Seleziona il prodotto e scopri come morirai

Verrà la morte, e avrà l’aspetto imprevisto, asettico e un po’ squallido di un distributore automatico pubblico. Di quelli che si trovano ovunque, tra centri commerciali, stazioni dei treni, ingressi dei supermercati, sale giochi, bagni della metropolitana. Solo che da quel distributore non usciranno caramelle, giocattoli usa-e-getta o preservativi sottomarca, ma semplici cartoncini bianchi con una scritta nera che, come sempre, si porteranno via la primavera. Nessuna data, su quei cartoncini, nessun dettaglio; soltanto un’unica, solitaria parola che racchiude la sentenza che tutti vorremmo conoscere, ma nessuno vuole sapere: la causa, ambiguamente inesorabile, della nostra morte. Dai classici “Cancro”, “Suicidio”, “Enfisema”, “Fame”, ai più accattivanti “Marshmallow in fiamme”, “Non facendo ciao, ma annegando”, o “Sfinimento da sesso con minorenne”.

L’idea, nata in rete da una striscia comica di Ryan North, prevede l’esistenza di un mondo in cui chiunque, facendosi fare un semplice esame del sangue, riceverà subito un fogliettino che gli rivelerà il modo in cui è destinato a morire. Subito il successo riscosso dall’ipotesi di un mondo del genere è stato tale, che centinaia di scrittori o aspiranti tali hanno deciso di sviluppare, ognuno dal suo punto di vista, le infinite possibili declinazioni di una premessa tanto affascinante, inquietante, comica o enigmatica. Il risultato sono i trentacinque racconti che compongono l’antologia La macchina della morte, appena edita in Italia da Guanda.

Ora, come norma generale, quando sento parlare di antologie di racconti scritti da esordienti, per sicurezza metto mano alla pistola. In questo caso poi stiamo parlando di un’antologia presentata da un T-Rex parlante e in cui il cognome di uno dei tre curatori si scrive con il punto esclamativo; e ogni racconto è introdotto da un’illustrazione perlopiù bruttissima; e in fondo al volume ci sono le biografie degli autori scritte in quel modo simpatico da ggiovani esordienti della letteratura, del tipo “James Foreman abita a Pittsburgh e probabilmente in questo momento sta bevendo caffè”, oppure “Dean Trippe è un mago ninja robot e alieno (venuto dal futuro) che crea fumetti” (sic). Sì, decisamente ho ucciso per molto meno. Ma poi.

Ma poi, procedendo racconto dopo racconto (letteralmente; i libri li leggo dall’inizio anche quando non è necessario), sempre più avvincente diventava l’inesorabile meccanismo a orologeria che governava questo mondo in cui tutti sanno di che morte moriranno, ma non hanno bene idea di come, dove o quando succederà. In cui le diverse possibilità narrative offerte dall’esistenza di una Macchina della Morte si esprimevano in tutta la loro ambiguità già dai titoli, con quell’unica parola netta e lapidaria come una sentenza, ma enigmatica come il responso di un oracolo che – come tutti gli oracoli che si rispettino – schiude infinite alternative nel momento stesso in cui sembra specificarne una soltanto.

il trionfo della morte regina e la danza macabraLa scelta più apprezzabile consiste proprio nel tentare di rispondere alla domanda di fondo (come cambierebbe il mondo se tutti sapessimo come moriremo?) riducendo al minimo lo spazio della filosofia spicciola sul libero arbitrio e sul fatto che la causa della nostre morte sia da sempre infallibilmente codificata nel nostro sangue, e concedendo invece tutto il palco a Sorella Falce, allo sviluppo puro e semplice delle varie situazioni di coloro che si preparano ad affrontarla, all’esplorazione dei mondi e delle strutture sociali creati dalla presenza di una Macchina in grado di predire la morte. Come nel primo racconto (Marshmallow in fiamme), divertentissima teen tale in cui il responso, fornito ai ragazzi al compimento dei 16 anni, coincide con l’inizio di una nuova vita e l’ingresso in nuovi gruppi accomunati proprio dall’identica previsione: così quello dei “bruciati” è il gruppo dei ragazzi fighi, i suicidi sono una specie di gruppo emo e quelli che moriranno di vecchiaia i più pallosi della scuola. O in Verdure (forse il più bel racconto della raccolta), in cui la morte equivale alla liberazione dei veri istinti del protagonista, che solo dopo aver scoperto il responso che lo riguarda realizza finalmente la propria intima, “elettrizzante” personalità.

Niente di inquietante o angosciante, insomma. Potrete leggere questi racconti anche (anzi, soprattutto) se avete paura della morte, o (come il sottoscritto) dei prelievi di sangue. Anche perché, a farla da padrone su tutti i casi umani che si trova a governare, è quasi sempre l’umorismo volontario o involontario di un responso che rivela nascondendo. “Vecchiaia”, ad esempio, potrà voler dire morire nel proprio letto a cent’anni, ma anche essere investito da un’auto guidata da un vecchio mentre si va al supermercato; o “Suicidio”, che non per forza dovrà essere il tuo, quando ti toccherà… Insomma, la morte, come la vita, dimostra qui di avere un sense of humour tutto suo. Ma non illudetevi: anche nel più bizzarro dei mondi, a ridere per ultima è sempre lei.

Titolo: La macchina della morte.
Notizie da un mondo in cui le persone sanno di che morte morire

Autore: Ryan North – Matthew Bennardo – David Malki !
Editore: Guanda
Dati: 2012, 549 pp., 19,00 €

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Letture da treno: tana libera personaggi e autori nella loro raccapricciante verità

Se Anna Karenina si butta sotto un treno,  ben le sta: se l’è cercata.  Madame Bovary non muore certo d’amore ma di debiti e paga così “il lusso di non vedere l’avarizia dei suoi amanti”. Penelope è una che la sa lunga, tesse la tela che è il suo internet e  Ulisse che si crede l’avventuroso eroe è  solo un gran becco.  Letture da treno, ma anche da tram, da autobus o da ordinario ingorgo automobilistico sofferto nell’abitacolo della propria utilitaria.  Letture in realtà anche da camera per chi cerca scosse, fulminei sovvertimenti a ciel sereno del pensiero abitudinario per poi rientrare nel binario a mente diventata sghemba. Certo è che  Letture da treno’firmate Barbara Alberti, è un libello irriverente e agile fatto di lampi, indagini psicologiche anche mefistofeliche, successione di micro punzecchiature capaci di macroscopiche risonanze e ciclopici capovolgimenti di fronti. Un viaggio rapidissimo in 18 tappe o minitour:  corrosive riletture di 17 capolavori della letteratura mondiale più un melodramma (la Traviata), per un totale di 18  rivisitazioni all’arsenico dei grandi classici, di fruizione immediata e benefico effetto. Prima di tutto perché compiono un miracolo: rendere sopportabile l’insopportabile stazionamento obbligato sui luoghi di trasporto obbligati dove ristagnano le nostre vite in attesa di arrivare a una qualche destinazione: lavoro, casa, paese dei balocchi. Ed è già un merito. Ti immergi nella lettura e la destinazione è già arrivata. Poi perché questi caustici scritti sono decongestionanti delle spietate mucose mentali. In barba a certa critica ufficiale, seria, seriosa, prolissa, tesa e seduta su allori sbriciolati, la prolifica e indisciplinata scrittrice, sceneggiatrice, giornalista che abbiamo imparato a conoscere e riconoscere per le sue peculiarità, recide con compiaciuta cattiveria e la grinta argomentativa e lessicale che è  suo tratto umorale inconfondibile, i luoghi comuni sui personaggi letterari celebri. Luoghi comuni sui mondi della letteratura persino più deleteri di quelli sui mondi reali. Perché sono entrati in circolo e ci hanno reso lettori inerti, portatori di un’immagine falsata e conservativa se non reazionaria perché troppo composta dei personaggi.

Di Barbara Alberti apprezziamo da veri idolatri, tutto; ci piacerebbe leggere persino una sua lista della spesa, certi che scopriremmo in essa il viatico per entrare in un altro mondo. Nel suo trattamento irriverente e non ortodosso, i personaggi sono fatti di tutt’altra pasta rispetto al cliché in cui li abbiamo ingabbiati dalla scuola a seguire. Tra Sancho e Don Chisciotte non c’è confronto: il vero sognatore è Sancho perché sempre al servizio di un sogno di un altro. Anna Karenina è una gran noiosa, altro che amore, muore di noia e ci fa rischiare anche a noi di raggiungerla nell’oltretomba del tedio e della ritorsione di colpe. Tra Werther e Ortis la differenza balza agli occhi: Werther è un personaggio, un uomo, un sentire; Ortis è un pupazzo. Un gran monotono di maniera, un personaggio pesante. E che dire di Raskolnikov? Oggi andrebbe in tv a vantarsi di come ha ammazzato la vecchia. Barbara Alberti lo considera antipatico e modernissimo in quanto esemplare dell’assassino superstar. Per qualcuno non c’è che un giudizio sferzante, una scudisciata, una sentenza telegrafica che risuona come una condanna a vagare nei gironi dei mediocri o dei senza qualità (altro che eroi ed eroine). A volte gli scrittori sono più pesanti dei loro personaggi e costruzioni: attraverso il libro dell’amico Antonio Ranieri, Barbara scova un Leopardi ghiottone, umano, capriccioso, ingrato, costretto a convivere con la tegola della poesia. Ogni anomalo capitoletto di indagine, questa indagine, fa venire voglia di andarsi a rileggere classici dimenticati o attraversati a mente pigra. Da questo punto di vista il risultato è mirabile, la destinazione è raggiunta oltre ogni stazione prefissata.

Il volumetto più che tascabile e dal prezzo friendly fa parte della collana gransasso della casa editrice Nottetempo. Ed è proprio  un gran macigno gettato nello stagno della fissità. Barbara Alberti gioca compiaciuta a gettare sassi sugli intoccabili classici, non leva la mano, anzi rincara la dose a due mani e manda ai rovi le reputazioni di autori e personaggi. Meglio riderci su, in fondo. L’ha detto e scritto lei stessa. Il libro è nato da una sua esigenza primaria: “Quella di ridere. E dalla mancanza di memoria (che non credo sia un caso, ma una colpa: della disattenzione, della superficialità, dell’idolatria dell’istante). Quando leggo un libro faccio una scheda, un libero commento. Ho gli armadi pieni di note sulla letteratura. Che sono anche una rivolta alle scempiaggini delle “terze pagine”. Un rapporto personalissimo, insolente e innamorato con i classici. Un rapporto stretto con i personaggi che sono amici, nemici, amanti, carnefici”.

Titolo: Letture da treno
Autore: Barbara Alberti
Editore: Nottetempo
Dati: 2008, 79 pp., 7,00 €

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