PIPPO: PIccola Pinacoteca POrtatile

Francesca Zoboli, Marta Sironi - Dame e cavalieri. Topipittori 2012
Francesca Zoboli, Marta Sironi – Dame e cavalieri. Topipittori 2012

Gli acronimi sono tra i rompicapi quelli che preferisco. In realtà l’acronimo non è un rompicapo, quanto piuttosto una nobile tecnica compositiva, la quale, però, per le sue caratteristiche creative e i per i suoi risultati misteriosi quanto divertenti, può diventare un gioco d’ingegno. Peraltro in essa ristanno numerosi elementi che ritengo stiano tra le radici della composizione letteraria e più precisamente narrativa: creare significati e significanti altri per mezzo di elementi già esistenti.

Mi dilungo, come sempre, e vi faccio partecipi dei miei pensieri e gusti. Però c’è una ragione e questa ragione è che PIPPO, l’acronimo creato e scelto dai Topipittori per la loro piccola pinacoteca portatile è portatore di tutti quegli elementi che mi divertono in un acronimo: intanto, appunto, è divertente; poi creativo, molto; pesca laddove l’imitazione è chiave: la pittura; incoraggia alla costruzione e decostruzione e quindi alla creazione di nuove immagini, nuovi capolavori.

Laddove mi imbatto in pagine fustellate il mio senso critico s’abbatte, perché la pagina fustellata in un libro è segno di un lavoro editoriale complesso, di una progettazione che implica il rispetto per il lettore e il gusto dell’idea di vedere cosa può nascere da ogni pagina, dove troverà alloggio, in che posa, in che circostanza. Le pagine fustellate implicano il processo creativo perché gli elementi diventano mobili, hanno la possibilità di diventare parte di un’altra storia, di raccontarne una propria, in completa indipendenza o solitudine, di restare quello che sono, nel posto che si ritiene giusto o divenire un’altra cosa. Ma a prescindere da ciò, la qualità della resa, della realizzazione e dell’intenzione in questo caso (in questi due casi) resta altissima.

Francesca Zoboli, Marta Sironi - Dame e cavalieri. Topipittori 2012
Francesca Zoboli, Marta Sironi – Dame e cavalieri. Topipittori 2012

Attorno al 1400, per esempio, farsi fare un ritratto da Pisanello era un privilegio – raccontano nella piccola nuvola di testo che apre dame e cavalieri di Francesca Zoboli e Marta Sironi -; un privilegio del quale non si privò Leonello d’Este. Leonello era dotato di un profilo importante e volle fissarlo su tela diverse volte. Si affidò a Pisanello, dunque, ma anche a Giovanni da Oriolo. Ne vennero fuori degli splendidi ritratti. Quello di Pisanello lussureggiante, ricco. Il ritratto, il profilo nella fattispecie, si presta all’individuazione delle linee e dei tratteggi principali: Francesca Zoboli lo sa e quindi dalle riproduzioni dei dipinti originali toglie e toglie fino a lasciare sulla pagina la traccia necessaria e sufficiente affinché i bambini possano ricreare a loro piacimento. Essi possono intervenire sui dipinti (tutti ritratti, volti o figure intere, di donne e uomini realizzati tra Medioevo e Rinascimento) in modi diversi: intervenendo sulle tavole colorate a rileggere volti ed espressioni; creando volti nuovi sulla traccia nera; riproducendo l’originale; usando le pagine colorate in fregi, fiori, losanghe, merletti per adornare; ritagliando e incollando vestire, mascherare le figure. L’ispirazione per queste pagine colorate sono i tessuti, le tappezzerie i broccati, e il risultato è che l’istinto è quello di toccarle, sfiorarle con le mani per sentirne quel che si vede, una morbidezza che sembra naturale.

Zoologia creativa, invece, per Guido Scarabottolo e Marta Sironi, che si cimentano con Quadri, quadretti e animali. Il migliore amico degli animali è stato San Francesco, non lo dimentica Marta Sironi che suggerisce anche di andare ad Assisi e guardare gli affreschi della basilica superiore che la storia di San Francesco raccontano tutta.

A guardarli bene, questi animali, si può sentirne il canto e una volta che i bambini li avranno colorati o riprodotti (e la carta quadrettata è ideale per riprodurre rispettando le proporzioni) avranno una loro propria e unica voce. Intervenendo sulle pagine fustellate i bambini potranno dar vita a una propria personale pinacoteca e potranno anche darle un luogo privilegiato: la propria stanza, per esempio, luogo ideale in cui mescolare fantasia, colore arte e sogni.

Guido Scarabottolo, Marta Sironi - Quadri, quadretti e animali. Topipittori 2012
Guido Scarabottolo, Marta Sironi – Quadri, quadretti e animali. Topipittori 2012

 

Titolo: quadri, quadretti e animali
Autore: Marta Sironi, Guido Scarabottolo
Editore: Topipittori
Dati: 2012, 32 pp., 12,00 €

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Titolo: Dame e cavalieri
Autore: Marta Sironi, Francesca Zoboli
Editore: Topipittori
Dati: 2012, 32 pp., 12,00 €

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Gola. Vizio capitale o liturgia? Piacere o trasgressione sociale?

Tomba del tuffatore di PaestumGola, mater amatissima. Un titolo splendido e quanto mai pertinente per un volume assolutamente da consultare e studiare per chiunque voglia avere un’idea della storia dell’alimentazione e dell’arte culinaria dall’età tardo-classica a quella medievale.

Ida li Vigni e Paolo Aldo Rossi, entrambi storici del pensiero scientifico e del pensiero medico, si addentrano nella prima età imperiale (da Augusto a Commodo), età d’eccellenza per la cucina romana, fino a raggiungere l’età del Basso Impero (da Valentiniano II a Romolo Augustolo), epoca in cui viene editato il De re coquinaria di Apicio, per poi proseguire fino alla metà del XIV secolo, in cui pongono la fine dell’età di mezzo, anni in cui arrivò a sconvolgere in maniera definitiva e traumatica il tessuto culturale e sociale la peste nera. Questo anche per desiderio degli autori di concedere un po’ più spazio ai secoli dell’Umanesimo e del Rinascimento.

Un percorso molto lungo e approfondito, e la mole del libro lo attesta, raccontato, però, con la sapienza e la cura dei dettagli tipici degli scienziati e con un tono e uno stile accurato e lineare tipico degli storici, il che ne fa un volume assolutamente adatto sia ai cultori della materia (che, come me, si perderanno piacevolmente tra rimandi e note) sia a coloro che più semplicemente vogliano godere di una lettura densa di storie e curiosità.

Livre de la chassePenso di non aver mai letto altrove una descrizione così accurata della storia del garum, per fare un esempio, i cibi e i piatti sono narrati in maniera circostanziata: le citazioni e i rimandi ai documenti e alle testimonianze di riferimento abbondano e conferiscono al testo scientifico/narrativo pregnanza e colore.

Colore che riempie le pagine centrali che riportano decine di tavole illustrate utili anche a riscontrare quanto letto in merito a costumi (usi) e allestimenti.

Per chi volesse cimentarsi, infine, sono riportate per intero alcune ricette. Quella della cotognata medievale, per esempio, credo proprio possa essere sperimentata, anche perché sono moltissime le tracce che di questa ricetta rimangono nella cotognata contadina del nostro passato prossimo, il che attesta come le radici culturali affondino e persistano nel tessuto sociale e come sia semplice trovare un contatto diretto e concreto con la nostra storia.

Titolo: Gola mater amatissima.
Alimentazione e arte culinaria dall’età tardo classica a quella medievale

Autori: Ida Li Vigni, Paolo A. Rossi
Editore: De Ferrari
Dati: 2005, 346 pp., ill., 35,00 €

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Il nome arabo della rosa

Trent’anni esatti sono trascorsi dalla prima edizione, nel 1980, de Il nome della rosa di Umberto Eco. Trent’anni nei quali (sulla scorta di quel primo, fortunatissimo esempio), schiere di personaggi storici o letterari sono stati costretti ad indossare gli inusuali panni del detective per indagare su efferati delitti o complotti occulti; tra libri perduti e misteriosi (o presunti tali), biblioteche oscure, figure ambigue. Il loro nome è Legione (e la loro aspettativa di vita in queste vesti, nella maggior parte dei casi, limitata). Da Aristotele a Kant, passando per Dante, Giordano Bruno, persino il Colonna dell’Hypnerotomachia Poliphili (per non parlare di Leonardo e Galileo), quasi nessuno si è salvato dal trovarsi invischiato in una simile trama neogoticheggiante, grandguignolesca, a volte anche un po’ splatter.

Non si può certo dire che gli autori di tali innumeri epigoni abbiano scelto di percorrere la strada più difficile. Ispirarsi a questi aspetti del romanzo di Eco equivale a privilegiare il piano di lettura più immediato, e più “commerciale” (in senso lato) del libro. Per riscoprire la portata di un romanzo come quello di Eco abbiamo dovuto aspettare che Youssef Ziedan (professore di filosofia islamica e Direttore del Centro Manoscritto della Biblioteca di Alessandria), con il suo Azazel (Neri Pozza, 2010, pp. 382, € 18), resettasse una certa produzione facile ed accattivante (e un po’ stupida) alla Dan Brown e la riportasse alle sue ben più profonde origini.

Prima metà del V secolo d. C., tra Alessandria d’Egitto, Aleppo, Antiochia e Gerusalemme. Coordinate tutt’altro che casuali, dato che individuano l’area storica più turbolenta dell’intera storia del Cristianesimo, quando le guerre dottrinali raggiungevano per numero di morti quelle militari e le superavano per violenza  e ferocia. Nessuna pietà per chi deviava dall’ortodossia in formazione: e, nonostante il sangue ancora fresco di Ipazia fatta a pezzi dai cristiani, a deviare erano in molti. In questa zona del Mediterraneo le eresie si moltiplicavano e proliferavano come non mai: dottrina significava potere, e questo è proprio il secolo in cui si sarebbe deciso chi avrebbe dovuto avere il potere.

Nel bel mezzo di tutto ciò si trova a vivere il giovane monaco Ipa, aspirante medico e discepolo di quel Nestorio che, scomunicato dal vescovo di Alessandria Cirillo, avrebbe concluso la propria vita in un esilio nient’affatto sereno. Sotto la sua guida, Ipa legge i libri proibiti, ma ricchi di sapienza, dei pagani, parla di logica e razionalità, matura un vizio per l’epoca molto pericoloso: il pensiero critico. I dubbi prodotti dalle guerre dottrinali e i fremiti del cuore per la bella Marta, conosciuta ad Aleppo, porteranno Ipa a parlare (a credere di parlare?) nientemeno che con il demone Azazel.

Impossibile non pensare a Il nome della rosa. Ad esso si ammicca del resto fin dalla prima pagina del romanzo, presentato come (naturalmente) la traduzione di un manoscritto rinvenuto tra le rovine a nord-ovest di Aleppo, e in cui ogni parola sarebbe stata vergata dallo stesso Ipa. Sia il Medioevo di Eco che il primo Cristianesimo di Ziedan ci raccontano la storia di un’epoca a metà tra il vecchio e il nuovo, in cui la linea di faglia è ancora incerta, e proprio perciò provoca sommovimenti devastanti. Tuttavia, ridurre il libro all’equazione Ipa/Adso da Melk, o Nestorio/Gugliemo da Baskerville, non renderebbe giustizia all’autore. La storia che Ziedan ci racconta è molto diversa nei toni e, se ci si passa il termine, negli obiettivi. Se per il romanzo di Eco possiamo parlare di “semiotica condotta con altri mezzi”, la storia di Ziedan è prima di tutto un forte atto d’accusa: contro la Chiesa delle origini, la censura, la fede acritica e il soffocamento del pensiero razionale da quella messi in atto.

Qualcuno dirà che queste sono distorsioni, esagerazioni. Che la fascetta promozionale che definisce il libro “Un’opera che ha causato forti polemiche religiose, letterarie e politiche” non è altro che la solita pubblicità. Eppure, quando due anni fa il libro uscì in Egitto, la Chiesa copta gridò allo scandalo (all’eresia?), accusando Ziedan di voler distruggere le fondamenta dell’autentica dottrina cristiana e chiedendo la messa al bando del suo libro. Quasi a replicare la storia di Cirillo e Nestorio e, ironia di ogni censura (tentata o realizzata), a mostrare la verità di ciò che si vorrebbe mettere a tacere.

Una vicenda di religione e potere, da leggere e da meditare. Una storia, malgrado tutte le opinioni contrarie, non ancora conclusa.

Titolo: Azazel
Autore: Ziedan Youssef
Editore: Neri Pozza
Prezzo: € 18,00
Dati: 2010, 382 p.