L’Horror dell’anno in Quella casa nel bosco

Quando la finzione finirà di ucciderci, moriremo davvero? Me lo chiedevo alla fine di Quella casa nel bosco, ma siccome spero lo vedrete in parecchi, non posso rivelare troppi dettagli. Dire che si tratta del miglior film horror della stagione sarebbe riduttivo e fuorviante (non ricordiamo capolavori nel genere senza tornare indietro di molti anni).

In pratica, di cosa si parla? Un quintetto di studenti si appresta a trascorrere un tranquillo weekend di paura in un casolare isolato nel bosco. Il topos è quello del seminale La casa, di Sam Raimi, e come a fare una sintesi di tutti i teen horror, da Nightmare a Final destination, nessun ruolo archetipico è lasciato scoperto: abbiamo dunque Curt, l’atleta, Jules, la puttana, Dana, la vergine, Holden, lo studioso e Marty, il buffone. Le etichette non sono mie, le hanno stilate i tecnici in camice bianco che hanno pianificato l’azione e ora seguono in diretta, dagli schermi di un misterioso impianto industriale sotterraneo, le gesta dei cinque ragazzi. Vi sentite forse defraudati del vostro ruolo di spettatori? In parte, visto che i tecnici non si limitano a guardare ma incidono direttamente sull’azione, in modo da adempiere al Rito annuale alla base del tutto, e che viene ripetuto con altre varianti in diverse parti del mondo (è necessario per placare infatti la sete di sangue degli Antichi, che preesistono agli umani e aprono così il film alla cosmogonia di Lovecraft).

Una sorta di Truman show in salsa splatter? Più che altro si decostruisce la dinamica dei reality televisivi: appositi meccanismi rilasciano nell’aria farmaci psicotropi per alterare il comportamento dei ragazzi, ad esempio per abbassare il livello di cautela o rafforzarne la libido (un raggio di luna spunta nel bosco per invogliare Jules – bionda tonica e stupida – a fare sesso con Curt, l’atleta, prima di finire sotto le cure di un simpatico zombie d’annata. Il legame tra gli horror e la paura del sesso negli adolescenti – che in maggioranza li guardano – pare inscindibile. La saga di Twilight è tutta impregnata di sessuofobia e ideologia reazionaria – l’autrice, Stephanie Mayer, è mormone – e la povera Bella deve aspettare tre episodi prima di sposarsi e poter consumare la passione con l’efebico Edward. La gravidanza mista umana/vampiro si rivelerà peggio di una via crucis, lei rischierà la vita pur di non abortire e dunque, care ragazze, pensateci bene prima di bere alle vostre feste promiscue!!).

Cinque pedine in gioco. Voi lo sapete che devono morire, avete visto la serie di Scream diretta da Wes Craven – già regista del primo Nightmare: quando un personaggio si trova in una canonica situazione di pericolo, pazientate un poco è una lama emergerà dal buio a trafiggerlo. Voi lo sapete che devono morire, eppure la musica, le luci e le inquadrature vi faranno ancora sobbalzare dalla sedia: la sospensione dell’incredulità non è così facile da smantellare.

Intanto i tecnici scommettono su quale sarà lo script orrorifico scelto, “inconsapevolmente”, dagli studenti, che ritroviamo nella cantina del casolare mentre armeggiano con oggetti simbolici capaci di evocare chissà quali forze del male. Toccherà a Dana – diffidate sempre dalle presunte vergini! – leggere l’incantesimo propizio in un vecchio diario capace di risvegliare una famiglia di zombie vecchio stile, pronipoti dei morti viventi di George A. Romero che si muovono in slow motion ma finché non li fai a pezzi non si placano. E la mano di uno zombie troverà lo spazio più avanti per un gustoso cameo. Lo humour è il rovescio dello specchio, mentre cresce la violenza – peraltro mai eccessiva – non diminuisce il divertimento garantito da battute puntuali nonostante il discutibile doppiaggio italiano (Sigourney Weaver, che compare in una scena al cospetto dei due capo-tecnici – simboleggiano gli aiuto-registi – viene chiamata The director, la regista, mentre la versione italiana traduce invece con Direttrice).

Ce ne sarebbe a sufficienza, no? Mettetevi comodi, questa è solo la prima parte, quella prevista dalla sceneggiatura di base. I tecnici non avevano considerato Marty, il buffone, e la sua marijuana, che inibisce gli effetti dei farmaci e gli consente di subodorare che non si tratta soltanto di una casa infestata. La narrazione di genere, che si riconosce proprio per il rispetto degli architravi strutturali, si ribella contro se stessa, i personaggi si ribellano ai loro creatori, l’appassionato di cinema horror vede incrinarsi il rapporto nevrotico che ha instaurato con i film  horror stessi.

Scoppierà una piccola apocalisse: Drew Goddard, tra gli autori di Buffy – L’ammazza vampiri, qui alla sua prima regia, e lo sceneggiatore Joss Whedon (creatore di Buffy e regista di The Avengers), sanno che quando si supera una certa soglia non resta che accelerare ancora di più. Gli abissi della terra sputeranno fuori ogni sorta di mostro, fantasma o incubo ricorrente che l’immaginario del cinema americano abbia mai generato. Sono le nostre paure ancestrali, il cinema ha dato loro una forma, il modello hollywoodiano ha replicato il canovaccio all’infinito. Quella casa nel bosco arriva oggi a ricordarci che con gli stessi ingredienti, scambiando l’ordine e i tempi, è ancora possibile realizzare un meta-film divertente e non banale. Io l’ho già visto, voi cosa aspettate?

Quella casa nel bosco (The cabin in the woods) – USA, 201
di Drew Goddard
con Kristen Connolly, Chris Hemsworth, Anna Hutchison, Fran Kranz, Jesse Williams
M2 Pictures – 95 min.