Summer 2013 compilation [free download]

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Quante compilation abbiamo fatto? Dieci? Di più? La prima è uscita nell’estate 2010, quindi questa è ormai la quarta estate in cui potete godervi l’accompagnamento musicale indie pop sapientemente selezionato dal nostro buon Cataldo: tutta bella roba, in free download, non potete lamentarvi. Il problema è un altro: ogni volta che esce una compilation tocca scrivere qualche riga per accompagnare il post, la tradizione è questa. Niente di particolarmente impegnativo, un breve articolo con un pizzico di ironia sull’attualità vista con gli occhi di noi trentenni ad uso e consumo dei sofisticati lettori di AtlantideZine. Beh ragazzi, francamente di questa cosa non se ne può più. Non per altro ma sono tre anni che scriviamo sta roba e sono tre anni che i temi restano drammaticamente gli stessi. Capitemi: non mi va di scrivere un altro pezzo tra il serio e il faceto in cui vi ricordo che c’è la crisi crisi crisi, ironizzo sul fatto che siamo una generazione di sfigati, che Berlusconi sta sempre là anche se si è beccato un’altra pesante condanna, che la classe politica è una merda, ci compriamo 10 miliardi di euro di F35 che non servono a niente, il governo Letta, Beppe Grillo e Casaleggio, fa troppo caldo, fa troppo freddo, non ci sono più le mezze stagioni, Raffaellà Carrà e Vasco Rossi ancora campano, Facebook e Twitter sono una noia mortale e continuano ad arrivarmi notifiche di eventi dall’altra parte del mondo di cui non mi frega niente, e poi non si trova lavoro, e se lavori non ti pagano, finiremo come la Grecia, prendiamo esempio dai turchi di Gezi Park, viva Internet, abbasso Internet, il popolo della rete, i ragazzini con gli smartphone, i cibi grassi, il traffico, l’iva, l’imu e tutto il resto. E come spesso accade è pure un anno dispari quindi niente Mondiali né Olimpiadi.

Basta ragazzi, non se ne può più. Davvero. E poi parliamoci chiaro, non solo non c’abbiamo un euro in tasca, ma se avessimo meno tempo libero ci ammorberemmo di meno tutti quanti con cose moleste tipo le foto di roba da mangiare su Facebook. E visto che me la devo prendere con qualcuno, io me la voglio prendere con la Fornero: a casa a cazzeggiare sui social ci dovrebbero stare i sessantenni mentre i trentenni vanno a lavorare, non viceversa. No? E vabbé va, è andata così. Su, forza: scaricatevi ‘sto disco, sentitevelo e fatelo scaricare e sentire ai vostri amici e parenti. È estate e tutti abbiamo un po’ bisogno di staccare. O di attaccare?

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SUBmarinean POP - Summer 2013

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Tracklist:

1 Okkervil River – It Was My Season (The Silver Gymnasium)
2 Edward Sharpe & The Magnetic Zeros – Better Days (s/t)
3 Matthew E. White – Will You Love Me (Big Inner)
4 Unknown Mortal Orchestra – Swim And Sleep (Like A Shark) (II)
5 Sonny & The Sunset – Dark Corners (Antenna To The Afterworld)
6 The Men – Bird Song (New Moon)
7 Nightlands – So far So Long (Oak Island)
8 FOxygen – No Destruction (We Are the 21st Century Ambassadors of Peace & Magic)
9 Yellowbirds – The Ceiling (Songs From The Vanished Frontier)
10 Yo La Tengo – Well You Better (Fade)
11 Parquet Courts – Stoned And Starving (Light Up Gold)
12 Deerhunter – Leather Jacket II (Monomania)
13 Connections – Cindy (Private Airplane)
14 Mikal Cronin – Shout It Out (MCII)
15 The National – Sea Of Love (Trouble Will Find Me)
16 Vampire Weekend – Unbelievers (Modern Vampires Of The City)
17 Washed Out – It All Feels Right (Paracosm)
18 Daft Punk – Lose Yourself To Dance (feat. Pharrell Williams)(Random Access Memories)
19 Dirty Beaches – Casino Lisboa (Drifters/Love Is The Devil)
20 Still Corners – The Trip (Strange Pleasures)
21 Baths – Miasma Sky (Oblivion)
22 Mount Kimbie – You Took Your Time (feat. King Krule) (Cold Spring Fault Less Youth)
23 Rhye – The Fall (Woman)
24 Futurebirds – St Summercamp (Baba Yaga)

Greetings from last summer – Il ritorno di Jens Lekman

Settembre, il mese dei nuovi inizi. Ci si lascia alle spalle serate lunghe, spiagge, montagne, sole a picco, bevute e mangiate e si ricomincia. Si ricomincia cosa però non è poi così chiaro. C’è chi lavora, c’è chi rimane in casa, c’è chi si inventa nuove e fragorose idee per tirare innanzi. Ciò che è indubbio è che un certo fermento, un certo movimento, un certo brulichio, come di formiche in vista del lungo inverno, si inizia a intravedere. Su internet. Le timeline dei social network si fanno più consistenti, da blog e webzine spuntano ogni giorno nuovi post: ormai è da questo che riconosco che l’estate è finita, più che dai rovesci temporaleschi o dall’abbassarsi delle temperature. È la vivacità su internet e sul mio ripresentarmi massicciamente di fronte al computer dopo un mese di quasi totale astinenza. Ed è strano ma in ogni caso tutto questo porta a una certa agrodolce malinconia. Come fosse il primo giorno di scuola, come tanti anni fa. Cominciamo dunque, salutiamo l’estate, prepariamoci a ciò che verrà con la musica giusta: il nuovo disco di Jens Lekman.

Dopo un silenzio durato quasi cinque di anni, intervallato solo dal – secondo me – deludente Ep An Argument With Myself , ecco che torna sulle scene Jens Lekman, lirico songwriter svedese, che con soli tre album all’attivo è riuscito a scassinare il cuore di diverse persone compreso, ovviamente, quello del sottoscritto. Rispetto al bel Night Falls Over Kortedala, questo nuovo lavoro, dal titolo programmatico I Know What Love Isn’t (Secretly Canadian, 2012), si distingue per una produzione più scarna, se mi è concesso il termine: archi e fiati sono sempre lì presenti, così come anche le incursioni di altri, più o meno strani, strumenti. Ma sono tutti strumenti suonati (il piano, per esempio, il piano la fa da padrone) e questo rende la fruizione del disco in qualche modo più diretta. Il tema al centro dell’album poi, è sempre quello, l’amore, il tema pop per eccellenza, che come da titolo non si sa bene cosa sia, ma ormai, dopo anni di esperienza, batoste e cuori infranti, si sa bene cosa non è.
Dalla prima traccia, introduttiva, e che riprende solo attraverso il piano il tema dell’ultima, fino proprio a lei, l’ultima, che invece è più lunga, suonata e cantata (insomma sviluppata – si tratta di una canzone vera e propria e si chiama liricamente Every Little Hair Knows Your Name), i testi trasmettono una certa malinconia, la malinconia di chi ha vissuto certi amori che sono poi finiti, la malinconia di chi ha passato una certa soglia e guarda tutto con un certo distacco pur volendo fortissimamente ritornare in quel flusso. Ma allo stesso tempo Jens ci dice di non prendere tutto così seriamente e lo ribadisce anche con la musica – ah, la musica –  attraverso canzoni dall’andamento allegro andante, con melodie che ti si incollano in testa dopo solo il primo ascolto. Stiamo parlando di pezzi come Become Someone Else’s (uno degli episodi più belli del disco grazie al suo riff di piano contagioso), o come i burtbacharachiani (o belleandsebastiani) Some Dandruff On Your Shoulder, The World Moves On (con i suoi fiati black) e I Know What Love Isn’t.

Spazio per la malinconia più genuina comunque ce n’è, avoglia se ce n’è: pezzi come She Just Don’t Want Be With You Anymore, la ballad onirica IWant A Pair Of Cowboy Boots e la già citata Every Little Hair Knows Your Name ben rappresentano il lato più romantico (anzi, ancor più romantico) del cantautore svedese. Menzione a parte meritano Erica America e The End Of The World Is Bigger Than Love: facce diverse della stessa medaglie, entrambe si muovono in equilibrio sulle due pulsioni che animano questo disco, risultando le canzoni che forse lo rappresentano meglio, la prima con un mood più triste e la seconda, invece, con angolature più solari.
Il disco di Jens Lekman insomma per questo suo andamento ondivago, in equilibrio tra spensieratezza e greve peso dei pensieri, si adatta perfettamente a questo settembre, all’agrodolce sensazione di tornare a cose che ben presto ci faranno rimpiangere la stagione passata, l’ultima bellissima estate, perché l’estate non importa come la prendi o cosa ti riserva, rimane comunque la stagione più bella.

Odio l'estate [eBook – Free Download]

Ed eccoci qui con la novità della nostra estate. Dopo le compilation musicali (a proposito avete scaricato l’ultima, vero?) AtlantideZine ha deciso di regalare ai propri lettori una compilation di racconti inediti, il cui titolo è tutto un programma: Odio l’estate. Sei racconti di sei autori, che reinterpretano la stagione della spensieratezza e del divertimento attraverso il segno negativo, sei racconti per stemperare la calura e riportare un po’ di inverno dentro le nostre teste bollenti.

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Ecco la nostra tracklist:

  • Luca Mirarchi – La meccanica degli affetti
  • Elena Orlandi  – Zolle
  • Alice Spano – La vita naturale
  • Barbara Ferraro – Tre nodi, stretti uno dopo l’altro
  • Manfredi Giffone – Dopo di te il tramonto
  • Leonardo Palmisano – Più forte di tutto

A noi non  resta che augurarvi una buona estate e una buona lettura, sperando che tutto ciò sia di vostro gradimento.

Con affetto,

La Redazione

Titolo: Odio l’estateAA. VV. - Odio l'estate (raccolta di racconti)
Autori: Luca Mirarchi, Elena Orlandi, Alice Spano, Barbara Ferraro, Manfredi Giffone, Leonardo Palmisano
A cura di Cataldo Bevilacqua
AtlantideBooks
Dati: 2012, pp 94


Licenza Creative CommonsOdio l’estate by Luca Mirarchi, Elena Orlandi, Alice Spano, Barbara Ferraro, Manfredi Giffone, Leonardo Palmisano is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License.

La mania del souvenir

Estate. Da almeno un secolo la stagione più calda dell’anno è anche la più desiderata: per molti l’arrivo dell’estate è sinonimo di fuga dalla routine quotidiana, di partenze per destinazioni vicine e lontane, di viaggi più o meno risposanti, insomma di vacanze e soprattutto di turismo.

Anche a Barcellona il termometro parla chiaro: con l’aumento della temperatura, gli indigeni affollano gli aeroporti e i visitatori – già numerosi nel resto dell’anno – si appropriano definitivamente delle ramblas. Ad entrambe queste schiere di viaggiatori – quelli che arrivano in città e quelli che si preparano a lasciarla – sembra rivolgersi l’unica esposizione estiva del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB), intitolata emblematicamente (ed internazionalmente) Souvenir.

Si tratta di una mostra dedicata a Martin Parr, fotoreporter e fotografo britannico, membro della nota agenzia Magnum Photos, autore di una cinquantina di libri di fotografia e protagonista di un numero ben più alto di esposizioni monografiche.

Martin Parr potrebbe essere facilmente catalogato come fotografo documentarista. Le sue immagini sono un susseguirsi di istantanee di vita quotidiana, riprodotte senza alcuna forma di lirismo, come se il loro unico fine fosse quello di andare ad occupare le pagine di un memorandum degli usi e costumi del nostro secolo. L’osservatore contemporaneo, però, posto di fronte a questa ordinarietà cui non è stata concessa alcuna redenzione estetica, è quasi costretto a fermarsi a riflettere su ciò che fino ad un attimo prima avrebbe velocemente liquidato come fatto ovvio, normale. La finalità critica del lavoro di Parr è immediatamente evidente, ma si tratta di una critica ironica, condotta a colpi di lenti macro, colori ipersaturati e soggetti che suscitano il sorriso.

Verve documentaria, critica e ironia si mescolano anche nell’esposizione organizzata dal CCCB. I souvenir del titolo sono innanzitutto quelli acquistati e prodotti nell’esercizio della pratica di massa per eccellenza dei nostri giorni, il turismo. Le fotografie di Parr raccolte per l’occasione – tra cui la serie inedita realizzata a Barcellona – sono una fenomenologia in immagini del viaggio-vacanza e della necessità documentaria che anima i suoi protagonisti, ritratti in possesso di cartoline e oggetti immancabilmente kitsch, mentre scattano istantanee in luoghi-simbolo o inseguono la testimonianza più effimera del soggiorno tropicale, l’abbronzatura.

Sulle pareti del CCCB, però, la critica diventa autocritica, e lo sguardo ironico del fotografo si rivolge verso se stesso. Nell’esposizione si trovano infatti fianco a fianco gli scatti sarcastici del Parr fotografo e le cartoline e gli oggetti banali che il Parr collezionista ha raccolto nel corso degli anni, nonché una serie di autoritratti in cui è l’artista a fare la parte del turista, immortalato a colori sgargianti da fotografi di mezzo mondo. Riunite in uno stesso luogo, queste immagini svelano il collezionista di souvenir che si nasconde in ogni fotografo, produttore per eccellenza di oggetti – le fotografie – che immobilizzano un momento soltanto per rivederlo. E a tutti noi, turisti e fotografi d’occasione, Martin Parr sembra domandare perché sentiamo il bisogno di registrare in una fotografia o in un oggetto un’esperienza che comunque rimarrà impressa nella nostra memoria – la sua risposta, la potete trovare nel suo blog.

Fino al 21 ottobre 2012
CCCB ( Centre de Cultura Contemporània de Barcelona
C/ Montalegre 5, 08001 Barcellona
http://www.cccb.org/

Summer 2012 compilation [free download]

Ed eccoci arrivati alla nostra terza compilation estiva, facciamo un po’ il punto della situazione? Quali sono i temi di questo inizio estate 2012? Beh, in queste settimane a tenere banco sono la solita crisi crisi crisi, i campionati europei di calcio e la crisi crisi crisi. E i media tra europei e crisi sguazzano come e peggio della Germania, seguendo la grande e infausta tradizione giornalistica che guarda alle competizioni sportive come metafora della situazione socio-politico-economico-culturale. Un uomo su tutti: Gianni Riotta ha provato da par suo a condensare crisi e calcio nello stesso articolo, e il risultato è agghiacciante (ma poi, Riotta, dici che la qualificazione di Grecia, Italia, Spagna, Portogallo è la rivincita dei PIGS, ma se la Germania facesse fuori in successione Grecia, Italia e Spagna e si aggiudicasse il trofeo? Non ci avevi pensato?). Da queste parti facciamo il tifo per Balotelli e Cassano e ci rallegriamo che Pirlo, per anni tesoro sommerso, sia finalmente la superstar della Nazionale.

E tra una partita e l’altra noi tiriamo avanti, o meglio, ci trasciniamo avanti. Qualche mese fa pensavamo di aver toccato il fondo della più profonda depressione economica da quando esiste l’economia e che più giù non si potesse andare, e invece ci siamo trovati a scavare e a sprofondare ancora più in basso. La situazione ristagna, è stagnante, stantia e non riusciamo a toglierci una soddisfazione che sia una anche perché dall’alto, impassibili e inflessibili, continuano a bastonarci come muli. Eppure, parliamoci chiaro, noialtri dominiamo. We got skills. Siamo bravi con l’informatica, sappiamo le lingue, abbiamo senso artistico, abbiamo una cultura profonda e sfaccettata, siamo persone per bene, non siamo neanche più pigri e viziati come qualche tempo fa eppure… Eppure a farla da padrone sono i Gianni Riotta di questo mondo. Ma adesso basta, è arrivato il momento della nostra risalita, l’ora della ribalta. È arrivato il momento del nostro cucchiaino. Ed eccola di nuovo, la cara vecchia tradizione dello sport come metafora sociale.

Perché ci sappiamo rialzare o perché non abbiamo più niente da perdere noi non possimamo essere battuti.
We can’t be beat.

The Walkmen – We Can’t Be Beat (Heaven)
Vadoinemssico  – Pepita Queen Of The Animals (Archeology Of The Future)
Here We Go Magic – How Do I Know (A Different Ship)
HAVAH – Martedi (Settimana)
DIIV – How Long Have You Known? (Oshin)
Cloud Nothings – Cut You (Attack On Memory)
Lotus Plaza – White Galactic One (Spooky Action At A Distance)
Motorama – ToThe South (Single)
Beach House – The Hours (Bloom)
Spiritualized – Hey Jane (Sweet Heart Sweet Light)
The Wave Pictures – Seagulls (Long Black Cars)
The Men – Candy (Open Your Heart)
SKATERS – Schemers (Schemers Ep)
The Tallest Man On Earth – 1904 (There’s No Leaving Now)
Sonny & the Sunsets – Pretend You Love Me (Longtime Companion)
Chromatics – Kill For Love (Kill For Love)
Liars – His And Mine Sensations (WIXIW)
Wolther Goes Stranger – SOMEtimes (A Lovely Boy Ep)
Drink To Me – Future Days (S)
Last Days Of 1984 – Rivers Edge (Wake Up To The Waves)
Summer Heart – I Wanna Go (About A Feeling)
Matthew Henry – Down The Barrel (To The Haunting Northern Winds)

…e rieccoci qua!

Ed ecco che anche l’ingloriosa estate 2011 si va a concludere. Dico ingloriosa non per motivi personali o vacanzieri, né tantomeno per motivi artistici o culturali. Lo dico per motivi prettamente socio-economico-politici. E da questo punto di vista nessuno può negare che sia stata un’estate estremamente ingloriosa.

In Search of Paradise
Illustrazione di Lim Heng Swee (clicca sull'immagine per visitare il suo sito ilovedoodle.com)

Da un lato lo spettro del fascismo che aleggia sull’Europa che si manifesta in tutto il suo sinistro squallore in Norvegia per poi rimbalzare e alimentarsi sulle pagine di certa carta stampata nostrana, poi crisi crisi crisi e ancora crisi sulle piazze finanziarie di tutto il mondo (e che crollasse ‘sto sistema una buona volta!) che non fa che rinfocolare il suddetto fascismo, poi ancora l’inesauribile degradato e degradante spettacolo della politica italiana che cerca (o meglio, finge) di affrontare i gravissimi problemi contingenti con la solita disarmante inettitudine e/o malafede. E come se non bastasse questa fine estate ci ha riservato il dispiacere di vedere sempre più spesso la gioventù cattolica (prima a Madrid e poi al meeting di CL) osannata dai media come la speranza per il futuro dell’umanità. Ma che Dio se li porti! A loro, ai media e ai calciatori che scioperano mentre il paese dei non privilegiati si divide tra disoccupati, precari e cassaintegrati. Zio cane che quadro deprimente.

Ma allora noi che ci siamo a fare? Ci siamo per ricordarvi che il mondo ancora ci riserva ancora un po’ di delizie se sappiamo cercarle e se abbiamo voglia di coglierle. E quest’estate non è stata avara di delizie di cui anche il prossimo autunno promette di essere piuttosto carico. E allora miei prodi lettori che vi siete voluti leggere anche queste mie poche righe inconcludenti e fini a sé stesse, siete pronti a rituffarvi con noi e ad andare a fondo nel mare della cultura pop? Iscrivetevi al nostro feed rss, seguiteci su twitter, su tumblr, su facebook. E tenete duro insieme a noi.

Il misterioso contenuto della borsa sulla spiaggia

Il termometro sale implacabile, il sudore, invece, quello scende copioso sui corpi accaldati. L’estate è torrida e la personalità vacilla. Miti padri di famiglia diventano attaccabrighe da autobus, affabili vecchiette formulano pensieri violenti sui mocciosi dei vicini… e i lettori colti si trasformano in lettori di gialli da spiaggia.
C’è una connessione segreta, insondabile quanto innegabile, tra la temperatura e il gusto letterario. Sotto i colpi del sole lo snobismo si affievolisce e le curiosità inammissibili avanzano. È il momento di confessare: succede a tutti!
Il delitto affascina, seduce, e, con l’afa, diventa impossibile resistergli. Del resto, se anche Dickens se ne lasciava ossessionare, chi siamo noi per condannare?
E allora basta vergognarsi! Basta entrare in libreria e chiedere con voce ferma e chiara  il secondo volume di Guerra e Pace e poi pregare il commesso, sottovoce, di aggiungere anche lo speciale sui delitti italiani irrisolti.
Noi abbiamo il coraggio delle nostre letture! E se volete scoprire che cosa ci siamo portati sotto l’ombrellone (o vicino al ventilatore) venite a leggerci qui: MURDER, WE SAY.

Vietato scandalizzarsi, vietato storcere il naso. In questa nuova rubrica potreste trovare titoli insospettabili per una webzine per bene:  alcuni dal deciso retrogusto trash, come una trasmissione di Lucarelli, altri classici come un tè preso con Miss Marple, altri, ancora, oscuri e brucianti come solo i noir americani sanno essere.

Siamo pronti a farvi guardare nella borsa, venite?