Portateci a Torino. Crowdfunding contro la crisi

Normal
0

14

false
false
false

IT
X-NONE
X-NONE

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-priority:99;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Calibri”,”sans-serif”;}

Mirella Nania, Vita Nova, 2012
Mirella Nania, Vita Nova, 2012

In un periodo di profonda e perdurante crisi finanziaria, come quello in cui ci troviamo gettati, capita che, quasi allo scadere del tempo disponibile, ci si trovi a riconsiderare l’effettiva realizzabilità di un progetto che, preventivamente, si considerava certo e inattaccabile. Spariscono i vecchi sponsor e non se ne trovano di nuovi, i finanziamenti promessi tardano a concretizzarsi e i fondi in cassa sono un ricordo. In situazioni come queste, o ci si da per sconfitti, o ci si intestardisce, magari mossi dalla convinzione che il succitato progetto è realmente valido e non merita di venire accantonato in attesa di tempi migliori.

Anna Capolupo, Ordine, 2010
Anna Capolupo, Ordine, 2010

Quest’ultima reazione, orgogliosa e combattiva, è quella che ha spinto l’associazione culturale no profit Oesum Led Icima, che si occupa dell’organizzazione e promozione degli eventi artistici del MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), a lanciare la sua prima campagna di crowdfunding. La finalità della raccolta fondi è quella di portare a conclusione la seconda annualità del progetto espositivo itinerante Young at Art, attraverso il quale, il museo di Acri, in Calabria, promuove il lavoro di un gruppo di giovani talenti della scena contemporanea regionale. Selezionati a inizio 2013 tra oltre 100 candidati, i 12 artisti che partecipano alla seconda edizione del progetto Young at Art (Anna Capolupo, Maurizio Cariati, Salvatore Colloridi, Marco Colonna, Giovanni Fava, Giuseppe Guerrisi, Salvatore Insana, Giulio Manglaviti, Domenico Mendicino, Mirella Nania, Gregorio Paone e Giusy Pirrotta) hanno già esposto le loro opere al MACA, tra l’aprile e il maggio scorsi e, successivamente, all’interno della VII edizione della Biennale d’arte contemporanea “Magna Grecia”, riscuotendo, in entrambi i casi, un buon riscontro di pubblico.

Giusy Pirrotta, Chroma (still from video)
Giusy Pirrotta, Chroma (still from video)

«Ma non è nulla in paragone al numero di visitatori e appassionati d’arte che si daranno appuntamento a Torino a partire dal 6 novembre – si legge nel comunicato stampa inviato per promuovere la campagna di crowdfunding –. Noi intendiamo intercettare più pubblico possibile, perché siamo convinti del valore dei 12 talenti artistici che compongono l’edizione 2013 di  Young at Art. Per questo motivo vogliamo portare la mostra itinerante nel cuore dell’azione, in uno spazio appositamente dedicato a loro all’interno di Paratissima, la più importante manifestazione off di Artissima che, nel 2012, ha richiamato a sé 100.000 visitatori».

Salvatore Insana, Space Time Lapse_out of this time
Salvatore Insana, Space Time Lapse_out of this time

L’associazione, allora, ha deciso di appoggiarsi alla piattaforma Kapipal, dando vita a una campagna di raccolta fondi che ha già visto qualche contributor farsi avanti, probabilmente attirato dai premi che sono stati messi a disposizione per le donazioni più generose: dai cataloghi delle tante mostre del MACA, sino alle coloratissime sculture in vetro realizzate dall’artista Silvio Vigliaturo, di cui il museo ospita un’ampia collezione. «Partecipare alla campagna di crowdfunding è facile, veloce, sicuro al 100% e lo si può fare a partire da un contributo minimo di 5 dollari andando al seguente link: http://www.kapipal.com/young-at-art».

Giovanni Fava, Senza titolo, 2008
Giovanni Fava, Senza titolo, 2008

Si tratta di un esperimento a cui l’associazione Oesum Led Icima si approccia con fiducia. « Crediamo fermamente nel progetto Young at Art, ed è per questo motivo che chiediamo un vostro aiuto, convinti che i 12 talenti che vi prendono parte meritino di essere visti e conosciuti da un pubblico vasto quanto può essere quello composto dai visitatori di Paratissima, e che essi possano dare un’immagine di una Calabria nuova, bella e ricca di creatività ».

info: http://youngatart2013.com; info@museomaca.it

Doppia coppia al Torino Film Festival

L’anno scorso, in occasione del Torino Film Festival, Atantidezine, non unica – bisogna ammetterlo –, aveva puntato i riflettori su Sette opere di misericordia, eterea opera prima di Gianluca e Massimiliano De Serio, incensandone il riuscitissimo connubio tra un immaginario visivo di derivazione pittorica e una storia silenziosa e forte al tempo stesso. Oggi, purtroppo, il film dei due fratelli torinesi, prosegue il suo percorso da amatissima opera da festival, ampiamente snobbato dal pubblico italiano.

Dato che la formula del duo di registi ci piace, anche quest’anno abbiamo deciso di puntare su di una coppia all’esordio, che si cela sotto l’ermetica sigla di {movimentomilc}. Il duo di origine calabrese proviene anch’esso dall’avanguardistico mondo della video-arte – settore sicuramente complicato, spesso a tal punto da risultare esoterico, ma che risulta essere un’ottima palestra per i registi di domani, quantomeno dal punto di vista formale, data l’assoluta libertà espressiva che lo caratterizza. Abbiamo incontrato Michele Tarzia e Vincenzo Vecchio, i nomi che si celano sotto la maschera del {movimentomilc}, in occasione della mostra Young at Art(issima), che ha visto quattro loro lavori esposti in due sedi torinesi in concomitanza con Artissima, assieme a quelli di altri cinque artisti di origine calabrese selezionati dal MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) e successivamente portati in tournée a Torino. 

Cosa vi ha spinto a decidere di collaborare e a dare vita a {movimentomilc}?

Il cinema. È stato il primo passo a farci conoscere e a collaborare insieme. L’esigenza di essere in due ci ha aiutato molto, sia nel continuare a portare avanti le idee che avevamo, sia a confermare quell’idea che il cinema e il video si possono fare anche senza grandi produzioni né ambizioni.  Da li in poi è stato tutto un susseguirsi di eventi e progetti nati inconsapevolmente che ci hanno portato a definire il nostro percorso nelle arti visive. Il {movimentomilc} è nato esigenze legate al cinema, ma poi è diventato semplicemente un appellativo che ora utilizziamo per definire la nostra identità artistica. 

In quali direzioni si muove la vostra ricerca? 

Nelle immagini in movimento e in tutto quello che gli sta intorno. Ci piace lavorare moltissimo con il video, e ogni volta che si lavora ad una nuova opera c’è qualcosa di speciale nel modo in cui quel video prende forma e si sviluppa. La nostra ricerca attualmente si focalizza su vari punti. Quelle che noi definiamo immagini di frontiera, che fanno parte del nostro presente, con cui analizziamo il significato di spazio, migrazione, viaggio, vite possibili. Il corpo umano, che per noi è mero strumento-oggetto, di cui indaghiamo le forme plastiche, senza nessuna prerogativa di sorta se non quella puramente estetica. E poi c’è la ricerca sul linguaggio alfanumerico, vera sperimentazione del video, oggi. Videoermetica 0 è un manifesto d’intenti su quello che è la Videoermetica, un confluire in video di linguaggi scientifici applicati ad una ricerca artistica.  Vogliamo destrutturare il linguaggio verbale con quello alfanumerico, in una sorta di decadente ricerca sul linguaggio contemporaneo dell’uomo. 

Ritratti, la vostra opera in concorso al Torino Film Festival nella sezione Italiana.Corti tratta il tema della migrazione, che avevate già toccato, in precedenza, nel video Méduses. Quanto è importante questa tematica per voi e quali differenze ci sono tra le due opere? 

In Méduses parlavamo dell’immigrazione. Abbiamo espresso un concetto molto importante, quello della differenza tra essere immigrati ed essere clandestini. Ancora oggi molte persone non riescono a capire questa linea che separa i due termini. E purtroppo usando queste due parole impropriamente, si sono causate parecchie vittime. L’opera in concorso al TFF, Ritratti, esprime un concetto diverso, quello dell’emigrazione, della ricerca di una vita possibile, della speranza di una vita migliore. Abbiamo costruito il video secondo un concetto fondamentale: il viaggio. Il viaggio inteso come una costante interazione e collegamento immaginario tra luoghi differenti, ma uguali nel loro isolamento, sia esso una scelta o una costrizione e dato voce alla figura della donna, come interlocutrice principale per una vita possibile. Le immagini di frontiera sono fondamentali per noi e sentiamo la necessità di esporci per far si che il mondo occidentale resti in silenzio ad ascoltare, almeno per una volta, la voce degli altri popoli.

Assieme ad altri artisti calabresi avete vinto la prima edizione del concorso Young at Art del MACA di Acri. Quanto è importante questo tipo di concorsi per i giovani artisti? 

Per noi è stato fondamentale. È stata quella risposta che cercavamo da tempo, che ci ha permesso di continuare sulla strada giusta. Grazie al progetto Young at Art siamo riusciti ad andare avanti senza fermarci davanti a nessuno, e nel giro di pochi mesi abbiamo tirato fuori parecchi idee interessanti, tra cui VideoErmetica 0, che non sarebbe mai nata senza la tappa del progetto YaA sulla retrospettiva dedicata ad Hans Richter (tra i fondatori del movimento dadaista e uno dei primi e ppiù importanti sperimentatori del mezzo cinematografico in ambito artistico). Riteniamo che questi progetti siano importanti opportunità per i giovani artisti, soprattutto in un paese come l’Italia che da tempo sottovaluta sistematicamente la cultura. Sono i concorsi e i festival che ci permettono di andare avanti e soprattutto di fare rete con altre realtà.

State lavorando a dei nuovi progetti? 

Per ora ci godiamo il Festival di Torino, ma stiamo comunque lavorando al progetto sulla VideoErmetica.

E mercoledì 28 novembre, alle 22.15, andremo anche noi al cinema Reposi a goderci l’interessante esordio di {movimentomilc} al Torino Film Festival. Vi consigliamo di fare altrettanto.

Cosa resta del Dadaismo?

C’è stato uHans Richter - Man Kann, 1960n momento, a ridosso della fine del primo conflitto mondiale, in cui la devastazione e l’orrore provocati da quella stessa sanguinosissima guerra furono vissuti come l’inevitabile portato di una cultura vecchia, autoritaria e violenta. Il termine dei combattimenti venne accompagnato, prima nella neutrale Svizzera e poi nel resto dell’Europa centrale, dall’improvvisa nascita di un movimento avanguardistico che trovava nel totale rifiuto delle regole linguistiche ed estetiche la propria prerogativa e il proprio manifesto. Il Dadaismo nacque dalla voglia di libertà dei suoi membri e in totale libertà si sviluppò a cavallo tra le due guerre.

Hans Richter - Dreams that money can buy (still), 1947L’artista e cineasta tedesco Hans Richter (Berlino, 1888 – Locarno, 1976) è uno dei migliori esempi dello spirito Dada. Infarcito delle modalità pittoriche dell’espressionismo tedesco, trova presto scomodo l’angusto spazio della tela, troppo risicato per le sue ambiziose sperimentazioni. Si sposta, allora, sui rotoli di origine orientale, ma anche quelli rimasero solo una tappa intermedia di una progressione artistica che cerca di restituire il movimento in assoluta purezza. L’unica soluzione era il film ed egli è tra i primi e più eccelsi sperimentatori di quel nuovo mezzo espressivo, giungendo sino ad aggiudicarsi un Leone d’Oro a Venezia per il lungometraggio Dreams That Money Can Buy (1947), presente nella mostra Dada fino all’ultimo respiro assieme ad altri trenta esemplari della produzione cinematografica del grande artista tedesco e di altri suoi contemporanei e compagni dadaisti, quali Marcel Duchamp, Fernand Léger e Man Ray. Queste opere, sommate alle settanta testimonianze grafiche e pittoriche che spaziano lungo tutta la carriera artistica di Richter, compongono l’importante retrospettiva che il MACA di Acri (Cs) ospita fino al 7 ottobre 2012.

You are the one who has Changed from Gabe Vega on Vimeo.

Hans Richter, Variation sur le theme des tetes dadaLa mostra, a cura di Marisa Vescovo e realizzata in collaborazione con le associazioni culturali De Arte e Oesum Led Icima, è un dovuto omaggio a uno dei più importanti e poliedrici artisti del Novecento, capace di restituirne lo spirito innovatore in un allestimento che non trascura nessuno dei numerosi media artistici a cui Richter si è dedicato durante la sua lunga carriere.

Giuseppe Lo Schiavo, I Stay Here, 2012, cm 40x 65, fine art printA partire dal 15 settembre 2012, alla mostra verrà affiancata un’esposizione di lavori dei sette giovani artisti vincitori del concorso Young at Art (Walter Carnì, Giuseppe Lo Schiavo, Armando Sdao, Valentina Trifoglio, Giuseppe Vecchio Barbieri e il duo MovimentoMilc, formato da Michele Tarzia e Vincenzo Vecchio), che reinterpreteranno, ognuno attraverso il proprio peculiare stile, le suggestioni provate confrontandosi con l’opera di Richter, dando vita a un’interessante riflessione sull’eredità del Dadaismo nell’arte contemporanea, declinata attraverso l’intero spettro delle sue modalità espressive: pittura, scultura, body art, grafica vettoriale, fotografia e video-arte. Per chi fosse curioso, alcune opere dei sette giovani artisti sono visibili al link http://www.mediocratitour.it, in una riproposizione digitale della mostra che li ha visti protagonisti al MACA nei mesi di aprile e maggio.

Hans Richter. Dada fino all’ultimo respiro
fino al 7 ottobre 2012
http://www.museovigliaturo.it

Il corpo è l’anima. Fritz Baumgartner al MACA di Acri

In questi primi cinque anni di attività, uno dei pregi principali del MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) è stato quello di riuscire a presentare al pubblico degli artisti che, seppur non particolarmente noti al pubblico, sono contraddistinti da un valore e un fascino indiscutibili. L’anno scorso era stata la volta di Joël Stein, uno dei padri dell’arte cinetica e membro fondatore del GRAV (Gruppo di Ricerca di Arte Visuale) e, successivamente, di Aldo Mondino, artista poliedrico ed esotico che, nella Torino degli anni Sessanta, aveva avuto il coraggio di allontanarsi dal movimento dell’Arte povera per seguire una strada personalissima fatta di ironia ed estrema padronanza tecnica.

L’artista austriaco Fritz Baumgartner (1929-2006), a cui il museo dedica la sua mostra estiva, è anch’egli un nome forse poco noto, ma, proprio come quelle degli artisti che l’hanno preceduto tra le mura di Palazzo Sanseverino Falcone, le oltre sessanta opere, tra dipinti e sculture, che compongo quest’antologica, sono le lampanti dimostrazione di una personalità forte congiunta ad un’estrema sensibilità cromatica e una padronanza segnica degne di ben maggior fama.

A colpire, in primis, è il costante ritorno della figura umana. L’ampio allestimento permette di percorrere l’affascinante evoluzione che essa ha subito nel tempo, attraverso una serie di tele che coprono l’intera carriera artistica di Baumgartner, dagli esordi degli anni Cinquanta, passando per la cupezza mistica delle tele più prettamente espressioniste del decennio successivo, le figure stilizzate e concentriche degli anni Settanta e l’approdo finale a una figurazione astratta personalissima, fatta di ombre e corpi incandescenti che si sviluppano sulla tela come i cerchi su una superficie d’acqua.

Le figure sono voluttuose, sensuali, calde e, allo stesso tempo, appaiono rarefatte come spiriti, delle essenze mistiche e passionali. Le tele sono attimi di vita interiore catturati attraverso gli straordinari accostamenti cromatici – da quelle più solari, come Sette donne (2001), alle più cupe e lancinanti, di cui è un perfetto esempio Pietà (2006), una delle ultime opere realizzate dall’artista, che presenta un Cristo quasi cubista dal corpo livido, fatti di verdi e blu che precipitano  nel nero, e una Madonna trasfigurata dal dolore, il volto rotto da un grido lancinante; un dipinto carico di un’umanità sofferente distante anni luce dalla calma ieratica della celeberrima Pietà michelangiolesca.

L’umanità è il vero tratto distintivo di queste opere, il loro filo conduttore, e la si coglie non solo nell’ovvia presenza dei corpi e dei volti, costanti protagonisti delle tele, ma nello stesso gesto utilizzato dall’artista per comporle. Gli splendidi disegni su carta sono i perfetti specchi di una sensibilità profonda, visionaria, capace di estrarre le emozioni più intime con dei ripetuti e sicuri passaggi di matita. Il disegno su carte – come sosteneva lo stesso Baumgartner – è il momento della verità e la verità che ci viene restituita da questa mostra è quella di trovarsi di fronte a delle opere straordinariamente intense e suggestive.