BAM! La Street Art arriva nelle Langhe

Normal
0

14

false
false
false

IT
X-NONE
X-NONE

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-priority:99;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin-top:0cm;
mso-para-margin-right:0cm;
mso-para-margin-bottom:10.0pt;
mso-para-margin-left:0cm;
line-height:115%;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:11.0pt;
font-family:”Calibri”,”sans-serif”;
mso-ascii-font-family:Calibri;
mso-ascii-theme-font:minor-latin;
mso-hansi-font-family:Calibri;
mso-hansi-theme-font:minor-latin;
mso-fareast-language:EN-US;}

w_logo-BAM

Dal 21 al 23 giugno a Bergolo e Levice (CN), nasce il BAM Bergolo – Levice Art Museum.

Il BAM è una galleria di street art a cielo aperto concepita per promuovere e valorizzare il patrimonio artistico e urbano dell’Alta Langa e realizzata grazie agli interventi di nove street artist italiani (Corn79, Mrfijodor, Refresh Ink, SeaCreative, Truly Design, Vesod, Vs., Fabio Weik, Whatafunk) che sabato 22 giugno dipingeranno le superfici pubbliche disponibili.

Il progetto rappresenta la seconda applicazione del modello di rigenerazione degli spazi urbani sperimentato a Torino con SAM (Street Art Museum).

Il BAM è realizzato dalla Proloco di Bergolo e dal Comune di Levice nell’ambito della 3° edizione del Bergolo Art Festival, in collaborazione con le associazioni BorderGate e Il Cerchio e le Gocce, con la direzione artistica di Roberto Mastroianni e il coordinamento organizzativo di Carmelo Cambareri.

Durante le tre giornate del 3° Bergolo Art Festival oltre al BAM si terranno mostre, concerti, dj set e il 3° Concorso Nazionale di Arte Murale promosso dall’associazione ArteYBarbieria di Alba.

info: info@bam-museum.it – www.bam-museum.it

Your Shutter. Serrande d'autore a Torino

Rems182 _

In vista della IX edizione di PARATISSIMA all’ex MOI (6-10 novembre 2013), saranno coinvolti street artist di tutta Italia nella creazione di circa 40 serrande d’autore.

Il progetto, sotto la direzione artistica dell’Associazione Il Cerchio e le Gocce, si svolgerà da maggio fino a Paratissima 2013.
Gli artisti coinvolti (AK, Dab One di KNZ Clan, Mauro149 e Rems182 di Truly DesignMrfijodor, Ride, Vesod e ZorkMade) sono stati chiamati a confrontarsi sui 10 neologismi del “vocabolario allargato” dello scrittore Andrea Bajani. Dieci parole nuove coniate, sotto la guida dello scrittore, da 22 studenti, tra i 15 e i 18 anni, per illustrare la contemporaneità: Eteriderio, Monetica, Linkotico, Disfuturi, Subizionista, Sovravvivere, Onnifood, Demolitica, Disonestar, Svivere.

Fijodor Benzo. Street art, psichedelia e rivoluzione

SAM 2012 MrfijodorC’è voluto del tempo perché la Street art venisse definitivamente sdoganata, ma ora, nelle grandi città come Torino, la scena urbana è vivace e apprezzata. Qui, capita di imbattersi in murales che rivitalizzano intere facciate grigie, come quelle di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università, realizzate nel 2010 in occasione del festival d’arte urbana Picturn.

Culture colors your life TORINO 2010  Mrfijodor Corn79 Wens Piove Reser Truly Design«Quella prima edizione è stata importante – spiega Fijodor Benzo artista e anima dell’associazione Il Cerchio e le gocce, che del Picturin è la principale promotrice –. Abbiamo portato a Torino dei nomi importanti, anche dall’estero». Eppure, uno dei lavori che rimangono più impressi l’ha ideato lui, torinese d’adozione dal 2004. Culture colors life è un esempio delle capacità dell’artista, che coniuga una figurazione ironica e onirica, debitrice dei fumetti e dei cartoni animati, a una spiccata sensibilità cromatica. Se l’arte urbana non è più ghettizzata, è merito di artisti come lui, che vivono i muri come un luogo di sperimentazione. «Rispetto a prima si sono capite meglio le potenzialità dell’arte urbana e si sono sviluppate le capacità per rendere dei prodotti che fossero interessanti sulle grandi dimensioni. Sono aumentati il confronto e la competizione e gli artisti hanno dovuto sviluppare delle tecniche nuove per emergere».

Mrfijodor for WEEW Smart Design DIEFFE ART GALLERYL’arte di Fijodor, però, va oltre il muro, come testimoniano le opere il mostra alla galleria Dieffe di Torino, fino al 31 maggio 2013. Per tale occasione, l’artista ha decorato tre orologi creati da WEEW Smart Design. «L’uomo è un essere che rincorre il tempo e non può fare a meno di misurarlo – racconta l’artista delle tre opere –. La clessidra è stato il primo strumento di misura del tempo indipendente dalle osservazioni astronomiche. La clessidra, calcola un tempo approssimativo e variabile. Nel nostro quotidiano abbiamo molti mezzi che scandiscono il nostro tempo. Orologi inconsapevoli della nostra vita: dalla pausa caffè alla sigaretta, fino alle telefonate. Gli elefanti rosa nascono dal film Dumbo, realizzato dalla Disney nel 1941. Il piccolo elefantino ha una deformità alle orecchie, che gli provoca la derisione da parte dei personaggi del Circo nel quale vive. Una sera durante un allucinazione alcolica e psichedelica, dalla sua fantasia effervescente nascono gli elefanti rosa. Il giorno dopo, arriva l’idea di usare le sue grandi orecchie come ali per volare. Il suo difetto diventa il suo punto di forza. Nel mio immaginario gli elefantini rosa sono un simbolo di fantasia, psichedelica e di riscatto nei confronti della vita».

Natura Morta, il necessario per la sommossa- San Pietrini, molotov, limoni e tanta fantasia - 100x100cm - Mrfijodor 2013Oltre ai tre orologi, il cui ricavato dalla vendita sarà totalmente devoluto all’associazione UGI, che si occupa di bambini affetti da tumore e delle loro famiglie, la mostra presenta anche alcune tele realizzate da Fijodor. «Ultimamente, amo di più i miei lavori su tela. Sto lavorando con le ossidazioni e i giochi di trasparenze. Prima lavoro sul fondo astratto, poi nascono le figure, spesso ricorrenti, come gli elefantini rosa, che rappresentano la capacità di trasformare i propri difetti in punti di forza, oltre che la parte psichedelica e onirica». Questo è solo uno degli aspetti di gioiosa rivoluzione che traspare dalle sue opere. «Ora sto lavorando a una serie sulle rivolte popolari, trattandole sotto forma di natura morta. Sulle tele appaiono sampietrini e molotov che, esteticamente, devono molo a Morandi. Ho voluto rappresentare qualcosa di dinamico, come i moti di rivolta, attraverso una forma che fosse molto statica, come la natura morta».

Fino al 31 maggio 2013
Dieffe Arte Contemporanea
Via Porta Palatina 9, Torino
Info: www.galleriadieffe.com; www.mrfijodor.it

OBEY THE GIANT – un cortometraggio sui primi anni dello street artist Shepard Fairey

obey-art-wednesday-august-687652

OBEY THE GIANT è un cortometraggio sugli anni della formazione dell’artista Shepard Fairey e sulla nascita della sua celebre campagna di street art OBEY GIANT. Il film parte periodo di studio di Fairey alla  Rhode Island School of Design (1989-1992), durante il quale l’artista compose il primo dei suoi pezzi di street art a tema André the Giant. Il film è diretto da Julian Marshall.

via OBEY THE GIANT

"Living Decay" – due street artists norvegesi riportano in vita catapecchie abbandonate [video]

Living Decay

Nella magnifica scenografia naturale delle isole Lofoten, nell’estremo nord della Scandinavia, due artisti norvegesi, Dolk e Pøbel, hanno realizzato una serie di dipinti sui muri di alcune case abbandonate. Living Decay (fairy tales in the middle of nowhere), un documentario di Davide Fasolo (Nulliversi) sulla pittura e i gabbiani, bombolette spray e nuvole, paesaggi mozzafiato e case vuote nel mezzo del nulla, racconta questa sfida artistica intrapresa nel 2008. Qui ci sono un po’ di foto, se volete approfondire.

Che cosa succede in città. Torino. Questa non è Artissima

La città di Torino si appresta ad affrontare un fine settimana che può benissimo essere inteso come il vertice della sua stagione artistica. Ovviamente ci riferiamo alla tre giorni fieristica di Artissima, giunta quest’anno all’edizione della maturità, la diciottesima. Per festeggiare si è ben pensato di raddoppiare l’evento fieristico, contrapponendo alle oltre cento gallerie nazionali e internazionali che esporranno all’Oval Lingotto Fierie, un’altra manifestazione, The Others, al Museo del Carcere Le Nuove, a cui prenderanno parte altre quaranta realtà del panorama italiano. Come se non bastasse, per il settimo anno di fila, il quartiere multietnico di San Salvario diventerà il palcoscenico di Paratissima, l’evento off di Artissima, che, dismessi i panni sgangherati delle primissime edizioni, presenta un parterre di eventi tanto ampio quanto interessante.

Sembrerebbe più che sufficiente per soddisfare anche i palati onnivori degli appassionati più esigenti, ma non finisce qui. Anticipando di una settimana le infinite inaugurazioni del weekend artistico torinese prossimo venturo, lo scorso 27 ottobre, hanno aperto i battenti due mostre, accomunate l’un l’altra dall’alta qualità dell’offerta, che si spera possano trarre giovamento dall’assiepamento di aficionados del contemporaneo che prenderà presto d’assalto il capoluogo piemontese.

La mostra del collettivo Truly Design, presso la Galo Art Gallery, ha già riscosso un sorprendente successo di pubblico nella sua serata inaugurale, tanto che, avvicinandosi alla galleria, si aveva l’impressione di avere a che fare con un vivace locale notturno, più che con una mostra. Poco distante, il vernissage della personale dell’artista americana Andrea Polli, al PAV (Parco d’Arte Vivente), pur avendo richiamato un numero più ristretto di persone, non per questo è risultato meno coinvolgente.  Giostrarsi tra le due mostre nell’arco di una sola serata ha il beneficio di sottolineare ulteriormente quelle che, al momento, sono le due correnti artistiche più vivaci e stimolanti: la street art e l’arte ecologica, lontane centinai di chilometri l’una dall’altra, ma accomunate dalla capacità di instaurare un discorso diretto e immediato con il pubblico.

I quattro di Truly Design (Emanuele ‘Rems182’ Ronco, Marco ‘Mach505’ Cimberle, Rocco Emiliano ‘Ninja1’ Fava e Mauro ‘Mauro149’ Italiano) riescono ad affascinare grazie a un immaginario pop variegato e non banale, che riflette i caratteri ben distinti di ciascun membro – dai ritratti di altri writers e delle loro bombolette, ai vortici animaleschi –  e, soprattutto, per l’esplosione abilmente calibrata della gamma cromatica impiegata, che da vita a un panorama infinito di varianti, da quelle più intense e infuocate a quelle oniriche e insalubri.

 

Al PAV, Andrea Polli, con la sua mostra Breathless, gioca su un altro tipo di comunicazione che, pur fondandosi anch’essa su di un’iniziale fascinazione estetica – la cascata infuocata Particle Falls e la FIAT 500 avvolta nella nebbia da lei stessa prodotta lasciano realmente senza fiato –, travalica successivamente nella divulgazione di dati climatici estremamente complessi e astratti. Le opere della Polli sono in primo luogo dei veicoli divulgativi. Tanto la cascata digitale, che la FIAT 500 rendono visibile un lato nascosto dell’ambiente artificiale con cui abbiamo a che fare quotidianamente, la prima cambiando di intensità luminosa man mano che muta il tasso di PM10 rilevato all’ingresso del museo e la seconda manifestando l’inquinamento prodotto da una singola automobile sotto forma di vapore acqueo.

C’è da esser certi che non tutta l’arte in esposizione ad Artissima sarà in grado di far pensare quanto le opere di Andrea Polli e, men che meno – viste alcune astruse tendenze contemporanee – sarà capace di affascinare con l’immediatezza di quelle del collettivo Truly Design, ma le due mostre saranno aperte anche il prossimo fine settimana, quindi, se proprio non ne potrete più di gallerie snob che vi impongo la loro idea di arte, be’, sapete dove recarvi. Dite che vi mandiamo noi.

Truly Design – Questo non è un graffito
fino al 26 novembre 2011
Galo Art Gallery
Via Saluzzo 11/g
011 7900074
info@galoartgallery.com
www.galoartgallery.com

 

Andrea Polli – Breathless
fino al 26 febbraio 2012
PAV
Via Giordano Bruno 31
011 3182235
www.parcoartevivente.it

Sub Urb Art. Rivitalizzazione urbana a Torino. Reportage fotografico.

Reportage fotografico di Giulia Valentini.

Avete ancora pochissimi giorni per visitare Sub Urb Art. Arte Urbana in Subbuglio, progetto di rivitalizzazione urbana ideato dall’associazione Urbe (di cui avevamo già parlato qui). L’edificio dismesso che la ospita – l’ex sede della fabbrica Aspira, in Via Foggia 28 –, infatti, a breve verrà demolito. La data ufficiale di chiusura della mostra è il 31 luglio, quindi, se vi capita di passare da Torino durante il fine settimana, sentitevi obbligati ad andare a vedere gli immensi spazi “rigenerati” da alcuni dei più importanti nomi della street art torinese e italiana: Ak Dwg, BR1, Contra, Corn79, Davem, Fabrizio Visone, Galo, Gec, Halo Halo, Idipsy Diverz, Jins, KNZ, Marco Memeo, Max Petrone, Mr. Fijodor, NOx, Opiemme, Orma, Ranul, Pixel Pancho, Reser, Riccardo Nervo, Skesis, SR, Sviz + Self, Truly Design, Up, Xel, Zorkmade, Dott. Porka’s, El_Even, Elfo, Ext, Mattia Lullini, MP5, Seacreative, TO/LET, Weed, e moltissimi altri ancora.

Noi di AtlantideZine ci vogliamo fare testimoni di quello che è stato un evento importante per il mondo dell’arte di strada e non solo; una mostra affascinante e un luogo di condivisione creativo e vivace, un vero e proprio rifugio urbano. Presto, le mura dell’ex fabbrica di Via Foggia crolleranno e con esse i murales che hanno dato nuova vita alle sue pareti. Su AtlantideZine rimarranno in permanenza.

Fino al 31 luglio
Ex fabbrica Aspira
via Foggia 28, Torino
Info: http://rawtellart.blogspot.com

Abiti urbani per racconti montani. Leggende fra i monti 2011

Per il secondo anno consecutivo, l’associazione culturale Il Cerchio e Le Gocce si “impadronisce” per un intero fine settimana dei muri della cittadina di Ormea, in Valle Tanaro, per restituirle le sue leggende sotto una veste nuova, cromaticamente esplosiva, nella migliore tradizione della Street art.

Si tratta di racconti radicati nell’inconscio collettivo degli abitanti, che spaziano dal tragico romanticismo della leggenda del Ponte dei Corni, alla storia dell’eroico valligiano Zitta che, da solo, liberò Ormea dall’occupazione dei Saraceni. L’anno scorso furono cinque i murales realizzati e, per l’edizione del 2011, che si terrà a partire da oggi, venerdì 15, fino a domenica 17 luglio, se ne prevedono altri tre.

«Il primo sarà sulla “Grotta dell’’Orso” – ci racconta Mr Fjodor, uno degli artisti coinvolti nella manifestazione –, ovvero su una grotta dove sono stati trovati dei resti di un orso in età preistorica. Poi ci sarà la leggenda della “Balma del Messere”, un antro nel quale i pirati Saraceni nascondevano i tesori durante le loro scorribande. L’ultimo sarà un lavoro di tipo calligrafico, su Ormea e i paesini delle frazioni, per poter ridare memoria a tutti quei paesini che oramai sono quasi disabitati.»

Il rapporto tra Fjodor e la cittadina è scritto nel suo stesso dna. «Sono originario di Ormea – riprende l’artista – e circa due anni fa sono stato contattato da alcuni ragazzi del paese, avevano sentito che mi occupavo di cose creative ed erano curiosi. Da lì è partito un dialogo che ha dato forma alla prima edizione di Leggende tra i monti (2010), cercando di coniugare la nostra esperienza sull’arte urbana e la riqualificazione, alle specificità e potenzialità del territorio: un muro di cemento o un palazzo grigio, danno decisamente più fastidio in un ambiente incontaminato che in una periferia cittadina, tipo Torino dove operiamo abitualmente. Il procedimento, per certi versi, è più complicato, perché dobbiamo integrarci con l’ambiente ma i risultati sono sorprendenti, soprattutto per i fruitori che non si aspettano dei “graffiti” in mezzo alle montagne.»

Gli stessi abitanti della cittadina piemontese sembrano aver decisamente apprezzato le opere, reagendo con grande entusiasmo. «Molti complimenti e tanto supporto. Alcune signore del posto e delle “villegianti” hanno portato caffè e torte fatte in casa agli artisti, che erano tutti sudati nel combattere con i colori e il sole. L’anno scorso, ci siamo trovati al pub “Sesto Senso”, diverse bevute gratuite a nostra disposizione, offerte dai giovani del posto.»

Gli artisti che prendono parte all’intervento di riqualificazione artistica e architettonica – Corn, Reser, Aryz e Truly Design, oltre a Mr Fjodor –  sono nomi noti ai lettori di AtlantideZine, avendoli già incontrati, non più tardi di una settimana fa, in occasione della torinese Sub Urb Art – fino al 31 luglio in una fabbrica abbandonata di Via Foggia 28 – e, ancor prima, nell’autunno scorso, quando la stessa associazione curò il Picturin Festival, sempre nel capoluogo piemontese.

Nei tre giorni del festival, il pubblico avrà la possibilità di veder nascere delle opere d’arte davanti ai propri occhi, cogliendo i diversi approcci creativi e tecnici messi in atto da ogni singolo artista. I labirinti e i vicoli del centro storico di Ormea, dalla curiosa forma di cuore, si vestiranno ancora una volta di leggende dai toni e dalle forme fiabesche e surreali; apparizioni urbane tra il verde inteso dei monti.

Chiudiamo con i ringraziamenti di Mr Fjodor: «Voglio ringraziare tutto il comune che si impegna moltissimo per il progetto e i miei genitori, che mettono a disposizione la casa per ospitare tutti e ci supportano con tantissima energia. Ovviamente grazie a tutti gli artisti che ci hanno partecipato fino ad ora: Ale Senso, Corm79, Macho e Mauro149 dei Truly Design, Libellulart e Reser della Style Orange.»

Leggende fra i monti
15, 16 e 17 luglio 2011
Ormea (Cn)
www.ilcerchioelegocce.com
www.ormea.eu

Cosa succede in città? Lo stato dell’arte (e della musica) di Torino

Da metà del marzo scorso, la città di Torino è diventata il centro nevralgico di una serie di manifestazioni e festeggiamenti legati al centocinquantenario dell’Unità d’Italia e, finalmente giunta l’estate, la dose di eventi tricolore si è ulteriormente accresciuta. Purtroppo, come spesso accade, la quantità e qualità non vanno di pari passo, ingenerando il sospetto che alcune di queste occasioni di celebrazione abbiano giocato più sull’opportunismo che su di un’offerta di reale valore culturale e artistico, finendo anche per snaturare delle formule consolidate e di successo.

Domenico Borrelli - La colonna (2011)Andiamo per ordine. Martedì scorso, dopo un paio di settimane di ritardo e di polemiche dovute all’insoddisfazione di Vittorio Sgarbi, è stata finalmente inaugurata la sezione piemontese del Padiglione italiano della 54a Biennale di Venezia, curato dallo stesso Sgarbi. Il critico ha avuto l’intrigante idea di estendere la già nutrita rappresentanza artistica italiana – si parla di duecento artisti solo all’Arsenale di Venezia – oltre i confini della laguna, con tante mostre satellite quante sono le regioni italiane e le nazioni estere che ospitano le più nutrite comunità di nostri compatrioti. L’idea, come detto, è ottima e immagino che in qualche regione essa sia stata realizzata a dovere, regalando al pubblico una testimonianza effettivamente rappresentativa del suo stato dell’arte. Purtroppo, a Torino non è andata così. Sgarbi si era detto deluso del fatto che la mostra piemontese comprendesse poco più di venti artisti e che alcuni nomi importanti mancassero del tutto. Bene, la soluzione attuale – visitabile fino al 31 luglio al Museo Regionale di Scienze Naturali – è composta delle stesse venti opere, disposte in un allestimento povero e male illuminato, per la maggior parte anonime, eccezion fatta per la suggestiva Colonna di Domenico Borrelli, le due stampe fotografiche su film trasparente di Alessandro Pianca e Duda di Carlo Gloria, evanescente ed aereo ritratto femminile che scompare poeticamente in uno sfondo bianco. Una rappresentanza misera che, grazie al cielo, si viene a sapere, sempre da Sgarbi, dovrebbe essere solo un guasto antipasto di ciò che verrà a settembre: due nuove sedi per il Padiglione piemontese e addirittura un Padiglione Italia bis all’interno dell’edificio di Torino Esposizioni. C’è di che nutrire delle speranze, quindi, ma viene anche da chiedersi se, con tutta questa carne al fuoco, avesse senso mandare comunque avanti questa deludente collettiva che dell’arte piemontese non restituisce certo la migliore delle immagini.

E perché sconvolgere l’essenza rock e alternativa del festival torinese Traffic per trasformare anch’esso in una celebrazione dell’Unità d’Italia? Già l’edizione dell’anno scorso aveva visto un lieve calo dell’offerta musicale a causa della scarsità di fondi, ma l’organizzazione era comunque riuscita a portare a Torino Paul Weller e gli Specials. Il cambio di sede, dal Parco della Pellerina alla Reggia di Venaria, non aveva certo aiutato, quindi, si è ben pensato di cambiarla nuovamente, portando il palco nella centralissima Piazza San Carlo, un salotto alto borghese per un festival che, negli anni passati, ha visto sfilare Iggy Pop e gli Stoogies, Patty Smith, la versione moribonda dei Sex Pistols, Lou Reed, Antony and the Johnsons e Nick Cave, solo per citare alcuni nomi che di borghese hanno ben poco. Ieri sera è toccato di aprire le danze all’onnipresente Francesco De Gregori, che sarà seguito da Edoardo Bennato, la PFM, i Verdena, gli Area, Cristina Donà e via dicendo. Non si discute il valore artistico dei cantanti e dei gruppi, ma la mancata coerenza con le edizioni passate. C’è da sperare che la palese ruffianata malamente nascosta dietro la bandiera tricolore riesca quantomeno a portare dei soldi nelle casse dell’organizzazione e che, il prossimo anno, finiti i festeggiamenti, si torni ai fasti rockeggianti dei bei tempi andati.

Eppur qualcosa di buono si muove nel panorama artistico torinese e, guarda caso, non ha nulla a che spartire con i triti festeggiamenti. Ancora una volta, la città dimostra di essere la vera capitale della Street art italiana e lo fa attraverso il recupero temporaneo di un edificio dismesso e in attesa di demolizione situato in Via Foggia, 28. Una sorta di esaltazione dei labirintici spazi abbandonati dell’ex fabbrica Aspira; una sublimazione “permanente fino al giorno della sua distruzione”, fatta di mescolanze cromatiche intense, richiami alla cultura pop tramite l’utilizzo ripetuto di celeberrime icone dei videogiochi, pareti solcate da hamburger cannibali e mostri fantascientifici che danno vita ad un immaginario esaltante, un luogo unico che presto non esisterà più, portandosi via, nel suo crollo, anche le tante opere che gli hanno dato una nuova ed esaltante vita. Certo, non è tutto oro quel che compone Sub Urb Art, ideato dall’associazione Urbe, ma, tra qualche scarabocchio urbano e alcune silhouette solo abbozzate, esplodono delle opere tanto violente quanto affascinanti disegnate da grandi firme della Street art torinese e italiana. Murales astratti, stencil iperrealistici, facciate surreali. Mentre gli altisonanti spazi del Museo Regionale di Scienze Naturali offrono un pessimo e minuscolo esempio di arte stanca, le mura di Via Foggia colpiscono l’occhio e l’immaginazione e riescono nell’impresa di riappacificare lo spettatore con l’arte torinese.

E la musica? Purtroppo, per chi scrive, un’alternativa torinese, nella settimana del Traffic, non esiste e allora non resta che fare il pieno di benzina e partire alla volta di Milano per ritrovare il vecchio Lou Reed, o a Lucca per gli Arcade Fire.

La creatività oltre l’ostacolo

Torino è sempre stata una città nostalgica, con lo sguardo e il pensiero rivolti al passato. Come darle torto? Quando si vanta un curriculum di indiscusso valore, nel quale spiccano titoli quali Capitale del Regno d’Italia, capitale dell’industria automobilistica, città olimpica e così via, viene naturale un po’ di malinconia e compiacimento verso i bei tempi andati.

Le cose, però, grazie al cielo, sono cambiate e continuano a farlo. Le nuove generazioni di torinesi sono caratterizzate dalla capacità di guardare in avanti e, soprattutto, di spingere i propri sensi oltre i confini nazionali, respirando le nuove tendenze che vengono dalle grandi città europee – Berlino, Amsterdam, Copenhagen. Sorprendentemente, alla crisi conseguente al crollo della Fiat della metà degli anni Novanta e all’immediato ingrigimento della vita cittadina, la città ha saputo rispondere con creatività e sperimentazione – risposte che hanno vissuto un’incredibile accelerazione grazie alle Olimpiadi invernali del 2006 –, soprattutto nel campo artistico e in quello dell’industria dell’intrattenimento, nonostante anche in questi ambiti non manchi un dolce passato sul quale rilassare e intorpidire la mente.

La crisi economica persiste, si è anzi ulteriormente aggravata e la mostra KM011. Arti a Torino 1995-2011, inaugurata l’11 febbraio scorso presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, con il suo budget di appena 60.000 euro ne è una lampante testimonianza, ma è anche e soprattutto un sintomo dell’intraprendenza della Torino contemporanea. Luca Beatrice – forse il curatore più dibattuto del momento, o lo si ama o lo si odia – è riuscito a mettere in piedi una mostra low cost che, pur con i suoi numerosi difetti, non manca certo di interesse, soprattutto per al fatto di essere sviluppata in sezioni tematiche che rendono conto dell’evoluzione cittadina in diversi campi artistici: le arti visive, l’architettura, la letteratura e il cinema.

Se quest’ultimo segmento è davvero poco riuscito, con l’unico intervento del regista Marco Ponti che ha giustapposto delle scene d’amore tratte dai film “torinesi” degli ultimi anni, la sezione dedicata all’architettura restituisce, invece, un ottimo resoconto dei lavori più innovativi realizzati dai nuovi architetti torinesi all’interno dei confini cittadini e oltre quelli nazionali.

Per quanto riguarda le arti visive, bisogna ammettere che lo scarno allestimento – reso però suggestivo dalla convivenza delle opere con lo sfondo di scheletri e animali imbalsamati e tassidermizzati – vive di luci e di ombre. Torino è riconosciuta come la città italiana più all’avanguardia nel campo della video-arte e in quello della street art, eppure di entrambe le categorie non sono presentati che un paio di esemplari, che risultano comunque tra i più riusciti della mostra: il video in 3D di Coniglioviola, sulle note di Le vent nous portera dei Noir Desir, di cui riprende anche il titolo, è spensieratamente surreale e naif, mentre il poster colorato a mano di BR1 – di cui al momento è visibile un esemplare nel sua habitat naturale, per le strade della città, più precisamente in Via Guastalla –, che ritrae una donna araba dalle tinte e i lineamenti pop, ha tutta la freschezza e la semplicità che caratterizzano la street art.

Interessanti le sculture in cemento armato C’è troppa luce di Valerio Berruti, che ritraggono due pallidi e anonimi bambini rivolti verso un fascio di luce meridiana che li avvolge e in cui i due sembrano rinfrancarsi, e Vanitas, Suicide di Nicola Bolle – un cappio appeso al soffitto e una sedia rovesciata a terra, entrambi ricoperti di cristalli di swarowski su tutta la loro superficie. Il tema della vanitas ritorna nel dipinto Teschio di scheletro con lingua di Menelik di Alessandro Gioiello che, assieme alle due tele di Daniele Galliano – notevole soprattutto Costellazione, in cui una folla di persone su sfondo nero vista dall’alto restituisce un disegno informale che ricorda vagamente il dripping di Pollock – rende un amaro omaggio alla movida torinese.

La sensazione, nel complesso, è che le idee ci siano, poche ma estremamente valide; purtroppo, a renderle confuse ci pensa un allestimento eccessivamente votato alla necessità di coprire con uno o due esemplari l’intera collezione di categorie e sottocategorie che compongono l’universo dell’arte contemporanea e non tutte, purtroppo, hanno partorito opere degne di nota; a renderle monotone, invece, ci pensa la malaugurata idea di accompagnare l’allestimento con un brano degli immancabili Subsonica ripetuto allo sfinimento.

KM011. Arti a Torino 1995-2011

Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino

Fino al 3 aprile 2011