BAM! La Street Art arriva nelle Langhe

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Dal 21 al 23 giugno a Bergolo e Levice (CN), nasce il BAM Bergolo – Levice Art Museum.

Il BAM è una galleria di street art a cielo aperto concepita per promuovere e valorizzare il patrimonio artistico e urbano dell’Alta Langa e realizzata grazie agli interventi di nove street artist italiani (Corn79, Mrfijodor, Refresh Ink, SeaCreative, Truly Design, Vesod, Vs., Fabio Weik, Whatafunk) che sabato 22 giugno dipingeranno le superfici pubbliche disponibili.

Il progetto rappresenta la seconda applicazione del modello di rigenerazione degli spazi urbani sperimentato a Torino con SAM (Street Art Museum).

Il BAM è realizzato dalla Proloco di Bergolo e dal Comune di Levice nell’ambito della 3° edizione del Bergolo Art Festival, in collaborazione con le associazioni BorderGate e Il Cerchio e le Gocce, con la direzione artistica di Roberto Mastroianni e il coordinamento organizzativo di Carmelo Cambareri.

Durante le tre giornate del 3° Bergolo Art Festival oltre al BAM si terranno mostre, concerti, dj set e il 3° Concorso Nazionale di Arte Murale promosso dall’associazione ArteYBarbieria di Alba.

info: info@bam-museum.it – www.bam-museum.it

Fijodor Benzo. Street art, psichedelia e rivoluzione

SAM 2012 MrfijodorC’è voluto del tempo perché la Street art venisse definitivamente sdoganata, ma ora, nelle grandi città come Torino, la scena urbana è vivace e apprezzata. Qui, capita di imbattersi in murales che rivitalizzano intere facciate grigie, come quelle di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università, realizzate nel 2010 in occasione del festival d’arte urbana Picturn.

Culture colors your life TORINO 2010  Mrfijodor Corn79 Wens Piove Reser Truly Design«Quella prima edizione è stata importante – spiega Fijodor Benzo artista e anima dell’associazione Il Cerchio e le gocce, che del Picturin è la principale promotrice –. Abbiamo portato a Torino dei nomi importanti, anche dall’estero». Eppure, uno dei lavori che rimangono più impressi l’ha ideato lui, torinese d’adozione dal 2004. Culture colors life è un esempio delle capacità dell’artista, che coniuga una figurazione ironica e onirica, debitrice dei fumetti e dei cartoni animati, a una spiccata sensibilità cromatica. Se l’arte urbana non è più ghettizzata, è merito di artisti come lui, che vivono i muri come un luogo di sperimentazione. «Rispetto a prima si sono capite meglio le potenzialità dell’arte urbana e si sono sviluppate le capacità per rendere dei prodotti che fossero interessanti sulle grandi dimensioni. Sono aumentati il confronto e la competizione e gli artisti hanno dovuto sviluppare delle tecniche nuove per emergere».

Mrfijodor for WEEW Smart Design DIEFFE ART GALLERYL’arte di Fijodor, però, va oltre il muro, come testimoniano le opere il mostra alla galleria Dieffe di Torino, fino al 31 maggio 2013. Per tale occasione, l’artista ha decorato tre orologi creati da WEEW Smart Design. «L’uomo è un essere che rincorre il tempo e non può fare a meno di misurarlo – racconta l’artista delle tre opere –. La clessidra è stato il primo strumento di misura del tempo indipendente dalle osservazioni astronomiche. La clessidra, calcola un tempo approssimativo e variabile. Nel nostro quotidiano abbiamo molti mezzi che scandiscono il nostro tempo. Orologi inconsapevoli della nostra vita: dalla pausa caffè alla sigaretta, fino alle telefonate. Gli elefanti rosa nascono dal film Dumbo, realizzato dalla Disney nel 1941. Il piccolo elefantino ha una deformità alle orecchie, che gli provoca la derisione da parte dei personaggi del Circo nel quale vive. Una sera durante un allucinazione alcolica e psichedelica, dalla sua fantasia effervescente nascono gli elefanti rosa. Il giorno dopo, arriva l’idea di usare le sue grandi orecchie come ali per volare. Il suo difetto diventa il suo punto di forza. Nel mio immaginario gli elefantini rosa sono un simbolo di fantasia, psichedelica e di riscatto nei confronti della vita».

Natura Morta, il necessario per la sommossa- San Pietrini, molotov, limoni e tanta fantasia - 100x100cm - Mrfijodor 2013Oltre ai tre orologi, il cui ricavato dalla vendita sarà totalmente devoluto all’associazione UGI, che si occupa di bambini affetti da tumore e delle loro famiglie, la mostra presenta anche alcune tele realizzate da Fijodor. «Ultimamente, amo di più i miei lavori su tela. Sto lavorando con le ossidazioni e i giochi di trasparenze. Prima lavoro sul fondo astratto, poi nascono le figure, spesso ricorrenti, come gli elefantini rosa, che rappresentano la capacità di trasformare i propri difetti in punti di forza, oltre che la parte psichedelica e onirica». Questo è solo uno degli aspetti di gioiosa rivoluzione che traspare dalle sue opere. «Ora sto lavorando a una serie sulle rivolte popolari, trattandole sotto forma di natura morta. Sulle tele appaiono sampietrini e molotov che, esteticamente, devono molo a Morandi. Ho voluto rappresentare qualcosa di dinamico, come i moti di rivolta, attraverso una forma che fosse molto statica, come la natura morta».

Fino al 31 maggio 2013
Dieffe Arte Contemporanea
Via Porta Palatina 9, Torino
Info: www.galleriadieffe.com; www.mrfijodor.it

Torino è grigia finché non la colori

Tra l’aprile e il maggio dello scorso anno, a Torino è stata inaugurata la prima galleria in Italia dedicata al mondo dell’arte urbana, o street art. Ricordo di aver provato un certo orgoglio leggendo la notizia dell’apertura della Galo Art Gallery, in quel di San Salvario – quartiere simbolo della Torino multietnica –, perché era significativa della capacità della città di fiutare nell’aria le correnti di innovazione che giungono dall’Europa, di farsi portavoce in Italia delle manifestazioni artistiche, musicali e culturali della scena cosiddetta alternativa. A Parigi e ad Amsterdam – per non parlare di Berlino – da anni ormai trovano sede gallerie e studi di street artists e tra le facciate dei palazzi, quando meno te l’aspetti, spuntano figure surreali che con i loro intensi cromatismi trasformano una porzione, spesso lugubre, di paesaggio urbano.

Nel frattempo, il capoluogo piemontese aveva trovato l’ennesima scusa per fregiarsi della nomea di “capitale” – European Youth Capital 2010 –; titolo che non scalda gli animi degli abitanti quanto il ricordo di Torino prima capitale d’Italia, o città olimpica nel 2006, ma è certamente meglio che Capitale dell’Albero, com’era accaduto l’anno precedente. Tra le varie iniziative legate alla manifestazione, ce n’è stata una, svoltasi tra l’ottobre e il dicembre scorsi, che ha drasticamente cambiato il volto della città, o almeno di alcuni suoi angoli. Mi riferisco al PicTurin Festival, un grande evento di arte murale che ha coinvolto e promosso l’interazione tra artisti locali e importanti nomi del panorama nazionale e internazionale, quali: Aryz, Dome, Grito, Morcky, Nychos, Roa, Sague, Sat, Spok, Zedz, Xtrm. Oltre 3500 mq di superficie, sparsi su tredici location diverse, hanno subito un make up rivalutante, i cui effetti, si spera durino a lungo.

Il primo intervento in cui, per abitudine, mi sono imbattuto è stato quello fatto sulle due facciate laterali di Palazzo Nuovo – sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino – un’orribile struttura monolitica dall’apparenza prefabbricata che è una vera e propria ferita estetica di un grigiume opprimente nel cuore della città. Il monolito rimane, ma ora, arrivando da Piazza Vittorio, si ha il piacere di poter far scorrere la vista su gocce d’arcobaleno che sintetizzano alla perfezione l’importanza della manifestazione che, proprio come un temporale cromatico, ha ridato nuova vita alla città appesantita dall’atmosfera invernale. Giungendo dal lato opposto, invece, si è folgorati dalla malinconia dell’uomo blu nudo di Aryz e dai suoi vestiti che gli galleggiano a fianco a testa in giù. Dunque, dopo essermi informato su cosa ci fosse dietro quegli interventi artistici, sono andato alla ricerca dei loro fratelli e mi sono imbattuto in quattro enormi animali vestiti di tutto punto seduti su una panchina sulla parete esterna del Centro Culturale Italo-Arabo di Via Fiocchetto, in attesa che parta uno degli autobus della rimessa che vi si trova di fronte. Grazie a Mauro Fassino, invece, in Via Giachino, un gigantesco piccione iperrealistico ha trovato la sua dimora in un trompe-l’oeil “scavato” nel muro cieco di un palazzo; e in zona Campidoglio, Gianluca Scarano ha fatto esplodere i raggi di un sole giallo davanti a un ragazzino che li indica con gioia esterrefatta. Nessuno, neanche quel ragazzino, si sarebbe mai aspettato che una città a cui troppo spesso è stato associato il colore grigio, potesse rivestirsi di così tante sgargianti tinte e di altrettanto frizzante ingegno.

PicTurin Festival

Video della realizzazione dell’intervento sulla facciata di Palazzo Nuovo