verso il suo cavallo di battaglia, iniziano a raccogliere giustamente un po’ di frutti da questa nuova primavera delle narrazioni brevi.

Siamo andati via di casa, ci siamo sposati, siamo diventati genitori, abbiamo scoperto che il seme della grettezza fioriva anche dentro di noi

Dieci dicembre di George Saunders è l’ultimo arrivo in casa Minimum Fax, una raccolta di racconti, la quarta per lo scrittore americano (che prima in Italia era pubblicato da una non troppo convinta Einaudi), in lizza – e pure tra i più accreditati – per il National Book Award. Saunders si inscrive in quella tradizione americana che si è concentrata sul comico e sull’ironia come, per citarne alcuni, Donald Barthelme, Kurt Vonnegut e David Foster Wallace. Ed è proprio questo il carattere distintivo dello scrittore Texano, l’umorismo, accompagnato da una verve linguistica istrionica, capace di mutare voce a seconda del personaggio che in quel momento sta raccontando la storia: tutti i racconti di Saunders infatti hanno uno o più narratori interni, una tecnica mimetica che rende la lettura piacevole e coinvolgente. Infatti le vette più alte della raccolta, almeno secondo chi scrive, coincidono quando due punti di vista si scontrano nel raccontare lo stesso evento: i due bambini protagonisti de Il giro della vittoria, o le due mamme a confronto ne Il Cagnolino, e il bellissimo racconto finale Dieci dicembre, che dà il nome all’intera raccolta, in cui un uomo ammalato di tumore allo stadio terminale cerca il suicidio e viene salvato da un bambino che a sua volta si mette nei guai.

Anders ha detto: Chissà come sembro strano agli uccelli. Non ha riso nessuno, abbiamo solo fatto verso che uno fa invece di ridere, così Anders non rimaneva male, dato che sua madre morta da poco.

Ma non finisce qui, la trasversalità compositiva di Saunders si applica anche sul piano formale: il pastiche, il crocevia dei generi e il suo utilizzarli per poi ribaltarli, rivoltarli coma un calzino, unito all’uso di forme di scrittura della vita quotidiana come le mail o il diario sono altri elementi che caratterizzano la sua scrittura. Ed ecco allora la fantascienza comparire in Fuga dall’Aracnotesta e ne Le Ragazze Semplica, il documento ufficiale in Memorandum, il diario sempre ne Le Ragazze Semplica. Ne viene fuori un quadro molto eterogeneo da un punto di vista stilistico, ma estremamente coeso dal punto di vista tematico, simile, se vogliamo, ad un’opera cubista. Le narrazioni di Saunders riguardano tutte la grande società capitalista, i danni che ha provocato e dove ha portato i rapporti umani, dove li ha spinti, che cosa significa far parte di una famiglia, cosa significa avere dei sentimenti, delle ambizioni, dei desideri in un consesso umano dove la mercificazione, l’intrattenimento, la competizione, la regolazione del mondo  sono penetrati così nel profondo. E lo sguardo non è, come già detto, quello tragico del non-c’è-più-niente-da-fare, lo sguardo è quello penetrante del dubbio, perché è grazie al dubbio, alla messa al bando di ogni certezza, che potremmo tirarci fuori, forse, dalla melma in cui tutti noi siamo caduti. Ma Saunders lo dice meglio e in maniera più delicata e divertente della mia, quindi fatevi un favore, leggetevelo.

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 Dieci Dicembre

Autore: George Saunders

Traduttore: Cristiana Mennella
Editore: Minimum Fax
Dati: 2013, pp. 224, € 15,00

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Melisenda e altre storie da non credere

 Lidsey Yankey - Melisenda e altre storie da non credere 2012 L'eccentrico usurparore in abiti di flanella
Lidsey Yankey – Melisenda e altre storie da non credere, 2012 – L’eccentrico usurparore in abiti di flanella

Che cosa c’è di più stuzzicante del dare un ordine inverso alle cose uscendo dagli schemi, lasciando saltellando sentieri già battuti e lanciarsi di corsa su altri, mai o poco percorsi in cui incrociare stravaganze, umorismo, creazioni surreali, tradizioni rivisitate e bizzarrie?

E cosa piace molto fare ai bambini se non cercare percorsi alternativi in cui sentirsi liberi di cercare altri punti di vista, altre conclusioni, magari non conservatrici o e reazionarie?

Se questi nove racconti di Edith Nesbit si incontrano da adulti bisogna superare la barriera della stravaganza, mentre se si propongono ai ragazzi e ai bambini essi non avranno alcuna difficoltà a divertirsi e a cogliere quel genio e sregolatezza che è la forza di questa autrice che Bianca Pitzorno (che tra i suoi 100 libri per navigare nel mare della letteratura della Nesbit consiglia Cinque bambini e la cosa) definisce “profonda conoscitrice della psicologia infantile”. Refrattaria alle morali, allergica agli intenti educativi, Edith Nesbit è straordinaria nel divertire e nel farlo raccontando.

Per questi nove racconti, scritti immediatamente prima dei suoi più celebri romanzi, ormai classici in Inghilterra, Rita Valentino Merletti ha scritto una succosa introduzione in cui, tra le altre cose interessanti, opera un intelligente parallelo tra uno dei racconti (Le conseguenze dell’aritmetica) e Lewis Carrol e il suo Gioco della logica.

Melisenda  ci è piaciuto per il suo essere stravagante e per le belle illustrazioni di Lindsey Yankey. mentre invece la resa delle illustrazioni ci sembra non perfetta, l’effetto è un po’ sbiadito.

raccomandato: agli amanti delle storie divertenti e non convenzionali

Titolo: Melisenda e altre storie da non credere
Autore: Edith Nesbit, Lidsey Yankey
Editore: Donzelli
Dati: 2012, 258 pp., 25,00 €

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Alla tomba di Eva: ovunque Lei sia stata, quello era L'Eden

Dal diario di Adamo: Il nuovo essere mangia troppa frutta. Prima o poi ci verrà a mancare. Di nuovo questo CI! Era la parola dell’essere… adesso è anche mia, a forza di sentirla tante volte. Molta nebbia stamattina. Con la nebbia non esco. Il nuovo essere esce. Esce con ogni tipo di tempo e torna con i piedi pieni di fango. E parla. Prima era così piacevole e tranquillo da queste parti.

Dal diario di Eva: Per tutta la settimana gli sono stata dietro cercando di fare amicizia. Sono stata io ad attaccare discorso perché lui è timido. La cosa non mi crea problemi. Sembrava contento di avermi lì e io ho usato non so quante volte il socializzante “noi” perché sembrava potesse lusingarlo il fatto di essere incluso in qualcosa.

Mark Twain è morto cento anni fa precisi ma ciononostante è riuscito a ritrarre un quadretto spassoso e realistico della coppia contemporanea. Certo dalla sua aveva un reperto archeologico autorevole, il diario del nostro comune progenitore, «ho decifrato alcuni dei geroglifici di Adamo e ritengo sia diventato decisamente interessante come figura pubblica, tanto interessante da giustificare a pieno questa pubblicazione», però (specie in un contesto in cui l’umorismo che ci propinano è quello da animazione da crociera) come si ride leggendo queste pagine si ride di rado.

Questo è un libro che racconta il confronto universale fra l’uomo e la donna, e riporta tutte le sottili o plateali differenze tra un uomo, Adamo, ancora non cosciente di esserlo, e una donna, Eva, desiderosa di spiegare ad Adamo chi sono e perché sono lì, pur non avendone assoluta idea essa stessa.

Il piglio dell’una è deciso e autoritario tanto quanto la condiscendenza dell’altro è mite. Le avventure in cui si lancia l’una sono tanto sconsiderate quanto la cautela dell’altro sia diffidente e accorta. E, a voler ragionare col senno di poi, forse Eva non avrebbe fatto male a dar retta, per una volta!, ad Adamo quando le suggeriva di lasciar stare l’amicizia col serpente e rinunciare alle mele.

L’umorismo di Twain (l’autore, nel saggio Three Statements of the Eighties, afferma di credere in Dio ma non nei messaggi, nelle rivelazioni o nelle Sacre Scritture) sovverte l’autorevolezza dello scritto biblico rendendolo ironico e brillante. Non c’è traccia di religione (di nessuna delle religioni che conoscono Adamo ed Eva) e non potrebbe essere altrimenti, vista l’irriverenza che il racconto non si schernisce di mostrare nei riguardi dei nostri illustri e peccaminosi avi; c’è piuttosto una vena di compiacimento nel considerare l’universale attualità dei due protagonisti e nel prendere atto di come sia ambivalente questo sentimento straordinario che definiamo “amore”: «Se mi chiedo perché lo amo, scopro di non saperlo e che saperlo non mi interessa» (Eva).

Non c’è da cercare una risposta. C’è da sorridere e godere della dolcezza del lieto fine.

Titolo: Il diario di Adamo ed Eva
Autore: Mark Twain
Editore: Cavallo di Ferro
Dati: 2010, 96 pp., ill., 12,50 €

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