3 canzoni per il weekend

Una canzone per ogni giorno del weekend, venerdì, sabato e domenica, per racchiudere in pochi minuti lo spirito della giornata e per riassumere in breve la settimana o il mese musicale.

pp

Venerdì

Perfect Pussy – Interference Fits

Sembra che là fuori ci sia una nuova generazione di chantuese belle incazzate che preferiscono rincorrere le orme di Kim Gordon piuttosto che quelle di Joan Baez. Più rumore e graffi e meno vocalizzi e sofisticherie, un approccio che da queste parti non può che trovare entusiasti sostenitori. A questo gruppo di bad girl appartiene Meredith Grave dei talentuosi Perfect Pussy, neo-band del rooster Captured Tracks, da qualche hanno una delle etichette di riferimento nella musica cosiddetta indie. E questo pezzo non smentisce le premesse finora fatte: punk-noise serio, mazzate serie, chitarre serie, incazzo serio. Che altro devo dirvi? Niente, schiacciate play.

https://www.facebook.com/prrfectpssy

Sabato

Peter Matthew Bauer – Latin America Ficciones

Dopo l’annuncio della loro separazione avvenuto ormai qualche mese fa, i membri dei Walkmen sembra si siano dati parecchio da fare. Dopo Leithauser e Martin ora tocca anche a Peter Matthew Bauer annunciare l’uscita di un proprio album solista, Liberation!, previsto per il 24 giugno prossimo per la Mexican Summer. Ad anticipare il disco questo singolo: un pezzo american rock in pieno stile, con tanto  di riverberi e  voce ben in evidenza. Bella, bella roba.

https://www.facebook.com/petermatthewbauer

Domenica

The Fresh & Onlys – Bells Of Paonia

Sempre per Mexican Summer e sempre a giugno, è prevista l’uscita del nuovo disco dei Fresh & Onlys, band capace di coniugare il songrwritng europeo con le atmosfere americane. A me già eran piaciuti nel precedente Long Slow Dance e adesso mi aspetto che si ripetano  con House Of Spirits. Sicuramente questo singolo, Bells Of Paonia, conferma tutto ciò che di buono la band ha fatto finora, spostando, al contempo, l’asticella un po’ più in là. In trepidante attesa.

http://thefreshandonlys.blogspot.it/

Buon weekend a tutti.

 

3 canzoni per il weekend

Una canzone per ogni giorno del weekend, venerdì, sabato e domenica, per racchiudere in pochi minuti lo spirito della giornata e per riassumere in breve la settimana o il mese musicale.

Cloud-Nothings-Here-and-Nowhere

Venerdì

Cloud Nothings – I’m Not Part Of Me

Ritornano i Cloud Nothings, la band più anni ’90 della scena, capitanata dall’incazzato Dylan Baldi. Il disco – Here And Nowhere Else – uscirà il 31 marzo in Europa per Wichita e il primo Aprile in USA per Carpark/Mom+Pop e I’m Not Part Of Me è  il dissociato singolo che lo anticipa: quattro minuti e mezzo di pure vampe. Attenzione, potreste scottarvi.

http://cloudnothings.com/

 

Sabato

Alvvays – Adult Diversion

Degli Alvvays so davvero poco e quello che so lo condivido: vengono da Toronto e fanno un rock che è un misto tra lo shoegaze da salotto dei Pains Of Being Pure At Heart e il lo-fi underground newyorkese (vedi: The Babies e dintorni). Che altro? Ah sì, questo singolo spacca.

http://www.alvvays.com/

Domenica

Own Boo – Edie

Ancora meno so degli Own Boo, che però sono Italiani – a quanto pare vengono da Brescia – e hanno pubblicato un singolo che è rock e psichedelico, che è crunchy e dreamy, che è sostanzialmente un gran – gran – gran bel pezzo. Seguiteli, ho un certo presentimento che ne varrà la pena.

http://ownboo.tumblr.com/

Buon weekend a tutti.

 

A year in music. Il nostro 2013 in 20 dischi

20. Oneohtix Point Never – R Plus Seven/The Field – Cupid’s Head. L’elettronica che quest’anno ho consumato è targata Oneohtrix e The Field: d’atmosfera il primo, di groove il secondo.

20

20

19. Gambles – Trust. I buoni cari vecchi dischi voce e chitarra hanno ancora molto da dire e Gambles, con la sua aria dylaniana, lo dimostra alla perfezione.

19

18. Mazes – Ores & Minerals/Mazes – Better Ghosts. Due dischi per la band inglese, due ottimi dischi: trame di chitarre e melodia, ossessioni e aperture. Bella scoperta, da coltivare.

18

181

17. Sonny & The Sunset – Antenna To The Afterworld. Anno prolifico per il buon Sonny, autore oltre che di questo discone, anche di una compila niente male che potete trovare qui. Il re Mida (artistico) della west coast.

17

16. Wolther Goes Stranger – Love Can’t Talk. Italiano e inglese, rock ed elettronica, voce maschile e voce femminile: un disco di contrasti da godere fino all’ultimo minuto. Chapeau.

16

Continua

Smettetela di dire che Lou Reed è morto

lou-reed_27

Lou Reed era brutto, aveva una brutta voce e ha cantato le brutture della New York underground come nessun altro. E allora perché adesso che è morto – i media ce l’hanno ripetuto fino alla nausea – ci sentiamo tutti un po’ orfani e andiamo frugare nel hard disk in cerca del nostro brano preferito, del disco che ascoltavamo e riascoltavamo da adolescenti o della copertina di Andy Warhol che battezzò i Velvet Underground?

Cominciò così, la storia è nota. I Velvet Underground erano formati da Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison e Maureen “Moe” Tucker. Andy Warhol, che aveva un discreto orecchio nel recepire lo spirito del tempo, produsse il disco d’esordio, impose la partecipazione di Nico – la siderale cantautrice e modella tedesca –  e visto che si trovava, realizzò la famosa copertina con la banana stilizzata. Le undici tracce di The Velvet Undergroung & Nico cambiarono per sempre la storia del rock. Era il 1967. Cos’altro succedeva intanto nel mondo?

Negli Stati Uniti sta per esplodere la Summer of love, tra i giovani monta la contestazione anti-Vietnam, i Doors esordiscono con l’album omonimo. Di quel disco ricco di gemme il più grande successo – guardando la classifica di fine anno su Billboard – fu, manco a dirlo, Light my fire (You know that it would be untrue / You know that I would be a liar / If I was to say to you / Girl, we couldn’t get much higher): l’amore, seppur maledetto, trascina sempre le masse. Non se la cavano male nemmeno I Turtles con Happy together (I can’t see me lovin’ nobody but you / For all my life / When you’re with me, baby the skies’ll be blue / For all my life), in una variante del tema certo più spensierata. E in Italia? In Italia Orietta Berti arriva quinta nel Sanremo del suicidio di Luigi Tenco cantando Io, tu e le rose (Io, tu e le rose / Io, tu e l’amore / Quando, quando / Tu respiri accanto a me / Solo allora / Io comprendo di essere viva). Tuttavia l’amore melodico inizia a conoscere qualche variante meno edulcorata (Via del campo c’è una puttana / Gli occhi grandi color di foglia / Se di amarla ti vien la voglia / Basta prenderla per la mano), se si è disposti a seguire Fabrizio De André lungo Via del campo. Ma non è questo il punto: i Velvet Underground, sul muro di distorsioni di Heroin, disegnano ben altri rapporti viscerali (Heroin, be the death of me / Heroin, it’s my wife and it’s my life), ti trascinano lì sul posto mentre sta succedendo, ti fanno sentire un tossico mentre si buca e non ti importa davvero più di niente, di nient’altro al mondo (‘Couse when the smack begins to flow / Then I really don’t care anymore). È una trasfusione iperrealista di morte in diretta. È vita, vera.

reed-01I Velvet Underground si scioglieranno nel 1973, Lou Reed continuerà a reinventarsi in una lunga carriera solista, segnata da qualche prova incolore – soprattutto in epoca recente – grandi album e dischi memorabili, come Transformer (1972) e New York (1989). È sempre New York, the big city, trasfigurata da uno sguardo marginale e notturno, a dipanare il fil rouge tra la cantilena di NY telephone conversation – I am calling, yes I am calling / Just to speak with you / For I know this night will kill me / If I can’t be with you e il parlato-gospel di Dirty Boulevard – A small kid stands by the Lincoln Tunnel / He’s selling plastic roses for a buck / the traffic’s backed up to 39th street / The TV whores calling the cops out for a suck. La voce apatica di Lou Reed non aveva una grande estensione, ma era fatta apposta per il suo ruolo di storyteller metropolitano – lui che era stato allievo di Delmore Schwartz, lui che avrebbe attualizzato Edgar Allan Poe nei duetti recitati di The raven (2003).

Il resto lo sapete, l’avete letto nei tanti articoli commemorativi di questi giorni, lo conservate nella memoria. Se chiudete gli occhi è facile che rivediate il suo volto emaciato su sfondo nero – il trucco pesante e lo sguardo altrove nella cover di Transformer – l’icona rock e il profeta decadente di tanta musica a venire, dal noise al punk e all’industrial.

Perché in così tanti hanno amato Lou Reed? Una buona risposta la diede Lester Bangs, tra i pochi giornalisti musicali che seppero tener testa al suo storico odio verso la stampa: «Lou Reed is my hero principally because he stands for all the most fucked up things that I could ever possibily conceive of. Which probably only shows the limits of my imagination». Abbiamo bisogno di qualcuno che varchi per noi il limite della notte, di una guida nei territori delle nostre paure – almeno fintanto che gira il vinile, prima di uscire a fare due passi sul lato monotono della strada.

Baba Yaga – la sorprendente alchimia sonora dei Futurebirds

babayaga

Voglio raccontarvi una storia, la storia di un disco. Probabilmente Baba Yaga dei Futurebirds passerà quasi inosservato da queste parti, oppure forse no, forse verrà incensato su tutte le riviste di settore, forse diverrà addirittura oggetto da classifica, ma molto più probabilmente no, e a me questa cosa proprio non va giù, per nulla, perché Baba Yaga si è presentato alle mie orecchie, fin da subito,  come una delle opere più belle di questo 2013.

I Futurebirds sono un gruppo folk/rock che ha base ad Athens, in Georgia, USA, composto da sei elementi e che ha pubblicato due dischi, Hampton’s Lullaby, uscito nel 2010, e questo Baba Yaga (Fat Possum, 2013), dato alle stampe proprio qualche settimana fa. Sembra una storia lineare, come quella di qualunque gruppo, a leggerla così, solo che la genesi di questo secondo lavoro è stata lunga e sofferente. Ci sono voluti più di 45 giorni in studio spalmati su sette mesi per chiudere il disco e questo perché, durante le registrazioni, la band ha continuato a suonare in giro incessantemente per finanziarsi, visto che nessuna etichetta si era ancora fatta avanti. E questo andare in giro, questo suonare di spalla per gente come Drive-by-Truckers e Band Of Horses, ha avuto un duplice effetto positivo: 1) i nostri hanno trovato una casa discografica accasandosi presso la Fat Possum; 2) l’approccio live della band si è ben radicato in ognuna delle 13 canzoni che compongono l’album, rendendolo un’opera diretta e spaziosa proprio come quella di un concerto ( e lo sta a dimostrare la lunghezza dei pezzi, che in più di un episodio superano i sei minuti). Il titolo del disco è stato scelto per questo, perché questa seconda opera agli occhi di chi l’ha scritta sembrava proprio come una creatura mitologica nascosta nei boschi, quella Baba Yaga presa a prestito dal folklore slavo (e che nulla, davvero nulla, ha a che fare con le sonorità dei Futurebirds). Ma a parte tutte queste chiacchiere intorno alla realizzazione del disco che cosa possiamo dire della musica?

Be’ Baba Yaga colpisce al cuore, fin dalla prima canzone, Virginia Slims, che alle chitarre riverberate accompagna liriche evocative e narrative secondo la tradizione del migliore songwriting americano. E di una ricerca sulla tradizione, in fondo, si tratta: tutto il disco è pervaso dagli echi di band e numi tutelari della canzone americana quali The Band, Neil Young, Bruce Springsteen, Dylan (periodo elettrico) e Eagles. La miscela è perfetta e si passa dalla carica di Serial Bowls agli spazi vasti e solitari di American Cowboy e Felix Helix, per approdare alla splendida (stunning in inglese forse rende di più) Dig, anima del disco, pesantemente influenzata da quell’approccio live di cui sopra, che inizia in un modo e si sviluppa poi in due, tre, quattro diversi senza mai dare punti di riferimenti all’ascoltatore che, magicamente, si ritrova proiettato in un universo sonoro altro. Ma non è finita qui: Keith & Donna è una ballad elettrica che si perde nel refrain corale e nelle evoluzioni chitarristiche della coda; Death Awaits cresce come il mare durante le maree, che piano piano, con leggerezza, inesorabilmente, copre tutto, in un crescendo incalzante; Heavy Weights ha invece il passo scanzonato del country folk in cui le due voci, quella principale e quella dei controcanti, si intersecano perfettamente andando a ricreare un atmosfera solare, easy like Sunday morning; e poi, a chiudere, c’è la bellissima e straziante St. Summercamp, una ballad tenera e nostalgica come i ricordi, che esplode (si fa per dire, è una questione prettamente emozionale) con la magnifica coda finale strumentale, il cappello perfetto a un disco, fatemelo dire, eccezionale.
Qualcuno potrebbe storcere il naso per tutti questi superlativi e lodi sperticate, qualcuno potrebbe dire dove le novità, quali le innovazioni dei Futurebirds? Di queste cose poco me ne importa quando la classe compositiva, di songwritng e musicale, è così ostentatamente palese . Ce ne fossero di dischi così: classici eppure capaci di colpire al cuore così profondamente. Prendete e diffondetene tutti. Non mi resta che dire viva i Futurebirds, viva Baba Yaga.

3 canzoni per il weekend

Una canzone per ogni giorno del weekend, venerdì, sabato e domenica, per racchiudere in pochi minuti lo spirito della giornata e per riassumere in breve la settimana o il mese musicale

Hookworms-Pearl-Mystic

Venerdì

Hookworms – Away/Towards

Gli Hookworms vengono da Leeds e fanno un rock psichedelico denso e saturo senza disdegnare melodie vocali à la Velvet Underground o Rolling Stones. Il loro primo disco, Pearl Mystic, è uscito a marzo, anche se da queste parti non sembra aver avuto molte attenzioni. Voi però fatevi un favore: recuperate tutto ciò che c’è di loro in giro, ne ve ne pentirete.

http://parasiticnematode.blogspot.it/

 

Sabato

Savages – Shut Up

Le londinesi Savages saranno la nuova next big thing? Non sappiamo dirlo con certezza, anche se l’hype intorno all’imminente disco di debutto è così alto da rasentare  livelli di rischio. Il loro post-punk è abbastanza classico ma ciò che non si può negare è che sappiano  toccare determinate corde spingendo sull’acceleratore senza quasi neanche guardare la strada. Musica materica.

http://silenceyourself.savagesband.com/ 

Domenica

C+C=Maxigross – Holynaut
http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/track=2925065873/size=venti/bgcol=FFFFFF/linkcol=4285BB/

Il mese scorso è uscito il secondo disco dei C+C=Maxigross, Ruvain, per i tipi di Vaggimal e questa non può essere che una bella notizia. Il loro multiforme folk psichedelico esplora: la musica americana, la musica brasiliana, la musica italiana lasciando di sasso l’ascoltatore. Un po’ disordinato allora? Fa niente perché poi ci sono canzoni come questa che ti fanno dire va là, sono proprio bravi, questi.

https://www.facebook.com/cpiucugualmaxigross

Buon weekend a tutti.

3 canzoni per il weekend

Una canzone per ogni giorno del weekend, venerdì, sabato e domenica, per racchiudere in pochi minuti lo spirito della giornata e per riassumere in breve la settimana o il mese musicale

Deerhunter-Monomania

Venerdì

Deerhunter – Monomania

Il ritorno dei Deerhunter è una delle notizie più belle di questo Aprile. Atlas Sound (aka Bradford Cox) e Lotus Plaza (aka Lockett Pundt), entrambi voce e chitarra della band in questione, hanno sfornato due tra i dischi migliori in assoluto di questi ultimi due anni. Ora son tornati insieme e già il primo sporchissimo singolo è da urlo. Legna da ardere.

http://deerhuntertheband.blogspot.it/

 

Sabato

Loveless Whizzkid – Axelle In Wonderland

I Loveless Whizzkid vengono da Catania e fanno un indie rock lo-fi e graffiante che lèvati. L’attitudine è quella di una volta e ci piace un sacco. Pollice su.

https://www.facebook.com/lovelesswhizzkid

 

 Domenica

British Sea Power Machineries Of Joy

Il solito stile da vendere dei British Sea Power racchiuso in cinque minuti di schitarrate aperte e melodie sussurrate. Per una gita fuori porta ma anche per viaggiare restando seduti sul proprio divano. Rock’n’roll made in Britain.

http://www.britishseapower.co.uk/

Buon weekend a tutti.

3 canzoni per il weekend (e una in più per pasquetta)

Una canzone per ogni giorno del weekend, venerdì, sabato e domenica, per racchiudere in pochi minuti lo spirito della giornata e per riassumere in breve la settimana o il mese musicale

ab

Venerdì

Alex Bleeker And The Freaks – Don’t Look Down

Alex Bleeker non è solo il bassista dei Real Estate, ma anche un fine cantautore. Il suo primo album solista, How Far Away, uscirà a maggio per i tipi di Woodsist e le aspettative non possono essere che altissime.

http://bleekerandthefreaks.blogspot.it/

 

Sabato

Thee Oh Sees – Minotaur

Per un lazy saturday all’insegna di figure mitologiche prova Thee Oh Sees. E loro no, non hanno proprio bisogno di presentazioni.

http://www.theeohsees.com/

 

 Domenica

Colleen Green – Taxi Driver

Approccio Lo-Fi e 90’s per una pasqua fuori dagli schemi, da passare sul divano a digerire l’agnello o chi per lui. Senza perdere la tenerezza.

http://www.hardlyart.com/colleengreen.html 

Lunedì (di Pasquetta)

Cosmo – Ho Visto Un Dio

Di solito la pasquetta si passa nei boschi. Ed è qui che sono ambientati primo video e pezzo di Cosmo, progetto solista (in italiano) di Marco Bianchi dei Drink To Me. Per una festività lisergica premi play.

https://www.facebook.com/cosmoitaly?fref=ts

Buon weekend a tutti.

New moon ovvero la mutazione dei The Men

the men

La trasformazione è completata. Alla luce della nuova luna, quella New Moon a cui il titolo del disco fa riferimento, i The Men, come perfetti uomini lupo, ultimano la mutazione da band post hardcore a classic rock. In soli tre dischi passano da sonorità, cupe, dure, spigolose,a ballate elettriche degne di Neil Young, senza perdere però il piglio lo-fi, duro e diretto delle origini. E il risultato, in tutta onestà, è di altissima fattura.
Già in Open Your Heart si erano intravisti i segnali di un cambiamento (si prenda ad esempio Candy) rispetto ai rumorosi inizi, ma con New Moon (Sacred Bones, 2013) il passo si completa. L’incipit – rappresentato dalla canzone Open The Door – è francamente sorprendente,  mi aspettavo delle chitarre distorte, un’invasione sonora che avrebbe spazzato via ogni mio pensiero. E invece a essere spazzate vie son state solo le mie certezze: mi son ritrovato con un giro di piano à la The Band, chitarre acustiche, coretti, e una melodia vocale dolce e sussurrata. Quando si dice straniamento. Half Angel Half Light continua nello stesso solco, sebbene le chitarre elettriche siano più definite, con la matrice oldies sempre ben presente. Without A Face invece alza i bpm in un classic rock con tanto di armonica. Ma, per capire che le cose erano davvero cambiate, son dovuto arrivare alla quarta canzone, The Seeds, ballata acustica che sembra riprendere la già citata Candy. Quattro canzoni e uno stile tutto nuovo, non può essere un caso. E infatti su questa linea, tra l’altro ispiratissima, si continua: I Saw Her Face, arrabbiata e sognante; la pausa bucolica di High And Lonesome; il classicismo della splendida Bird Song, con armonica e slide guitar; l’andamento punk e scanzonato di Freaky; e, per finire, la licantropica Supermoon, con i suoi sette minuti di psichedelia elettrica, sono tutti episodi che si inseriscono in questo quadro di cambio pelle. Se ben vediamo anche nelle copertine c’è uno scarto, cupe quelle del primo e del secondo album, calda quella di quest’ultimo. Qualcosa però permane, d’altronde ogni mutazione porta con sé le storie passate e le vite che si è attraversato, e i The Men sono ancora indubbiamente ancora loro, con i suoni sporchi, con la produzione a presa diretta, con le chitarre ruggenti. New Moon è un disco che rinnova e sposta un po’ più in là l’asticella della crescita di un gruppo che non si è mai fermato a guardare se stesso e che, se continua così, sarà capace di sorprenderci ancora e ancora. Ma già siamo a buon punto.

3 canzoni per il weekend

yeah

Venerdì

Yeah Yeah Yeahs – Sacrilege

http://videoplayer.vevo.com/embed/Embedded?videoId=USUV71300319&playlist=false&autoplay=0&playerId=62FF0A5C-0D9E-4AC1-AF04-1D9E97EE3961&playerType=embedded&env=0&cultureName=en-US&cultureIsRTL=False

Una delle signore del rock, Karen O, ritorna finalmente con i suoi Yeah Yeah Yeahs. Be’, ci erano mancati, non c’è che dire, e speriamo che il disco, Mosquito, sia all’altezza di questo primo singolo.

http://www.yeahyeahyeahs.com/

 

Sabato

New Adventures In Lo-Fi – Something Missing

http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/track=582368898/size=venti/bgcol=FFFFFF/linkcol=4285BB/

Dietro il moniker New Adventures In Lo-Fi si nasconde il torinese Enrico Viarengo che da qualche giorno ha sfornato un ep autoprodotto, Take Took Taken, che è possibile ascoltare e acquistare qui. Noi vi proponiamo Something Missing, canzone college rock sospesa tra malinconia e rivalsa, adatta alle due anime del sabato.

http://www.facebook.com/newadventuresinlofi

 

 

Domenica

Yellowbirds – Young Men Of Promise

Sam Cohen, aka Yellowbirds, ritorna dopo il bellissimo Color e lo fa con un singolo che strizza l’occhio ai Beatles più psichedelici senza trascurare la forte vena newyorkese che fino ad ora lo ha contraddistinto. L’album, Songs For The Vanished Forntier, uscirà a fine maggio. Noi crediamo in lui.

http://cargocollective.com/yellowbirds/

 

 

Buon weekend a tutti.