Underground New York 1974 – 1978 [podcast]

La cantina del rock - Underground New York 1974/1978La cantina del rock in un’ora di trasmissione, in compagnia del giornalista musicale Roberto Calabrò, ripercorre la nascita a New York del punk e di una scena i cui semi malati sarebbero fioriti creando un vero terremoto musicale e culturale. Buon ascolto!

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Il punk prima del punk. La scena underground di New York alla metà degli anni Settanta fu la culla di trasgressioni, poesia rock e band irresistibili. Cinque anni che condensano il rock’n’roll a venire, cinque anni come ventata di aria nuova nella musica e nella cultura in generale. Prima del 1977 e dei Sex Pistols, i germi del punk avevano già attecchito altrove. Negli enormi spazi metropolitani di New York, dall’inizio degli anni ’70, l’underground musicale e culturale è in pieno fermento.

Lo storico locale Max's Kansas City in NYCSi parla di una scena all’inizio molto piccola, gravitante attorno a pochi locali, oggi entrati nella mitologia del rock’n’roll: CBGB’s, Max’s Kansas City, Mercer Arts Center. Oltraggiosi apripista del proto punk newyorchese sono le New York Dolls,  decadenti nella musica e trasgressivi nell’immagine, che riportano il rock’n’roll alla sua selvaggia primogenitura. Il vaso di Pandora è stato aperto. In pochi anni, alla metà degli anni Settanta, vengono fuori molte band dallo stile talvolta molto diverso, ma dal sound e dall’estetica terribilmente punk. E Punk è anche il nome di una fanzine creata da John Holmstrom, Ged Dunn e Legs McNeill ed uscita per la prima volta nel gennaio del 1976.

Da Wayne County ai Dictators, a Johnny Thunders che dopo le New York Dolls forma gli Heartbreakers e regala l’inno Born to Lose. La miccia è stata innescata e di lì a poco esploderà in mille rivoli musicali. Si spazia dal blitzkrieg rock’n’roll dei “Fast Four” Ramones alla sacerdotessa del punk Patti Smith, dal pop raffinato dei Blondie alle visioni acide e innovative dei Television. E poi la new wave che arriva con il canto disarticolato di David Byrne e dei Talking Heads e lo choc sonoro metropolitano dei Suicide. Fino al party rock’n’roll dei Fleshtones e alla loro travolgente carriera che li porta ancora oggi sui palchi di tutto il mondo.

Ramones (live)

La Cantina del Rock va in onda ogni sabato pomeriggio alle ore 18.30 su Radio Popolare Roma – FM 103.3 mhz, Roma e provincia – e ovunque in streaming: www.radiopopolareroma.it

Burn my eye: Australia e Rock’n’roll [podcast]

La cantina del rock in un’ora di trasmissione, in compagnia del giornalista musicale Roberto Calabrò, ripercorre la straordinaria epopea del rock’n’roll made in Australia. Buon ascolto!

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Sydney 1975. Dopo i favolosi Sixties e le vicende di bands come Easybeats e Missing Links, l’onda del rock’n’roll sembra essersi ritirata, lasciando sulle spiagge australiane qualche ottimo disco del passato e alcuni pallidi cloni di hard rock annacquato.

L’underground è morto, o almeno così pare.

La calma è piatta, il vento fermo, il mare una tavola.

Tutti prodromi di una imminente tempesta. A cavalcarla, costruirla, provocarla sarà uno studente di medicina nato e cresciuto a Detroit ascoltando Stooges e MC5. Si chiama Denniz Tek e ha il demone del rock’n’roll a fargli costantemente compagnia. L’anno prima, insieme a Rob Younger, ha formato i Radio Birdman, un gruppo che nessun gestore di locali dell’aria di Sydney vorrebbe nel proprio locale, tanto turba la quiete delle serate in città.

Al fuoco incrociato dei Birdman, rispondono da Brisbane i Saints, autori di “I’m Stranded”, primo singolo proto punk. L’anno di grazia è il 1976 e il punk inglese ancora non arriva. I Radio Birdman registrano il loro primo EP, “Burn my Eye” ai Trafalgar Studios di Sydney.

Da quel momento cambia tutto.

Si formano decine di band, esplode il punk e in Australia la scena è talmente frizzante che si comincerà ad etichettare come Aussie Rock tutta la grande musica che si suona nella terra dei canguri.

Da Sydney a Perth, passando per Brisbane, tra la fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80 le bands australiane lasciano il segno, con tonnellate di ottimi dischi e tour in tutti gli angoli del pianeta. I gruppi si chiamano Victims, Scientists, Sunny Boys, New Christs, Lime Spiders, Stems, Hoodoo Gurus, Celibate Rifles per citarne alcuni. C’è anche un certo Nick Cave a tormentare gli animi coi suoi Birthday Party.

In un’ora di trasmissione, in compagnia del giornalista musicale Roberto Calabrò,  ripercorriamo, sulle frequenze di Radio Popolare Roma, le vicende di questa straordinaria epopea, ascoltando i suoni di una insuperata stagione di rock’n’roll.

La Cantina del Rock va in onda ogni sabato pomeriggio alle ore 18.30 su Radio Popolare Roma in FM: Radio Popolare Roma FM 103.3 mhz, dovunque in streaming: www.radiopopolareroma.it

Gun Club, una pistola calda [podcast]

Nel 2009 La cantina del rock dedicò una puntata tematica ai Gun Club; ve la riproponiamo come atto d’amore incondizionato verso Jeffrey Lee e la band californiana. Buon ascolto.

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Di molti dei gruppi che amo non vedrò mai un concerto, non avrò la percezione dei suoni che si scaricano sul mio corpo o di una scarica di chitarra elettrica che mi scoppia nel cervello, non sarò tra il pubblico travolto da una bolgia di emozioni…  Non ho vissuto musicalmente gli anni ’80 e non ero neanche nato quando uscì Fire of Love, mentre Miami è stato registrato che avevo pochi mesi. 
Eppure ascolto i Gun Club come se fossero un gruppo che registra e suona adesso, non 25 anni fa. Forse perché il loro sound mi suona recente, mi suona attuale.  Contemporaneo.

I Gun Club nascono a Los Angeles alla fine degli anni ’70 da quella mente folle di Jeffrey Lee Pierce che, radunando periodicamente e non senza difficoltà compagni di viaggio che puntualmente lo avrebbero poi abbandonato o che lui avrebbe allontanato senza una ragione, intraprende una folle e deragliante corsa, fatta di concerti, sbandate, cadute, kilometri, contraddizioni insanabili e melodie lancinanti. Jeffrey Lee era annientato dalla bellezza del blues, dal delta del Mississippi e da quella che viene chiamata in genere tradizione musicale americana. A chi lo accompagnò nel viaggio per le autostrade della musica, aggiunse lo spirito punk che andava chiarendosi da qualche anno come un’istanza necessaria per approdare a qualcosa di nuovo e nello stesso tempo quanto mai vivo.

Lo hanno chiamato spesso punk blues: forse sarebbe meglio parlare di suono americano. Avere un repertorio, una tradizione che si è tramandata prima oralmente e poi su disco e viverla quotidianamente filtrandola attraverso il proprio vissuto e la propria esperienza.  Il blues, il country, il rock’n’roll, la psichedelia e altre mille rivoli centrifugati nel punk e ritrasmessi nel presente, come se fosse la cosà più semplice e la strada maestra da seguire.

Si narra che Jeffrey Lee abbia ereditato il rapporto con il diavolo da ben noti bluesman prima di loro e che assieme a Kid Congo Powers (Cramps, Nick Cave and Bad Seeds tra gli altri), abbia scritto le più belle pagine di blues bianco, sta di fatto che il cantante dei Gun Club è stato per lungo periodo l’erede e il propiziatore di questo fiume in piena che è il suono americano. Non facendo niente per esserlo, anzi sbagliando sempre tutto ciò che poteva sbagliare, senza redenzione nè prospettiva, ma capace di rinascere e mettere in musica tutto il suo tormento.

Ripercorriamo la storia dei Gun Club attraverso la loro musica, ascoltabile e percorribile senza nessuna pretesa di esaustività attraverso canzoni che non ne vogliono sapere di invecchiare.

 

La Cantina del Rock va in onda ogni sabato pomeriggio alle ore 18.30 su Radio Popolare Roma in FM: Radio Popolare Roma FM 103.3 mhz, dovunque in streaming: www.radiopopolareroma.it