A year in music. Il nostro 2013 in 20 dischi

20. Oneohtix Point Never – R Plus Seven/The Field – Cupid’s Head. L’elettronica che quest’anno ho consumato è targata Oneohtrix e The Field: d’atmosfera il primo, di groove il secondo.

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19. Gambles – Trust. I buoni cari vecchi dischi voce e chitarra hanno ancora molto da dire e Gambles, con la sua aria dylaniana, lo dimostra alla perfezione.

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18. Mazes – Ores & Minerals/Mazes – Better Ghosts. Due dischi per la band inglese, due ottimi dischi: trame di chitarre e melodia, ossessioni e aperture. Bella scoperta, da coltivare.

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17. Sonny & The Sunset – Antenna To The Afterworld. Anno prolifico per il buon Sonny, autore oltre che di questo discone, anche di una compila niente male che potete trovare qui. Il re Mida (artistico) della west coast.

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16. Wolther Goes Stranger – Love Can’t Talk. Italiano e inglese, rock ed elettronica, voce maschile e voce femminile: un disco di contrasti da godere fino all’ultimo minuto. Chapeau.

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A year in music – Il nostro 2012 in 20 dischi

20. Jens Lekman – I Know What Love Isn’t. Come sempre una buona prova dal sentimentale cantore di Goteborg

19. The Shins – Port Of Morrow. Alla fine gli Shins sono sempre gli Shins e le loro canzoni ti si appiccicano addosso come lo zucchero filato sulle labbra.

18. The Antlers – Undersea EP. La band newyorkese si sposta sott’acqua sfornando un ep liquido e dilatato, impreziosito dalla presenza dei fiati.

17. The Wave Pictures – Long Black Cars. Spero sempre di riuscire a snobbarli, almeno un anno ma no, non è possibile, loro in ogni caso si infilano sempre tra gli ascolti più quotati.

16. The Walkmen – Heaven. Un disco che sa di rivalsa ad ogni nota. Senza fronzoli ma con tanto pathos.

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A year in music – Il nostro 2011 in 20 dischi

Ed eccoci di nuovo qui, un altro anno finisce, un’altro giro di giostra gettato alle spalle. Cosa rimane? Solo il tempo riuscirà con più precisione a dirlo. Io, nel frattempo, mi presto al solito gioco-tradizione delle classifiche di fine anno, più per divertimento che per altro, visto che di obiettivo c’è ben poco, nulla direi.

Qual è stato il criterio con cui ho scelto quali dischi inserire e quali no? Semplice, la quantità di ascolti abbinata all’emotività procuratami dalla musica. In pratica ho scelto io a modo mio, ma non credo vi aspettavate qualcosa di diverso.

Bando alle ciance, eccoci al punto, qui sotto trovate i 20 dischi che mi hanno accompagnato per tutto questo 2011. La classifica richiama bene o male il primo volume della nostra tripla compilation uscita qualche giorno addietro, solo che ci ho aggiunto un ordine e qualcos’altro. Vabbè, niente, ve lo volevo dire, tutto qui. Buona lettura e buon 2012.

20. Yellobrids – The Color. Cantautorato newyorkese di ottima fattura. Belle canzoni e produzione pomposa, che altro?

https://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F7655633 The Rest Of My Life by Yellowbirds

19. Stephen Malkmus  – Mirror Traffic. Il ritorno del Malkums à la Pavement. Tanta nostalgia e un pugno di bei pezzi.

https://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F19046025 Stephen Malkmus & The Jicks – Tigers by artsandcraftsmx

18. Atlas Sound  – Parallax. Al primo ascolto sembra che è destinato a non lasciarti mai più poi però ti abitui. Cox sforna cotte improvvise e brucianti, mi aspetto però il discone-one vero primo o poi.

https://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F31328938 Atlas Sound – The Shakes by leolivio

17. The War On Drugs – Slave Ambient. I capelli lunghi, le chitarre, la natura e la città.

https://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F17220909 The War on Drugs – Baby Missiles by edin2sun

16. Fleet Foxes – Helplessness Blues. Li ho visti in concerto è ho capito che, volente o nolente, sono un gruppo importante. Maledetti fricchettoni.

https://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F12699727 Fleet Foxes – Montezuma by squidrobot

Giudicate il disco dalla copertina

L’AuditoriumArte è una piccola sala all’interno dell’Auditorium di Roma, storicamente riservata a mostre “minori”.
L’ingresso è solitamente libero, ma quasi mai c’è la folla delle grandi occasioni: gli eventi sono infatti poco pubblicizzati.

L’ambiente intimo, la musica dei Velvet Underground in sottofondo e la voce disturbante, avvolgente e al contempo distaccata di Nico accompagnano l’avventore alla scoperta di oltre un centinaio di cover di vinili che hanno  fatto la storia della musica. E non solo.
L’avvento del Long playing, all’inizio degli anni ’50, ha cavalcato infatti un’inversione di tendenza sia nella concezione dell’arte, non più elitaria e rigidamente etichettabile, sia nelle abitudini di consumo, sempre più orientate dalle srategie di marketing delle grosse aziende (per lo più americane).

Siamo nell’era delle contaminazioni: il disco, al di là del contenuto squisitamente musicale, non è più un mero contenitore, ma assume lo status di “prodotto”. Come tale, l’importanza del packaging diventa fondamentale non solo per i muscisti ma anche per le case discografiche. L’arte, dal canto suo, diventa popolare: sono i controversi anni della pop art. La pubblicità diventa una vera e propria forma d’arte. Pittori, illustratori, grafici, si concedono al pubblico di massa. Nascono le prime campagne di advertising commissionate a grandi autori e, viceversa, prodotti di largo consumo influenzano autori del calibro di Andy Warhol, come è accaduto per le famose riproduzioni della Campell Soup.

L’esposizione consta di una selezione di oltre 100 dischi provenienti dalla collezione privata di Stefano Dello Schiavo: vecchi e nuovi lp -33 e 45 giri- piccoli capolavori, a volte inconsapevoli a volte furbi, che creano una suggestione impossibile da ricreare sul CD-rom.

Tra i più famosi, la cover dello scandaloso Sticky Fingers, album dei Rolling Stones del 1971, disegnata dal solito Andy Warhol, che rappresentava un paio di jeans indossati con cerniera apribile e un rigonfiamento ad altezza cavallo.

Il disco fu censurato in alcuni paesi e “customizzato” per evadere la censura, con una copertina, se si può, ancora più geniale della precedente.

E sempre lui, Warhol, firma nel 1967  l’imprescindbile  omonima opera prima dei Velvet Underground & Nico, di cui fu mentore e sostenitore: il soggetto è una banana gialla su sfondo bianco.

Icona semplice, immediata, carica di  doppi sensi, nessuna astrazione.

Nella scena british, intanto, Yoko Ono e John Lennon fanno scandalo con una serie di litografie esposte in una piccola galleria d’arte: le opere ritraggono i due in atteggiamenti sessuali quanto meno espliciti. Si narra che la burrascosa relazione tra il cantante dei Beatles e la sua musa e artista nacque proprio  in occasione della registrazione del primo album solista di John Lennon, Unfinished Music No.1 – Two Virgins, del 1968. Opera che, neanche a dirlo, fece scalpore proprio per la  copertina che ritrae i due completamente nudi e riporta in calce una criptica frase di Paul McCartney.

Per permettere la distribuzione dell’album, Yoko Ono e John Lennon acconsentirono a ricoprire il disco di un involucro che lasciava scoperto solo titolo e volti.

La provocazione, lo scandalo, la rottura dunque, ma non solo.

Robert Mapplethorpe fotografa una quieta Patti Smith, sua amante prima e compagna di vita e di morte dopo, per il suo primo album di debutto, Horses del 1975, quando ancora la fotografia non era la sua forma espressiva d’elezione.  Firmerà anche le copertine di altri dischi della cantante, tra cui Wave e Dream of Life.

Altri nomi famosi, spesso legati alla Factory di Andy Warhol: Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg, ma anche il writer Jean-Michel Basquiat. Senza dimenticare Salvador Dalì, che pure ha prestato il suo genio alla musica, nella realizzazione della riconoscibilissima copertina di un disco di Jackie Gleason: Lonesome Echo.

Synchronicity
Record Covers by Artists

a cura di Raffaella Penna
AuditoriumArte, Auditorium Parco della Musica, Roma
dal 06/07/2010 al 30/07/2010
Ingresso libero