Lettere illustrate da Babbo Natale

Father Christmas Letters, 1932 - TolkienJ. R. R. Tolkien incominciò a inviare ai propri figli lettere firmate da Babbo Natale il 25 dicembre 1920. Le lettere, inviate in buste candide come la neve, continuarono a essere recapitate in casa Tolkien per altri trent’anni, a volte consegnate dal postino, altre volte lasciate sul camino da misteriosi ambasciatori. Verrebbe subito in mente da dire che si tratta di un Tolkien affettuoso papà con vena pedagogica, considerata la cura, l’allegria dei disegni, della carta intestata, la perfezione minuziosa dei dettagli: i francobolli, i timbri, la calligrafia. In realtà è sempre il più classico Tolkien, quello filologo, che si nasconde in questa dolce saga familiare.

Prova ne sono le lettere del 1932, quella del 1937 e la letterina dell’Orso Polare Karhu, fido aiutante di Babbo Natale. Nella lettera del 1932 Babbo Natale racconta ai piccoli Tolkien di come, per ritrovare Orso Polare che si era smarrito, fosse venuto a conoscenza dell’esistenza di alcune bellissime grotte abitate dai folletti, sulle cui pareti spiccavano disegni di animali straordinari, alcuni ormai estinti, draghi, mammuth, e delle strane figure nere, quasi scarabocchi alla maniera folletta. Scarabocchi che si rivelano, invece, un vero e proprio alfabeto così come organizzati da Orso Polare: un alfabeto Goblin. Karhu spiega inoltre ai bambini come al Polo Nord si parli l’artico e per dar loro un’idea di questa lingua scrive una frase con relativa traduzione: Mára mesta an ni véla tye ento, ya rato nea, che in italiano diviene: Saluti fino al prossimo incontro, che spero sia presto. Così come nella letterina del 1937 c’è anche una misteriosa frase in elfico.

Le lettere di Babbo Natale, a cura di Baillie Tolkien, sono una selezione delle letterine giunte a casa Tolkien per mezzo delle quali scopriamo che Babbo Natale è sì un simpatico barbuto, ma anche un uomo dotato di un sottile senso dell’ironia, di humour, del resto all’epoca aveva già millenovecentoventi anni, e direi che con tutti quegli anni alle spalle si ha completa facoltà di giudizio. Assieme a lui vivono il fido Orso Polare e i Cuccioli polari, suoi diretti nipoti, gli Uomini-neve e i loro bambini, gli Gnomi rossi e gli Elfi (uno dei quali, Ilbereth, diventerà suo segretario). Tra tutti Orso Polare, protagonista di numerose e buffe disavventure, è certamente il mio preferito, anche, o forse soprattutto, visto il suo lato dotto. Anche se i suoi Cuccioli polari, pasticcioni non sono da meno in quanto a simpatia.

Le lettere di Babbo Natale - Tolkien, lettera del 1925Le lettere di Babbo Natale - Tolkien, lettera del 1920Le lettere di Babbo Natale - Tolkien, lettera del 1928Le lettere di Babbo Natale - Tolkien, lettera del 1939Le lettere di Babbo Natale - Tolkien, lettera del 1926

Tolkien ritrae con sorprendenti disegni, ricchissimi di dettagli, vere e proprie esplosioni di colori che mostrano un talento naturale per l’ideazione fantasiosa e la scelta e la varietà delle tinte sebbene d’altra parte le forme umane e animali risultino un po’ piatte, prive di profondità e proporzione: spigolose se confrontate con i paesaggi e con i fuochi d’artificio dell’aurora boreale.

Un libro illustrato classico in molto più di un senso che racchiude in sé l’essenza del Natale, anche di quello laico, se davvero ne esiste uno. Non dovrebbe mancare nella biblioteca dei vostri bambini.

Titolo: Le lettere di Babbo Natale
Autore: John R. R. Tolkien.
Editore: Bompiani
Dati: 2000, 56 pp., 14,00 €

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La nostalgica dolcezza del ricordo di Natale di Truman Capote

Ricordo di Natale - Truman Capote- Beth PeckÈ la narrazione che avviene al presente che per tutto il tempo della lettura mi ha indotta a pensare di poter uscire di casa e ritrovarmi per stretti sentieri in compagnia di Buddy e Sook alla ricerca di un bell’albero di Natale. Ed è sempre il presente che si rivela magico nel sussurrare che alcuni eventi, certe persone, non passano, non cambiano, non vanno mai via: restano, si rinnovano, si ripetono in un dondolio dolce d’altalena e idealmente abbracciano e proteggono.

Buddy, sette anni, è l’alter ego di Truman Capote, Sook è sua cugina, ha settanta anni. Sono amici per la pelle e, esattamente come gli amici per la pelle condividono momenti speciali, riti che, come i tratti semplici che compongono gli arabeschi estremamente raffinati, spiccano nell’immenso panorama dei ricordi e della memoria. Ricordo di Natale è uno dei tre racconti pubblicati nel 1958 nel volume dal titolo Colazione da Tiffany – un romanzo breve e tre storie – che consacrò Capote come indiscusso talento della letteratura contemporanea.

Ricordo di Natale - Truman Capote- Beth PeckQuesto pezzo di storia personale rivive dunque nella memoria di Buddy e i piccoli accadimenti dei giorni semplici di un bambino e della sua migliore amica si svolgono dapprima dolcemente “Immaginate una mattina di fine novembre. Una di quelle mattine che preannunciano l’inverno, più di venti anni or sono”; si sente l’odore delle foglie secche crepitanti nel camino, si sente il profumo del tempo, dell’aria secca e fredda dell’inverno e si concorda con Sook che appannando con il fiato i vetri della finestra esclama: “è proprio tempo da panfrutto!”. Poi man mano, mentre i due si procurano gli ingredienti per preparare i dolci da spedire agli amici più cari (Presidente Roosevelt compreso) i ricordi si inseguono e il ritmo diviene più serrato, le frasi più brevi, quasi come se si volesse rifuggire il finale già noto al protagonista. Come se riservare ai ricordi dolorosi meno parole, meno spazio, curasse la memoria e ne addolcisse il sapore. “Questo è l’ultimo Natale che trascorriamo insieme. La vita ci separa”. Trovo queste due frasi, nella loro semplicità, intense e struggenti. La vita li separa, così come la morte che ha allontanato dal terzetto il cagnolino Queenie, vivace terrier mirabilmente ritratto nella sua vitalità da Beth Peck, sopravvissuto a due morsi di serpente a sonagli e al cimurro, che sempre li accompagnava nelle loro scorribande con la vecchia carrozzina adattata a carriola.

Ricordo di Natale - Truman Capote- Beth PeckLe tradizioni che divengono riti sono buffe, talmente semplici da intenerire: la caparbia convinzione di Sook di non doversi alzare dal letto il tredici di ogni mese, il confezionare da sé i regali (aquiloni colorati di anno in anno sempre più belli), il preparare i dolci. Azioni cicliche, rassicuranti che contribuiscono a creare l’atmosfera, anch’essa tradizionale, del Natale. Le gote di Buddy sono sempre rosse, le gote di Sook pure: del tipico rossore dell’infanzia per un bimbo e per una donna anziana rimasta bambina. Alle loro gote rosse s’accosta lo scodinzolio del cagnolino col muso teso all’insù; tutti e tre entusiasti di un invidiabile entusiasmo.

Gli acquerelli di Beth Peck curano ogni dettaglio: dall’ombra del calzino mal arrotolato all’intreccio dell’impagliatura della carrozzina,alle rose di velluto sbiadito sul cappello di Sook.

Questa è una storia di memoria destinata a entrare nella personale tradizione dei bambini cui si avrà il gusto e la dolcezza di raccontarla.

Titolo: Ricordo di Natale
Autore: Truman Capote
Editore: Donzelli
Dati: 2011, 62 pp., 14,00 €

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Adattamento televisivo con Geraldine Page. (1967)

Il battello a vapore: largo ai classici!

Per cominciare, della collana I classici del Battello a Vapore, ho scelto tre titoli. La scelta tra tante bellissime storie è stata difficile, alla fine, dunque, è stata dettata dal mio personale affetto per Carlo Collodi, Robert Louis Stevenson e Louisa Mary Alcott, rispettivamente genitori di Pinocchio, Long John Silver, Meg e Jo.

Particolare della copertina PinocchioLa collana apre proprio con Le avventure di Pinocchio. Tralasciando l’opera in sé, scendo nel dettaglio della struttura dell’edizione, che si applica naturalmente anche a tutti i titoli a seguire, perché coniuga egregiamente il piacere della lettura alla didattica. Ma andiamo con ordine: l’introduzione. A firma di autori di letteratura per l’infanzia è un piacere già di per sé. Assolutamente non dottrinale, nasconde spesso un raccontino a sé stante, qualche curiosità, qualche dettaglio personale. L’autore di quella a Le avventure di Pinocchio è di Roberto Denti (Teresa Buongiorno introduce Piccole donne e Roberto Piumini L’isola del tesoro), che, giustamente, parte col sottolineare come Pinocchio si legga da bambini, da ragazzi, da adulti, riservando a ciascuna età sempre nuove sorprese giacché il personaggio Pinocchio non lesina certo in avventure o trovate originali.

Il romanzo è corredato da un ricco apparato di notizie e curiosità (ricette, note storiche, curiosità sull’abbigliamento dell’epoca, usi, invenzioni del tempo così come rimandi ad altre opere e riferimenti geografici). Esse trovano spazio a destra e a sinistra delle pagine in una colonnina che spesso ospita una piccola illustrazione, non ingombrando lo spazio della lettura e non inficiandola.

Le numerose illustrazioni di Cecco Mariniello, per Pinocchio, in bianco e nero a piena pagina, citano Doré e Innocenti con un risultato suggestivo ed evocativo per niente didascalico.

A tutto questo si aggiunge il prezzo contenuto che certamente invita all’acquisto degli altri volumi che andremo considerando nei prossimi mesi per il valore che attribuiamo a questa collana che si propone ai ragazzi e ai bambini (dai 9 anni) col nostro stesso intento: riscoprire e rileggere i tesori della letteratura.

 

 

 

 

 

 

 

Titolo: Le avventure di Pinocchio
Autore: Carlo Collodi
Editore: Piemme Junior
Dati: 2011, 282 pp.,10,50 €
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Titolo: Piccole donne
Autore: Louisa Mary Alcott
Editore: Piemme Junior
Dati: 2011, 515 pp.,12,00 €
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Titolo: L’isola del tesoro
Autore: Robert Louis Stevenson
Editore: Piemme Junior
Dati: 2011, 410 pp.,11,50 € 

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Storie straordinarie attorno a un fuso e una scarpetta

rackham cenerentolaCi sono fiabe che non s’addormentano mai, altre che dopo balli principeschi e ridde sfrenate nei prati s’assopiscono per qualche tempo, stanche, altre si addormentano per sempre e giacciono dimenticate in qualche angolo di soffitta o sul fondo di qualche scatolone impolverato, senza che nessun principe arrivi a risvegliarle.

Altre ancora che, pur essendo lette e rilette, riscritte e rinarrate, celebri e rinomate, a volte si ritrovano ad essere sminuite dalla loro stessa celebrità e pagano, senza colpa, banalizzazioni mediocri e figlie della lettura, o narrazione, mordi e fuggi.

rackham la bella addormentataPer fortuna alcuni editori investono le fiabe del loro originale valore; ci credono, come si suol dire. Rosaspina e Cenerentola quindi, l’una col suo fuso e l’altra con la sua scarpetta, hanno l’occasione di rivivere e svestirsi degli sfrontati e chiassosi panni e corpetti in cui certe edizioni le hanno costrette.

È del 2009 una straordinaria edizione di Donzelli di entrambe le fiabe raccontate da Charles Evans e disegnate da Arthur Rackham (nella traduzione di Luca Guerneri) che ci riporta indietro nel tempo (a inizio secolo scorso), quando ancora il rinarrare partendo dai canovacci delle storie celebri non era diventato un filone della letteratura così come lo è per noi lettori contemporanei. Charles Evans non è Antonia Byatt o Angela Carter, le sue non sono riscritture che migrano e si trasformano quanto piuttosto si ampliano e arricchiscono di immagini e dettagli. Ogni scena ha il suo climax narrativo, ha un periodo o una frase che è sua propria e da sola sta in piedi e s’affigge nella memoria. Lo spazio della narrazione si amplia grazie a quello concesso ai particolari e rifugge dalla consuetudine alla semplificazione o, peggio, alla riduzione. Nei due romanzi di Evans trovano spazio anche le voci inudite, i personaggi dimenticati: Mentre si svolge il battesimo della principessa Rosaspina per strada s’affollano le persone; “Alcuni ragazzi si erano appollaiati sui rami degli alberi e sui lampioni in modo da poter vedere meglio, e mi è stato rackham cenerentolariferito di una povera donna che non vide un bel niente perché suo figlio aveva cercato di arrampicarsi sull’insegna di una taverna dalla quale poi pencolò in modo così pericoloso che la povera vecchia fu costretta a stare per tutto il tempo con la schiena rivolta alla processione in preda all’ansia, tenendogli strette le gambe perché non cadesse”.

Allo stesso modo sono sempre i dettagli il perno attorno cui si muovono le illustrazioni di Rackham in cui il nero s’adagia sul bianco dando luogo a “impressioni” vividissime e in cui talvolta fanno capolino degli ocra intensi, dei verdi mediterranei, dei rossi vittoriani a dare ancora più profondità e risalto agli orli sfrangiati della consunta coperta di Cenerentola, o ai fili di paglia che pendono dalla sedia, unico arredo della sua camera assieme al ritratto della madre.

Titolo: Il fuso e la scarpetta. La bella addormentata e Cenerentola
Autore: Charles Evans, Arthur Rackham
Editore: Donzelli
Dati: 2009, 232 pp., 24,00 €

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La maga buona che coltiva gli iris

Devo ammetterlo. Sono caduta anch’io nella rete del luogo comune: ho desiderato leggere il libro edito da Editoriale Scienza su Eva Mameli soprattutto perché era la madre di Italo Calvino. E per fortuna, perché nel farlo ho scoperto che donna decisa fosse, che piglio energico avesse nei confronti della propria vita, del proprio tempo, della scienza.

Dalla Sardegna dell’infanzia e degli studi liceali e universitari, alla ricerca a Pavia e poi a Cuba, dal matrimonio alla nascita dei figli, al ritorno in Italia c’è sempre, nella vita di Eva Mameli Calvino un filo conduttore, una radice, direi meglio, che tutto tocca e collega: la passione per la botanica e la biologia vegetale. Fu una delle scienziate più importanti del primo Novecento italiano, Eva Mameli, e nel 1915 riuscì, prima donna in Italia, a conseguire la libera docenza in botanica.

Lo stesso Calvino la ricorda per la sua forte personalità e per il suo rigore, entrambe condizioni necessarie per riuscire a coltivare una passione, quella per il mondo vegetale, che divenne (o forse lo era sempre stata) una professione per il senso di rigore che questo termine implica.

Fiori in famiglia fa parte di una serie dedicata al racconto della vita di donne che hanno dato un grande contributo alla scienza; la storia di Eva Mameli scorre con la leggerezza che il figlio le rimprovera di non aver mai avuto. Elena Accati, che la racconta, non trascura nulla e, come se fosse proprio la protagonista a parlare, ne ripercorre le diverse tappe con un linguaggio fresco e un lessico molto accurato e puntuale; del resto, l’argomento scientifico e la personalità di Eva Mameli lo richiedono.

La storia è illustrata da Anna Curti con acquerelli dai colori vivissimi; in appendice una sezione di approfondimento da cui traggo queste parole usate da Italo Calvino per descrivere la madre che ho trovato molto in linea con l’idea che io stessa mi sono fatta di questa donna leggendo di lei: “Che la vita fosse anche spreco, questo mia madre non lo ammetteva: cioè che fosse anche passione. Perciò non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata da bougainvillea, dallo studio col microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari. Senza incertezze, ordinata, trasformava le passioni in doveri e ne viveva”.

 

Titolo: Fiori in famiglia
Autore: Elena Accati
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2011, 91 pp., € 12,00

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Animals united in una conferenza per la pace

Walter Trier, Die Konferenz der TierePer quanto usino le tecnologie degli uomini, indossino vestiti e cappelli e si lascino andare a momenti di vanità prettamente umana, gli animali protagonisti di questo capolavoro della letteratura per l’infanzia, un classico del genere, sono assolutamente distanti dalle volgari attitudini di questi ultimi. Stufi delle continue guerre perpetrate dagli uomini decidono di porvi rimedio indicendo una conferenza per la pace.

Era il 1949 quando Erich Kästner scrisse La conferenza degli animali; già scrittore affermato prima della Seconda Guerra Mondiale, viveva lontano dalla Germania giacché fortemente contrario al regime nazista e, nonostante la guerra si fosse conclusa in Europa ormai 4 anni prima, continuava a temere per le sorti dei bambini di quelle parti del mondo in cui ancora l’ottusa violenza degli adulti imperversava.

La prefazione di Roberto Denti si accorda perfettamente alla profondità di questa storia capace di toccare le corde del rimpianto, negli adulti, e di suscitare un sentimento sano e vivo di iniziativa nei bambini che certamente si sentiranno coinvolti in questa battaglia senza doppi mezzi condotta da chi ha saputo conservare integro il proprio, naturale, desiderio di pace.

Quando nessuna speranza sembra più essere in grado di risparmiare la vita di innocenti, soprattutto di bambini innocenti, straziati dalle guerre, gli animali decidono di prendere in mano la situazione e di indire una conferenza, appunto, in cui trovare una via d’uscita alla violenza insensata. Ci si riscuote, alla fine della lettura di questa storia, come se si stesse concentrati, inondati dalla luce radiosa del sole, in pensieri costruttivi e di speranza. Ci si riscuote e si rimpiange, per l’appunto, di essere membro di una società grigia, senza impeti, senza coraggio. Ma proprio in queste storie semplici, nell’accezione più nobile che a questo termine si possa dare, ristà la dolcezza capace di nutrire gli animi dei bimbi e restituire agli adulti il senso nobile della rivalsa contro gli ottusi dalla violenza.

Walter Trier, Die Konferenz der TierePeccato che i delicati acquerelli di Walter Trier siano riportati a corredo della storia in bianco e nero, perché i colori tenui e intesi al contempo di questi ultimi avrebbero, se possibile, rinforzato l’efficacia della storia.

La conferenza degli animali ha ispirato il film di animazione per bambini Animals United, uscito lo scorso 21 gennaio. La Moviemax, che l’ha prodotto, in linea con i principi della storia, devolverà parte dei proventi a sostegno del progetto del WWF “20 Species for a Living Planet” per la salvaguardia degli animali a maggior rischio d’estinzione nel mondo.

 

Le immagini che riporto in questo articolo sono due delle tavole di Trier in mostra in Ontario all’AGO fino al 25 aprile 2011.

 

Titolo: La conferenza degli animali
Autore: Erich Kästner, ill. Walter Trier
da un’idea di Jella Lepman
Editore: Piemme
Dati: 2011, 160 pp., 13,00 €

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Per la sezione “Miglior libro mai premiato” La conferenza degli animali si è aggiudicato il Premio Andersen 2011. Questa la motivazione della giuria: “Per essere uno dei pochi libri capaci di mettere al centro della narrazione i valori e l’importanza della pace. Per la piacevolezza di una lettura briosa e ironica, fantastica ma al tempo stesso intensamente utopica e ideale”.

Il trailer del film Animals United