La città d'oro: Jumanji!

monkeys chris van allsburg

Jumanji di Chris Van Allsburg è storia nota, chi non l’avesse letto probabilmente avrà visto il film e se ne sarà fatto un’idea. Avere tra le mani l’albo e godere di questa storia è però tutt’altra cosa: Peter e Judy, fratelli, rimasti a casa da soli devono trovare il modo per trascorrere il pomeriggio. Nel parco trovano abbandonato un gioco da tavolo e decidono di portarlo a casa e giocarci assieme. Al gioco è allegato un biglietto che reca una raccomandazione, un avviso: una volta iniziato il gioco deve essere concluso. Si tratta, in fondo, di una sorta di gioco dell’oca la cui ultima casella è Jumamji, la città d’oro. Sembra banale, e anche poco divertente ma l’alternativa non c’è per cui i due ragazzini cominciano a giocare. Qui incomincia l’avventura che, fino alla sua conclusione, sarà un susseguirsi di eventi improbabili ed entusiasmanti.

Le illustrazioni si muovono nel difficile campo dei toni del grigio. Spazio e prospettiva sono usati per creare punti di fuga e punti di vista differenti; proprio questa tecnica è volta a drammatizzare l’azione che ne risente con una naturalezza molto elegante. Gli ambienti in grigio e minimali rispecchiano il rigore in cui sono abituati a vivere questi bambini, e, presumibilmente, il grigiore della noia che sembra affliggere persino i loro giochi, i quali, piuttosto che essere usati per divertirsi, alla prima occasione sono sparsi in giro in un atto di ribellione verso i genitori che però è fine a se stesso visto che genera altra noia e non è per nulla costruttivo.

Jumanji, Chris van Allsburg - 2013, Logos

Ogni casella su cui si fermano Judy e Peter, a turno, richiama da un mondo fantastico e tropicale esseri straordinari. Il primo a fare irruzione in casa, apparendo direttamente spaparanzato sul pianoforte, è un grosso e minaccioso leone che sconvolge i bambini e si integra perfettamente nel contesto. Poi sarà la volta dei rinoceronti che sembrano scolpiti nel granito e ciononostante si materializzano in un movimento plastico, sottolineato da filo del telefono e della lampada che, nella furia turbolenta della carica, si trascinano appresso.

L’esplorazione sembra tacitamente concentrata nel sottile limes tra la realtà e l’immaginazione: i bambini fremono per l’avventura e si meravigliano dinanzi al susseguirsi di apparizioni che assumono rapidamente fattezze concrete alla semplice loro evocazione; contestualmente riportano la dimensione all’ambito casalingo così preoccupati come sono della reazione materna al disordine che scimmie e leoni hanno diffuso per casa.

Jumanji, Chris van Allsburg - 2013, Logos

Frasi brevi dal lessico limpido introducono il lettore direttamente nel campo narrativo dell’azione, contribuendo a rendere il quadro descrittivo in equilibrio con le illustrazioni. Ogni cosa di cui si parla, ogni evento, ogni animale che i bambini evocano è descritto incisivamente; sul tabellone i bimbi incappano in un incidente: le scimmie rubano il cibo, salta un turno. Contestualmente dalla cucina giunge uno sferragliare di pentole e un fracasso di utensili caduti. In una brevissima tappa sintattica, Allsburg traduce un’azione complessa che include il gioco, l’apparizione delle scimmie, la conseguente reazione da parte dei ragazzi e il progredire della storia. Le scimmie stanno effettivamente rubando il cibo in cucina e i ragazzini, a causa del turno da saltare, hanno il tempo di compiere l’azione di controllo e gestione del danno, e, anche, di preoccuparsi della reazione dei genitori.

La punteggiatura, usata senza risparmio nei dialoghi, ha il compito di adoperarsi per rendere pause e timbri che portino la lettura sulla stessa linea temporale della narrazione; per rendere le azioni dei bambini degli eventi realmente precipitosi, da affrontare con determinazione e con la naturale, quando non dovuta, titubanza. “Io non credo” disse Peter tra un rantolo e l’altro ” di voler… giocare… ancora… a questo gioco”.

Jumanji, Chris van Allsburg - 2013, Logos

Un ruolo decisivo lo gioca, poi, il tempo. “Io e vostro padre torneremo dopo l’opera”. L’ordine sarà ristabilito giocoforza entro un determinato lasso di tempo. È chiaro sin da questa affermazione, che ha  il tono di una minaccia. I bambini ne hanno piena coscienza, da qui il tono lievemente angosciato che ombreggia alcune scene; a tenere il conto del tempo che scorre sveglie e pendoli fanno capolino in alcune tavole: il tempo scorre, quello reale, nonostante i serpenti e i rinoceronti, verso un ritorno alla normalità che coincide non solo con il liberatorio Jumanji! urlato all’arrivo, alla fine del gioco (avventura/disavventura), ma anche con il rincasare dei genitori e dei loro amici. Alla domanda “avete passato un pomeriggio entusiasmante?” (che sembra anche un po’ provocatoria rivolta a dei ragazzini lasciati da soli in casa cui è stato ingiunto di non mettere disordine) i bambini rispondono con la verità e raccontano di malattie del sonno, inondazioni, leoni e temporali, introducendo nel reale il surreale con naturalezza. Il tutto si risolve con una risata che è di supponente incredulità da parte degli adulti e di sorniona consapevolezza da parte di Judy e Peter che vedranno legittimati i loro fantastici accidenti da un finale aperto: i fratelli alla fine del gioco ripongono il gioco laddove l’avevano trovato, altri due ragazzi lo trovano e lo portano via. Cosa accadrà loro?

Se avete avuto l’occasione di leggere altri libri di Chris Van Allsburg, saprete che in ogni sua storia inserisce un terrier di nome Fritz. Qui in Jumanji io l’ho scovato nelle vesti di un cane a rotelle e visto che sono curiosa l’ho cercato anche altrove…

Jumanji di Chris Van Allsburg (Logos) - coverTitolo: Jumanji
Autore: Chris Van Allsburg
Editore: Logos
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

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Forte come un orso è la mia mamma (il mio papà come un gorilla)

Anthony Browne, Il mio papà/La mia mamma – Forte come un orso, Katrin Stangl

Forte come un orso, Katrin Stangl - 2013, Topipittori

Il rapporto tra testo e immagini è il cardine su cui si regge tutto l’impianto dell’albo illustrato, ne è la ragione stessa. Su questo punto mi sono spesso dilungata in precedenza ma mi sembra doveroso e coerente sottolinearlo ancora (e probabilmente altre volte lo ribadirò in futuro…): quando questo rapporto cardine non è equilibrato tutta la struttura, e la ragion d’essere, dell’albo ne risente, quando non, nei casi più disastrosi, ne paga con l’illeggibilità le spese. Essenziale è quindi la ricerca dell’armonia. Molti albi illustrati si nutrono e vivono attingendo a piene mani nel dolcissimo campo della retorica che diviene strumento di comunicazione e crescita intrecciando il potere immaginifico di parole e illustrazioni a una valenza semantica che supera il realismo, introducendo a un mondo che, per converso, è molto più comprensibile all’occhio e all’orecchio bambino.

Alcune delle figure retoriche più sfruttate negli albi illustrati e che meglio si prestano a questo gioco di scambi e integrazioni fra parola e immagine sono quelle della metafora o della similitudine, e, ancora più nello specifico, quelle della metafora, o della similitudine, iperbolica. Il rischio, come con tutto ciò che è semplice, è che si scada nella banalità della resa riducendo le illustrazioni a mera didascalia del testo o, facendo il percorso inverso, che si estremizzi in un risultato criptico che allontana piuttosto che avvicinare al senso, mai unico, che si auspica raggiunga il gioco letterario.

Forte come un orso, Katrin Stangl - 2013, Topipittori

Gli approcci possibili sono dunque molteplici e tutti portatori di un proprio rischio. Per fortuna sono molti gli autori capaci di svicolare e trovare soluzioni narrative originali e composite, per nulla banali, affatto ermetiche. Comincerei col considerare Forte come un orso di Katrin Stangl. L’autrice sfrutta l’antico e sempre efficace parallelo tra uomo e animale che si coniuga sempre al meglio con la necessità, proverbiale, di rendere esplicite le emozioni, le attitudini e le sensazioni, chiamando in causa caratteristiche ancestrali e naturali che tratte dal mondo animale e poste in quello degli umani semplificano, avvicinando e allontanando al contempo il portatore di quella similitudine, la resa di queste ultime. A maggior ragione questi parallelismi, nei bambini, smorzano la timidezza, giustificano certe abitudini, esaltano alcuni pregi e confortano da ciò che alle volte si percepiscono come propri difetti. Leggendo l’albo ho subito pensato, per l’impostazione di ogni pagina, agli animali guida, talvolta inquietanti, de La bussola d’oro, in cui ogni bambino è indissolubilmente legato a un animale che cresce con lui e con lui si manifesta, portatore di capacità e caratteristiche che si riflettono nel bambino. Un animale guida che manifesta, e in un certo senso esplicita, l’intimo sentire del bambino che ne è compagno con cambiamenti repentini che si adattano ad ogni circostanza per poi fossilizzarsi in una sterile immobilità, nell’età adulta.

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Anche nelle tavole della Stangl gli animali accompagnano i bambini, sono sempre al loro fianco, fungendo da supporto e specchio: “dispettoso come un tasso”, laddove il bimbo solletica i piedi di un adulto addormentato con la complicità del suo animale guida che pare addirittura voler intervenire nel gioco sfruttando i propri baffi; “furioso come un toro”, quando esplode la rabbia bambina e la torre costruita non è affatto come la si pensava, laddove il toro è supporto e spalla, affatto furioso, piuttosto robusto e comprensivo supporto; “libero come un uccello” quando si varca la soglia delle sbarre del lettino per conquistare un’agognata libertà, spesso foriera di bernoccoli, mentre un merlo soddisfatto e canterino quasi applaude con le ali al gesto di conquista del bambino. Le tavole sono molto colorate e frutto di un lavoro grafico che è insieme autoriale, tecnico e tipografico.

Anthony Browne, Il mio papà/La mia mamma - Donzelli, 2013

Forte come un orso è anche la mamma che ci racconta Anthony Browne in un albo che è doppio, giacché capovolgendolo scopriamo che forte come un gorilla e capace di scacciare senza timore il lupo cattivo è anche il papà. Forte come un orso ma anche “tenera come un micio”, “tosta come un rinoceronte” è questa mamma, novella Venere botticelliana, che è la mamma di un bambino in particolare ma è portatrice di sentimenti e capacità universali tipiche di ciascuna mamma, sebbene alcune mamme non indosserebbero mai le pantofole rosa con pon-pon portate con tanta disinvoltura e in qualsiasi contesto da questa mamma nello specifico. Perché questa mamma ha scelto di fare la mamma sebbene potesse fare qualsiasi altra cosa: il capo in abito scuro ed elegante, molto mascolino, la diva così come l’astronauta… questa mancata possibilità sottolineata con una sorta di noncuranza dall’autore, questa rinuncia, tra tutte le meravigliose illustrazioni che giocano col testo metaforico e cantilenante, stride con la ricezione adulta (perché invece i bambini si divertono moltissimo a leggerne e molto naturalmente ne sorridono) di un tono che rischia di essere percepito come maschilista. Ma la sensazione, ripeto, adulta, si supera facilmente quando ci si imbatte in un uso così sapiente di quella fondamentale relazione testo/immagine di cui parlavo all’inizio: la mamma di Anthony Browne fa benissimo la giocoliera con i colori e le parole associandole con una libertà ragionata che dà i suoi frutti in una lettura giocosa e piacevole.

Anthony Browne, Il mio papà/La mia mamma - Donzelli, 2013

Lo stesso vale per il papà che, in un trionfo di tweed marrone, in babbucce felpate danza “felice come un ippopotamo”, coniugando l’aria, perlomeno apparentemente, paciosa degli acquatici mastodonti, con un sorriso talmente lieve da incantare e rendere spontanea la naturale conseguenza: “è in gamba il mio papà”. La lettura si conclude con una certezza che rasserena i bambini, sempre alla ricerca di conferme: il bene della mamma, o del papà, non finisce mai.

Bestie, Fabian Negrin - 2013 Gallucci

Sempre su questo semplice e prolifico rapporto tra testo e immagine ho scritto anche recensendo Bestie di Fabian Negrin; se siete arrivati fin quaggiù e ne aveste ancora voglia potete leggerne qui.

Orso-copTitolo: Forte come un orso
Autore: Katrin Stangl
Editore: Topipittori
Dati: 2013, 40 pp., 15,00 €

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thumbsTitolo: La mia mamma / Il mio papà
Autore: Anthony Browne
Editore: Donzelli
Dati: 2013, 60 pp., 16,00 €

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via AtlantideKids

AtlantideKids

Piccolo cerchio e Gran Quadrato giocano alle forme

piccolo cerchio gran quadrato - Anne Bertier

Piccolo cerchio e Gran Quadrato: ha scelto un titolo più didascalico Gallucci, rispetto all’originale Mercredi per questo albo illustrato di Anne Bertier. Un titolo che affonda nella storia (si tratta dei due geometrici protagonisti) e richiama i classici degli albi illustrati per l’infanzia: pensiamo, naturalmente, a Piccolo giallo e piccolo blu, di Leo Lionni.

Nathalie Parain - Ronds et Carrés E così come l’editore omaggia Leo Lionni, Anne Bertier fa di questo albo un omaggio a Nathalie Parain, illustratrice russa d’avanguardia (1897, Kiev -1958). Piccolo Cerchio e Gran Quadrato certamente sono figli dei Ronds et Carrés della Parain che, così come la Bertier, sfrutta la semplicità delle forme geometriche per ottenere effetti spettacolari e complessi. Forme che si inseguono, si frantumano, si compongono e ricompongono per dar luogo ad altre forme, infinite forme date da infinite combinazioni.

Perché il bello di questo albo risiede in diverse caratteristiche. Così come Piccolo Cerchio si divide in tanti spicchi per dar forma a un fiore, il bello di questo albo è costituito da uno spicchio di semplicità, uno spicchio di eleganza, uno spicchio di fantasia, uno spicchio d’arte, uno spicchio di colore, uno spicchio di variante. E si potrebbe continuare.

Su fondo panna, l’arancione di Piccolo Cerchio s’affianca all’azzurro di Grande Quadrato. Due colori per semplificare la visione, la percezione e dar luogo a una vera e propria grammatica delle forme che parla in maniera diretta coi bambini e comunica loro la propria malleabilità.

piccolo cerchio gran quadrato - Anne Bertierpiccolo cerchio gran quadrato - Anne Bertierpiccolo cerchio gran quadrato - Anne Bertier

“Tutti i mercoledì, Piccolo Cerchio e Gran Quadrato si incontrano per il loro gioco preferito: uno propone una forma e l’altro subito si trasforma”. Così comincia la storia dei due geometrici protagonisti. Il tono è quello della filastrocca e di quest’ultima conserva anche un certo tocco esemplare, ma sostanzialmente, il testo è complementare alle illustrazioni che nella prima parte si compongono a partire dal quadrato azzurro e dal cerchio arancione per poi, nelle restanti parti, scoprire la meraviglia del fare le cose assieme, del mescolare e mescolarsi. Vuoto e pieno si alternano, “Piccolo Cerchio e Gran Quadrato si divertono come matti” e insieme diventano pesce, cane, zuppiera, gelato, cuoco, fiori. Il gioco del ridisegnare sé stessi è infinito e coinvolgente. Lo consiglio vivamente a tutti i bambini dai 3 anni in su.

Titolo: Piccolo cerchio e gran quadrato
Autore: Anne Bertier
Traduttore: Elena Battista
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 44 pp., 15,00 €

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Il mio vicino è un cane, e mi porta a casa il giornale

Non ci sono ombre (se non quelle del pregiudizio) né sfumature in questo albo portato in Italia da la Nuova frontiera Junior da quel Planeta Tangerina che (se avete avuto modo di conoscerlo) si conferma inimitabile. Tutto è affidato alla pienezza dei colori (rosso e azzurro quelli predominanti) e alla nettezza geometrica delle forme su una luminosissima base bianca.

In azzurro, arriva un giorno a prender posto in un palazzo un cane, e sul suo terrazzo rosso tranquillo fuma la pipa, legge il giornale. Dalle finestre sguardi tra lo sbieco e il curioso, a parte quelli di una bimba entusiasta del suo nuovo vicino che peraltro si distingue per gentilezza e affabilità. Di diverso parere i genitori della piccola che di quel vicino cane non vogliono proprio sentir parlare e anzi, ne giudicano assai malamente i modi (specie quando si gratta poco garbatamente in pubblico).

Poco tempo dopo arrivano in quello stesso palazzo una coppia di elefanti. Uno è rosso, l’altro azzurro; “saranno fratelli, cugini, fidanzati?” Ancora una volta i genitori della bambina li trovano strani così come strano par loro il vicino coccodrillo.

Ma cos’è strano? Chi stabilisce chi sia a modo e chi no? Che cosa si nasconde dietro la diffidenza e la sfiducia dei genitori della bimba? E, soprattutto, chi dice loro che il vicino cane, così come i vicini elefanti e il signor coccodrillo non li vedano come dei collilunghi, giraffe dai soffitti troppo alti, dagli zoccoli troppo rumorosi nell’androne delle scale?

Un albo molto divertente destinato alla lettura dei bimbi più piccoli che ben si trasforma in finestra da cui osservare stavolta (non giudicare come avveniva dalle finestre del palazzo in questione) gli altri, scoprendone i talenti, godendo delle altrui gentilezze e della propria dolce e giovane fiducia.

Titolo: Il mio vicino è un cane
Autore: Isabel Minhós Martins, Madalena Matoso
Traduttore: Francesca di Giuseppe
Editore: La Nuova Frontiera Junior
Dati: 2012, 32 pp., 14,00 €

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Animalia coloratissimo per zoologi in erba

Se c’è una cosa che accomuna tutti i bambini e che sempre si manifesta è la passione per gli animali. Alcuni di loro si concentrano sugli insetti, altri si improvvisano paleontologi, altri ancora birdwatcher. Tutti e sempre prima o poi ci sorprenderanno con osservazioni tecnico scientifiche assolutamente pertinenti. Per questa ragione ritengo che albi illustrati come quelli realizzati da Nicola Davies e Marc Boutavant siano gli strumenti ideali per nutrire il naturale interesse dei bambini.

I bambini assorbono informazioni da fonti diversissime sebbene spesso confezionate in modo assolutamente superficiale e inadatto alla loro età. Nicola Davies fornisce invece informazioni chiare, semplici, complete e consequenziali costruendo un metodo fatto di ritmo che il bambino associa a ciascuna famiglia animale con naturalezza.

Chi è come me accompagna il piccolo lettore alla scoperta delle classi animali attraverso indovinelli, alette da sollevare e coloratissime illustrazioni: gli animali sono molto diversi tra loro ma hanno alcune caratteristiche in comune; il filo conduttore più immediato che io troverei tra il coniglio e la volpe è che quest’ultima mangia il malcapitato saltellante.

In realtà entrambi sono ricoperti di pelo, respirano aria, partoriscono i propri piccoli e li nutrono con il latte, in una parola sono mammiferi. Leggere induce il bambino a scoprire, a far proprie le informazioni ma soprattutto stimola la “ricerca autonoma”: gli esempi che i piccoli vi proporranno in seguito alla lettura e secondo quel ritmico metodo (indovinello, caratteristiche) vi sorprenderanno.

Cosa diventerò spiega, in modo semplice e poetico, le fasi della vita di cinque animali: la farfalla, l’orso, l’uccello, la tartaruga e il girino. Le alette da sollevare creano un effetto sorpresa e, assieme alle illustrazioni tenere e dai colori vivaci, assicurano il coinvolgimento del bambino. Che cosa diventerà un puntino nero all’interno di una goccia di gelatina? Sollevando l’aletta la risposta è immediata: un girino! Ma non finisce qui, giacché, voltando la pagina, il girino crescerà pian piano fino a diventare una rana capace di lasciare lo stagno e deporre a sua volta tante lucenti palline di gelatina dal puntino nero…

Entrambi gli albi, dal formato quadrato con copertnia cartonata e rigida dagli angoli smussati, sono divertenti, coloratissimi, vivaci. Il linguaggio con il quale Nicola Davies racconta la zoologia (è il suo campo peraltro essendo una zoologa) è un delicatissimo ed equilibrato insieme di dettagli e poesia, e le illustrazioni buffe e senza fronzoli sono portatrici dello stesso linguaggio. Ne consiglio la lettura a tutti i bambini dai tre anni in poi.

Titolo:Chi è come me?
Autore: Nicola Davies, Marc Boutavant
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2012, 24 pp., 12,90 €

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Titolo:Cosa diventerò
Autore: Nicola Davies, Marc Boutavant
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2012, 24 pp., 12,90 €

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C'è un lupo alla porta, ed è affamato!

attenti al lupo - R. W. AlleyUna è la cosa certa che non cambia mai in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo si racconti una storia con protagonista il lupo: la sua fame. Il lupo ha sempre un languorino oppure appetito o lo stomaco brontolante quando non una fame da lupo, appunto.

Quindi che siate paperotti, bimbe con cappuccetti rossi, agnelli al pascolo, o porcellini, badate a voi: potrebbe esserci sempre un lupo in agguato che pensa a voi come ingredienti principali di fantasiose ed elaborate ricette. Attenti al lupo!

Cinque tra le più celebri fiabe classiche (tra cui I tre porcellini, Il lupo vestito da agnello e Cappuccetto rosso di Joseph Jacobs, Esopo  e dei fratelli Grimm), divengono storie a fumetti grazie a Zoe B. Alley e R. W. Alley. Un cartonato di grandi dimensioni coloratissimo e vivace. Divertente sia da leggere che da ascoltare. Il lupo è molto elegante nel suo completo rosso con tuba (peraltro molto apprezzato da una Cappuccetto Rosso frivola e modaiola) ma, come si diceva prima, sempre affamato, anche perché in un modo o nell’altro le sue prede riescono sempre a sfuggirgli da sotto le zampe. Ogni storia comincia laddove l’altra finisce in un susseguirsi consequenziale ben congegnato che fa di queste storie, rivisitate in chiave comica, un’unica grande fiaba alla fine della quale il lupo sconsolato opterà per il vegetarianismo e si incamminerà verso il celebre orto di Mr. McGregor e le sue squisite verdure, che già stavano per costare la pelliccia al piccolo Peter coniglio.

attenti al lupo - R. W. AlleyLe illustrazioni di R. W. Alley sono realizzate con opulenza di dettagli in inchiostro e acquerello. L’effetto è vivace e narrativo, assolutamente adatto al fumetto che con le illustrazioni si lega alla perfezione. Divertente tutto ma esilaranti i commenti delle pecore all’ingenuo egocentrismo del pastorello che grida “Al lupo! Al lupo!”. Il pastorello voleva azione e avventura, un po’ di divertimento: avesse avuto per le mani questo libro a fumetti non avrebbe di certo avuto bisogno di allarmare il villaggio con le sue bugie.

Tra le novità nel sito di R. W. Alley c’è There’s a Princess in the Palace. Speriamo che Il Castoro scelga di pubblicarlo, lo immaginiamo altrettanto divertente. Qui un estratto di Attenti al lupo!

 

copertina

Titolo: Attenti al lupo! Le più belle fiabe classiche a fumetti
Autori: Zoë B. Alley, R. W. Alley
Editore: Il Castoro
Dati: 2011, 34 pp., 18,00 €

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Divorare i libri provoca indigestione, meglio gustarli lentamente

Oliver Jeffers - incredibile bimbo mangia libriPivelli coloro che dichiarano a cuor leggero di essere divoratori di libri! Grazie a Oliver Jeffers e Zoolibri qui ci troviamo tra le mani raccontata e illustrata nei minimi dettagli la storia de L’incredibile bimbo mangia libri. E non si tratta di un superficiale e, come scopriremo più tardi, vuoto modo di affermare un proprio piacere, tra queste pagine alberga infatti Enrico. Enrico, come tutti noi, ama i libri, ma non come lo facciamo noi giacché lui i libri ama… mangiarli! Prima a piccoli bocconi, parola dopo parola, qualche congiunzione e qualche accento sulle prime rimane tra i denti, ma prendendoci gusto e con la pratica, dalle parole Enrico passa a sbocconcellare distrattamente le pagine per poi ingoiare, quasi senza masticare, libri interi, anche più d’uno alla volta, specie se si tratta di libri rossi, i suoi preferiti, ché stimolano il metabolismo e rinforzano le difese immunitarie. Sebbene Enrico ami mangiare libri di tutti i generi, vuole sapere tutto, perchè, sì: diretta conseguenza del divorare i libri è diventare più intelligenti, e sempre più intelligenti.

Oliver Jeffers - incredibile bimbo mangia libriA Enrico piace mangiare i libri e anche essere intelligente, fino a quando comincia a star male e il suo colorito verdognolo mette in allarme chi lo tiene a cuore. Peraltro ingollare di fretta, senza gustare, senza masticare a lungo limita l’assimilazione, le informazioni, le storie e la dolcezza di certe immagini rischiano di restare sullo stomaco e di non essere digerite. Insomma, long story short, Enrico per puro caso, così come aveva incominciato a mangiare i libri, si ritrova a sfogliarne uno e a leggerlo. E ad amarlo. E a diventare, questa volta davvero, intelligente.

Questa de L’incredibile bimbo mangia libri è una storia divertente, adatta anche ai bimbi più piccoli illustrata, sempre da Oliver Jeffers, in maniera originale e allestita deliziosamente: un fustellato in fondo alla storia e al libro indica, tra le risate dei bambini lettori/ascoltatori che troveranno proprio in questa parte del testo il momento più divertente, che certe abitudini sono dure a morire. È un libro sui libri fatto coi libri e infatti Enrico e i suoi pasti a base di carta stampata s’adagiano e spiccano su sfondi anch’essi stampati: stralci di pagine di libri, cartoline, dizionari, carte geografiche. Le tinte predominanti sono quelle brune, specie del rosso. Non avevamo dubbi e gradiamo molto giacché anche a noi piace il rosso!

La prima edizione, del 2009, dalla cui lettura è nata questa recensione, è stata rinnovata in una variante con pop-up nel 2011.

 

Titolo: L’incredibile bimbo mangia libri
Autori: Oliver Jeffers
Editore: Zoolibri
Dati: 2011, 40 pp., 20,00 €

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