Deep through the ages – Fall 2012 Mixtape [free download]

Nelle ultime due settimane ho provato, un passo alla volta, a fare un piccolo esperimento: saltando da un decennio all’altro vi ho proposto quelli che a parere mio erano i migliori otto dischi di 50, 40, 30, 20 e 10 anni fa. Per me è stato un gran divertimento, è stata un’occasione per riascoltare cose che non sentivo da una vita (che pezzi sono Aneurysm dei Nirvana, Wagon Wheel di Lou Reed o Straight to Hell dei Clash?), per andare un po’ più a fondo su qualche artista che conoscevo troppo superficialmente (come Nick Drake, Dead Kennedys o Flaming Lips) ma anche per scoprire cose nuove, che c’è n’è sempre e si fa sempre in tempo. Roba fantastica come Howlin’ Wolf, Big Star, Gun Club. Spero che per voi sia stata lo stesso divertimento e che vi abbia aiutato a scoprire qualcosa di nuovo perché, in fondo, è questo lo scopo di questa piccola webzine: scoprire e far scoprire roba nuova, tesori nascosti.

Otto pezzi per cinque decadi fanno quaranta pezzi, ho ristretto un po’ il campo scendendo a sei pezzi per decade e ne ho fatta una compilation di trenta brani. Ve la potete scaricare e risentire quanto vi pare. Se invece ammirate così tanto il mio lavoro da voler risentire la selezione originale di quaranta brani, a fondo pagina c’è la playlist di youtube che li comprende tutti. Se invece vin interessa sapere quali siano le migliori uscite del 2012, seguite SUBmarinean POP e scaricate le nostre compilation!

TRACKLIST:

1. Johnny Cash – Rock Island Line (All Aboard the Blue Train)
2. Howlin’ Wolf – You’ll be mine (Howlin Wolf)
3. The Fabulous Wailers – I Idolize You (At the Castle)
4. Muddy Waters – You Shook Me (single)
5. Ray Charles – Careless Love (Modern Sounds in Country and Western Music)
6. Bob Dylan – Pretty Peggy-O (Bob Dylan)
7. The Rolling Stones – Tumbling Dice (Exile on Main St.)
8. Nick Drake – Pink Moon (Pink Moon)
9. David Bowie – Starman (The Rise and Fall of Ziggy Stardust)
10. Randy Newman – Sail Away (Sail Away)
11. Lou Reed – Wagon Wheel (Transformer)
12. Big Star – Thirteen (#1 Record)
13. The Cure – One Hundred Years (Pornography)
14. Bruce Springsteen – State Trooper (Nebraska)
15. The Clash – Straight to Hell (Combat Rock)
16. Elvis Costello – Man Out of Time (Imperial Bedroom)
17. The Gun Club – Carry Home (Miami)
18. Dead Kennedys – Moon Over Marin (Plastic Surgery Disasters)
19. Pavement – Here (Slanted and Enchanted)
20. Faith No More – A Small Victory (Angel Dust)
21. Kyuss – Green Machine (Blues for the Red Sun)
22. Blind Melon – No Rain (Blind Melon)
23. Screaming Trees – Troubled Times (Sweet Oblivion)
24. Nirvana – Aneurysm (Incestide)
25. Queens of the Stone Age – Go with the Flow (Songs for the Deaf)
26. Wilco – Jesus, etc.(Yankee Hotel Foxtrot)
27. The Flaming Lips – Do You Realize (Yoshimi Battles the Pink Robots)
28. Beck – Lost Cause (Sea Change)
29. Okkervil River – Red (Don’t Fall in Love with Everyone You See)
30. Sigur Ros – Popplagið ()

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Deep through the ages #5 – 2002

Ed eccoci arrivati 2002, ultima tappa del nostro viaggio da un decennio all’altro attraverso cinquanta anni di musica. Quaranta anni in verità, perché per il meglio del 2012 vi rimando alle recensioni di Cataldo e alle compilation e classifiche di fine anno. Per molti, moltissimi miei coetanei (over 30), cresciuti nell’era gloriosa degli anni ’90, dopo il 2000 in campo musicale c’è il buio, una landa desolata di decadenza e nostalgia verso i bei vecchi tempi andati che non torneranno mai più. E quando dico vecchi tempi non parlo solo dei ’90 ma soprattutto degli anni ’70, ’60 o di qualsiasi altra epoca musicale che si opponga alla presunta pochezza e inconsistenza delle band attualmente in circolazione. E la verità qual è? È che da adolescenti ascoltavate un sacco di musica ragazzi, vi piaceva e vi appassionava, poi sostanzialmente avete smesso di interessarvi a cosa ci sia in corcolazione e fondamentalmente non ascoltate praticamente più nulla di nuovo. Non è la musica che si è fermata, siete voi che non l’ascoltate più. Scusate il piccolo sfogo eh, ma è la verità.

E poi il mondo tra il 1992 e il 2002 è cambiato profondamente, e non solo per l’attacco alle torri gemelle. L’equivalente dell’11/9 in campo musicale arriva dall’unione di MP3 e Internet e inizialmente porta il nome di Napster, poi Audiogalaxy, Kazaa, Morpheus, Limewire, eMule, Torrent o, in generale, peer-to-peer, file sharing. Da poco più di una decina d’anni chiunque abbia una connessione Internet ha la possibilità di ascoltarsi praticamente qualsiasi cosa di qualsiasi epoca in qualsiasi momento, gratuitamente. Questo ha cambiato radicalmente le abitudini d’ascolto ma ha anche trasformato profondamente il mercato e l’industria musicale. O meglio, sta trasformando, perché il processo è ben lungi dall’essere terminato. E li sta trasformando in meglio, anche se molti di voi la pensano diversamente: è vero che i ricavi si sono drasticamente ridotti, ma è anche vero che l’ascoltatore è tornato sovrano, come deve essere, è che gli artisti emergenti hanno molte più possibilità di registrare il proprio disco e di farlo ascoltare. Un mare di roba, avrete bisogno di qualcuno che vi aiuti a scovare i tesori sommersi. E di tesori sommersi in giro ce ne sono tanti nel 2012, come nel 2011, nel 2010… Per quanto riguarda il 2002 vi ho elencato qui sotto quelli che secondo me sono i migliori otto dischi pubblicati. Come al solito la lista è soggettiva, se siete in disaccordo fatevi sentire nei commenti.

PS: previously at #DeepThroughTheAges: 1962 – 1972 – 1982 – 1992


  • Queens of the Stone Age – Songs for the Deaf
Queens of the Stone Age - Songs for the Deaf
  • Wilco – Yankee Hotel Foxtrot

Wilco - Yankee Hotel Foxtrot

  • The Flaming Lips – Yoshimi Battles the Pink Robots

The Flaming Lips - Yoshimi Battles the Pink Robots

  • Broken Social Scene – You Forgot It in People

Broken Social Scene - You Forgot It in People

  • Beck – Sea Change

Beck - Sea Change

  • The Notwist – Neon Golden

The Notwist - Neon Golden

  • Okkervil River – Don’t Fall in Love with Everyone You See

Okkervil River - Don't Fall in Love with Everyone You See

  • Sigur Ros – ()
Sigur Ros - ()

Deep through the ages #4 – 1992

Ah, gli anni ’90! Noialtri ci siamo tutti molto affezionati, un po’ perché ai tempi eravamo adolescenti e ai nostri giovanni occhi (e giovani orecchie) tutto appariva nuovo e favoloso, un po’ perché in effetti in quei primi anni ’90 c’è stata una impressionante esplosione culturale, della cultura giovanile, seconda solo a quella degli anni ’60. Fermento artistico ce n’era tanto, se pensiamo che poi sopra ci hanno messo le mani MTV e tutte le grandi corporazioni allora capiamo perché quel movimento culturale sia fondamentalmente sfociato in nulla. Come una volta disse Thurstone Moore dei Sonic Youth “when youth culture becomes monopolised by big business, what are the youth to do? Do you, do you have any idea? I think we should destroy the bogus capitalist process that is destroying youth culture.”

E intanto nel 1992 in giro c’erano band come Nirvana, Sonic Youth, Pavement, Pearl Jam,  ecc. ecc. ecc., giovani, tutti al top della forma. Pronti a cambiare il mondo. Un mondo piuttosto incasinato, a dire la verità: tangentopoli, Falcone e Borsellino, il governo Amato, Scalfaro Presidente della Repubblica, Clinton Presidente USA, la guerra in Jugoslavia, il Dream Team a Barcellona, la rivolta di Los Angeles e il mondo che ricorda Marylin Monroe a 30 anni dalla sua tragica scomparsa, anche se ormai Lady Diana le ruba un po’ la scena. Insomma, ricapitolando: altalena di emozioni, grande pallacanestro e grande musica. Questo è stato il 1992 e quelli qui sotto sono i migliori otto dischi pubblicati quell’anno a parere mio. Date un’ occhiata e se vi va ditemi cosa ne pensate. Mancano i REM, lo so.

PS: previously at #DeepThroughTheAges: 1962 – 1972 – 1982


  • Pavement – Slanted and Enchanted

Pavement - Slanted and Enchanted

  • Faith No More – Angel Dust

Faith No More - Angel Dust

  • Sonic Youth – Dirty

Sonic Youth - Dirty

  • Kyuss – Blues for the Red Sun

Kyuss - Blues for the Red Sun

  • Blind Melon – Blind Melon

Blind Melon - Blind Melon

  • Screaming Trees – Sweet Oblivion

Screaming Trees - Sweet Oblivion

  • Rage Against the Machine – Rage Against the Machine

Rage Against the Machine - Rage Against the Machine

  • Nirvana – Incestide
Nirvana - Incestide

Deep through the ages #3 – 1982

Siamo alla terza tappa del nostro piccolo viaggio da un decennio all’altro, la tappa più difficile: dopo il favoloso 1962 e l’imperioso 1972 si entra negli anni ’80 di cui, francamente, non sono un grande fan. Sì lo so, sugli anni ’80 ci sono tanti pregiudizi, sono molto meglio di come  li si dipinga, c’era un movimento underground fantastico eccetera, direte voi. Avrete pure ragione voi, ma dal canto mio se devo dire la verità individuare gli otto migliori dischi del 1982 non è stato un compito facile; se nei decenni precedenti (e nei successivi) il problema è stato l’imbarazzo della scelta, quì il materiale scarseggiava, quantomeno stando alle mie conoscenze musicali. La cosa si è allora trasformata in un’opportunità, un modo per scoprire qualcosa di nuovo dal suddetto undergound anni ’80. E allora tanto meglio così.

Del resto da noialtri il 1982 non è ricordato tanto per la musica, con Michael Jackson che dominava le classifiche con Thriller, ma per Paolo Rossi e i gloriosi Campionati Mondiali di Calcio spagnoli, che ve lo dico a fare? Per il resto, guerra nelle Falkland, guerra in Libano, i personal computer cominciano a diffondersi e la società ricorda Marylin Monroe a 20 anni dalla sua tragica scomparsa. E in un mondo dominato da gente come Margareth Tatcher e Ronald Reagan la gente è arrabbiata, il punk si diffonde a macchia d’olio e gruppi metal composti da sbarbati capelloni con jeans attillati inneggiano a Satana e roba di questo genere. Eppure molti li rimpiangono, gli anni ’80. Come dicevo però, ho dovuoto scavare, cercare, ascoltare e scoprire roba nuova, ma in fondo ne è valsa la pena, eccome: sono molto soddisfatto degli otto dischi elencati qua sotto, date un’occhiata, ascoltate e se è musica che non conoscete o lontana dai vostri ascolti usuali, provate a dargli una chance.


  • The Cure – Pornography

The Cure - Pornography

  • Bruce Springsteen – Nebraska

Bruce Springsteen - Nebraska

  • Iron Maiden – The Number of the Beast

Iron Maiden - The Number of the Beast

  • The Clash – Combat Rock

The Clash - Combat Rock

  • The Fall – Hex Enduction Hour

The Fall - Hex Enduction Hour

  • Elvis Costello – Imperial Bedroom

Elvis Costello - Imperial Bedroom

  • The Gun Club – Miami

The Gun Club - Miami

  • Dead Kennedys – Plastic Surgery Disasters

Dead Kennedys - Plastic Surgery Disasters

Essere trentenni ieri – Tirar Mattina di Umberto Simonetta e L’Ultima Estate In Città di Gianfranco Calligarich

Il romanzo generazionale sembra appartenere a tempi piuttosto recenti. Parente stretto del romanzo di formazione, con cui condivide la relativa giovane età dei personaggi, si differenzia da esso in quanto l’intenzione è quella di fotografare un determinato periodo storico: c’è quasi sempre il passaggio dall’età adolescente a quella adulta, ma è arricchito da tutto il contesto sociale e linguistico di riferimento, dallo slang al vestire, alle bevande in voga, fino all’immancabile – e fondamentale – palcoscenico cittadino dove si muovono i personaggi. Inoltre solitamente il protagonista del romanzo di formazione è un tipo solitario, che si sente straniero rispetto al consorzio sociale e che quindi, come tale, si districa a fatica nella società, compiendo scelte che vanno in senso contrario al sentire comune. Questo descrivere per contrasto è proprio il segno distintivo: portare in primo piano l’individuo per fotografare una generazione intera.

Eppure, come si diceva all’inizio, quella del romanzo generazionale non sembra una tradizione radicata: azzardo col dire che capostipite, o forse precursore,  sia stato il Giovane Holden di Salinger che, pur con tutte le sue particolarità (per esempio: l’età molto giovane del protagonista), ne riassume tutte le caratteristiche.
In particolare, il genere di cui sopra, sembra aver goduto di improvvisa fortuna oggi, o semplicemente così pare, perché abbiamo meglio sott’occhio il punto della situazione contemporanea. E in effetti, a scavare bene nel passato, viene fuori che non sono solo gli scrittori a noi contemporanei quelli che vogliono catturare un certo sentire comune, un certo afflato  e spirito, carpire le emozioni e le frustrazioni di una generazione, la nostra, che da sempre pare portata a un destino di indecisione e inadeguatezza, no: andando indietro nel tempo – non molto in realtà, basta risalire dal dopoguerra in poi – scrittori che ricercano le stesse cose ce ne sono, eccome. E meraviglia delle meraviglie, quel senso di inadeguatezza, quel sentirsi fuori luogo, quella difficoltà a diventare grandi, be’, sono le medesime. Certo si potrebbe obiettare che le condizioni socioeconomiche siano decisamente diverse, che noi, oggi, non possiamo decidere o essere padroni del nostro futuro, di quello che vogliamo fare, ma il risultato, alla fine, non è molto differente, e conoscere le divergenze con i nostri predecessori non è neppure un male, anche per evitare (o forse no) di diventare come loro. Ma andiamo ai testi.
I libri di cui vi volevo parlare sono stati pubblicati nel ’63 e nel ’73, oggi sono entrambi fuori stampa, e portano come titolo, rispettivamente: Tirar Mattina e L’Ultima Estate In Città. Gli autori? Umberto Simonetta per il primo e Gianfranco Calligarich per il secondo.

Il protagonista del romanzo di Simonetta è Aldino, trentatrenne scapestrato che ha deciso di mettere la testa a posto nella Milano degli anni’60. È arrivato il momento, finalmente, di andare a lavorare, per lui che per anni, dall’immediato dopoguerra a oggi, si è arrabattato con mille lavori diversi, il più delle volte discutibili, riuscendo a scampare la vita da operaio che gli sembrava ineluttabile. Un posto in un garage, è questo che ha trovato (lui voleva fare il commesso, ma è così difficile al giorno d’oggi) e per congedarsi dalla vita bohemienne che si è sempre riservato, decide di farsi un ultimo bicchiere e poi a nanna. Ma quei bicchieri diventeranno tanti e lui, che è un habitué della notte, non riuscirà a sottrarsi agli incontri che Milano, splendida e metropolitana come non mai in questo romanzo, gli metterà davanti, finendo immancabilmente per tirar mattina.
È Aldino che ci parla di  questa ultima notte e lo fa con uno slang a metà tra il dialetto meneghino e il gergo della strada [ la citazione di Stendhal è un chiaro manifesto poetico: Le dialect milanais est plein de sentiment (on sent bien que je ne parle pas du sentiment d’amour), l’intonation de ses paroles exprime la bonne foi et une raison douce…] fondendo tutto in un flusso di coscienza capace di mischiare passato e presente con grande e controllata abilità. Ed è attraverso la lingua e il raccontare del nostro protagonista che riusciamo, piano piano e grazie ai ricordi che improvvisi gli si affacciano alla mente, a conoscere realmente Aldino, un personaggio all’apparenza cinico e senza cuore (le donne, come tratta lui le donne, nessuno) ma che poi , proprio come dice Stendhal a proposito del dialetto, si rivela essere un animo romantico: e lo dimostra per come racconta la storia di Giannetta ad esempio, forse l’unica ragazza che abbia mai amato, o la prematura fine della giovinezza degli amici di un tempo, o ancora la furia di vivere che la guerra aveva messo addosso a tutti loro. Un esempio?
[dopo il primo incontro con Giannetta]

Torno a mettermi lì, inginocchiato vicino a lei: – Cosa c’è?
Sai perché l’ho fatto? – chiede, guardandomi bene in faccia.
Non starei lì a ripensarci troppo, l’abbiamo fatto perché ci faceva piacere di farlo.
Sì d’accordo, chi dice niente, certo che mi faceva piacere … ma anche per un altro motivo.
Accetto che me lo spieghi: ho un po’ di premura a dir la verità, vorrei tornare dal Pinun per via di quelli là che si lamenteranno. E poi è umido adesso a star qui così, eppoi è finita.
L’ho fatto perché non voglio perdere niente, – dice chiarissima, continuando a guardarmi tutta seria.
Si capisce, fai bene: non bisogna mai perdere niente! – condivido frettoloso e allegro. Insiste:
No, no, mio padre lo diceva l’altra sera: non bisogna più perdere un minuto. Perché non è mica finita cosìChi l’ha mai capita quella!
Come sarebbe non è finita così?
La guerra, – va avanti, convinta, – dice mio padre che questo non è che il principio: tutti quanti s’illudono che sia la fine: non è mica vero. Per questo non bisogna perdere niente finché siamo in tempo…
Erano i suoi soliti discorsi da ciula

Aldino si trova a vivere un’epoca di passaggio, esattamente come di passaggio si sente lui adesso che racconta, perennemente in bilico tra giovinezza ed età adulta, ultimo testimone consapevole e in forze di una Milano che fu e che inesorabilmente non tornerà, con l’imperialismo delle grandi aziende arrivato a snaturare un luogo fino a poco prima provinciale, con i suoi bar e i suoi anfratti, dove era possibile trovare un rifugio a tutte le ore del giorno e della notte, più viva della metropoli che è diventata oggi, nonostante le luci e i negozi di catena. E in tutto questo, a dispetto dei quasi cinquant’anni di differenza che dovremmo avere con lui, non possiamo fare altro che sentirlo uno di noi.

E della banda potrebbe far parte anche Leo Gazzara, nullafacente pseudo giornalista sulla soglia dei trenta, che in una Roma inospitale degli anni ’70 vive la sua avventura, raccontata, come già accennato, ne L’Ultima Estate In Città di Gianfranco Calligarich. Anche questo libro, ripubblicato nel 2010 (l’edizione originale era del ’73) da Aragno Editore, è in questo momento fuori stampa (anche se voci di corridoio sembrano confermare una prossima riedizione).  Andato via da una fredda e austera Milano, allontanatosi dal nido familiare con un’unica passione in testa – quella per la letteratura – Leo si ritrova a Roma in cerca di una non meglio specificata fortuna, scroccando cene e baccagliando salotti, cercando di fuggire da un vizio che già una volta lo aveva portato vicino al baratro: il bere. Saranno l’incontro con la tormentata Arianna, ricca e viziata rampolla di una ricca famiglia di Venezia, e il conseguente amore per lei a movimentargli la sua ultima estate in città. Scritto con una lingua più canonizzata rispetto a Tirar Mattina, che vede però un utilizzo maggiore dello slang (i lettori impareranno ad amare le espressioni ricorrenti come: “alzare le vele” per “andare via”, “filarsela”; “sfinocchiato” per “sfigato”; “essere al limite” per “essere allo stremo”), il romanzo presenta anche qui un carattere, quello di Leo Gazzara, inquieto ed estraneo rispetto alla società e agli ambienti che frequenta (in questo caso quello della Roma bene e intellettuale di quegli anni), quasi un solitario insomma, che però ben estrinseca quel sentire comune di cui si parlava in precedenza. È però Giordano, il suo migliore amico, regista alcolizzato e fallito, a teorizzare questa confusione rispetto allo stare al mondo:

“Ho messo a punto una teoria. Grandi invenzioni, le teorie, molto meglio delle pratiche. Guardati intorno,” disse mentre scendevamo per via del Corso tra la gente che usciva dagli uffici, “c’è qualcosa di cui tu ti senta partecipe? No, che non c’è. E sai perché non c’è? Perché noi apparteniamo ad una specie estinta. Siamo solo dei sopravvissuti. Proprio così,” disse fermandosi per accendere un sigaro. Perché, se non lo sapevo, noi eravamo nati mentre la vecchia e bella Europa metteva a punto il suo più lucido, accurato e definitivo tentativo di suicidio. Chi erano i nostri padri? Gente che si massacrava a vicenda sui fronti di patrie che non esistevano più, ecco chi erano. Noi eravamo nati tra una licenza e l’altra e le mani che avevano accarezzato i lombi delle nostre madri grondavano sangue, mica male come immagine, oppure eravamo figli di vecchi, di malati, di rimbambiti. In ogni caso di distrutti o di distruttori. Avevamo i padri più sfinocchiati della storia.

A dieci anni di distanza dal romanzo di Simonetta, Leo non dimostra dunque un cambiamento radicale, così come forse non lo dimostra neppure confrontato con noi. È vero, le situazioni sono molto diverse, i nostri padri non hanno fatto la guerra, non almeno quella fisica, ma è indubbio che in un certo qual modo ci possiamo sentire vicini alle parole di Graziano e pensare che anche noi – e chi non lo ha fatto almeno una volta? -abbiamo avuto i genitori  più sfinocchiati della storia senza tenere conto che i nostri genitori sono gli Aldino e Leo di ieri.
In fin dei conti il risultato è sempre quello, essere figli e crescere passa per forza attraverso un conflitto con i propri genitori. Ma quando poi ci si rende conto che i genitori hanno passato e scritto e vissuto le stesse cose capitate anche noi quando avevano la nostra età, allora un po’ di confusione inizia a ronzarci in testa. E la soluzione non può essere diversa da quella di leggerli questi racconti, e non solo per un valore strettamente letterario, che pure c’è ed è molto alto e rimane forse il motivo più valido, ma anche per divenire consapevoli che passato e presente non sono sempre così distanti  e che ciò che oggi svalutiamo o non apprezziamo, ieri era esattamente, sorprendentemente come noi.

Titolo: Tirar mattina
Autore: Umberto Simonetta
Editore: Einaudi
Dati: 1973, 214 pp.,  fuori stampa

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Titolo: L’ultima estate in città
Autore: Gianfranco Calligarich
Editore: Aragno
Dati: 2010 (1973), 15.00 €

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Deep through the ages #2 – 1972

Dopo il 1962 il mio piccolo viaggio da un decennio all’altro prosegue con quelli che  sono secondo me i migliori dischi del 1972. Gli anni ’70 non hanno bisogno di grandi presentazioni: dopo l’esplosione del decennio precedente il rock ha preso un deciso e completo sopravvento sulla musica leggera e sulla cultura popolare tutta (su quella giovanile in particolare) e comincia a cambiare forma e prendere le distanze dal folk e dal blues: il decennio è appena iniziato ma il glam e il progressive si stanno già imponendo (si sono già imposti?) e all’orizzonte si intravedono il metal (Black Sabbath, Deep Purple) e il punk. A fare da guida in campo musicale è sempre più l’Inghilterra.

Marylin Monroe - Life Magazine1972In giro per il mondo nel 1972 intanto succedono un sacco di cose: nei cinema esce Il Padrino di Coppola, nei bar accanto ai flipper fa il suo ingresso il primo videogioco della storia (il mitico Pong), a Monaco di Baviera si svolgono le Olimpiadi più drammatiche di sempre, gli inglesi si scannano con gli irlandesi, gli americani si scannano con i vietnamiti e il mondo ricorda Marilyn Monroe a 10 anni dalla sua tragica scomparsa. E, come dicevamo, in campo musicale è in atto un’inesorabile rivoluzione. Date un’occhiata all’elenco di artisti e dischi quì sotto e giudicate se si tratti o no di musica rivoluzionaria e se questi siano effettivamente i migliori otto album del 1972. Se così ritenete che non sia, prendetevela con me. Ma non vi scaldate se manca qualcuno che secondo voi avrebbe dovuto esserci e se c’è qualcuno che invece pensate non meriti, queste liste sono sempre soggettive e poi tanto ho ragione io.


  • The Rolling Stones – Exile on Main St.

The Rolling Stones - Exile on Main St.

  • Nick Drake – Pink Moon

Nick Drake - Pink Moon

  • David Bowie – The Rise and Fall of Ziggy Stardust

David Bowie - The Rise and Fall of Ziggy Stardust

  • Randy Newman – Sail Away

Randy Newman - Sail Away

  • Lou Reed – Transformer

Lou Reed - Transformer

  • Big Star – #1 Record

Big Star - #1 Record

  • Neil Young – Harvest

Neil Young - Harvest

  • Tim Buckley – Greetings from L.A.

Tim Buckley - Greetings from L.A.

Deep through the ages #1 – 1962

Lo scorso anno abbiamo commemorato i venti anni trascorsi dal 1991, annata rivoluzionaria e sorpendentemente prolifica dal punto di vista musicale, con un elenco dei migliori dischi pubblicati in quell’anno; l’articolo accese un po’ di dibattito e arrivò anche una rispota: in una sorta di competizione,  un elenco con il meglio del 1971. Ma perché competere, dico io? Perché piuttosto non assumere un sano approccio di studio e di ricerca? E allora adesso l’idea è questa: cinque articoli, cinque viaggi nel tempo. Cosa si ascoltava 50, 40, 30, 20, 10 anni fa? Sono andato a scartabellare nelle date di pubblicazione di alcuni tra i migliori dischi della storia della musica e ho pensato di condividere con voi un po’ di chicche dal 1962, 72, 82, 92 e 2002. Qualcosa avrò certamente dimenticato, qualcosa non vi piacerà, qualcosa l’avrò omessa di proposito. Sentitevi liberi di attaccarmi furiosamente nei commenti.

Ma adesso basta divagare, andiamo ad iniziare. Si parte dal 1962, anno celebre per la scomparsa di Marilyn Monroe, per l’uscita del primo numero di Diabolik e per la scomunica di Papa Giovanni XXIII a Fidel Castro. Sono passati la bellezza di 50 anni. Lo sa bene Robert Zimmerman che ha da poco pubblicato il suo 35° LP mentre in quell’anno, ventenne, usciva con il suo disco d’esordio intitolato semplicemente Bob Dylan. Lo stesso anno si formavano anche un paio di gruppi inglesi piuttosto importanti, tali Beatles e tali Rolling Stones ma i loro primi LP uscivano solo uno o due anni dopo: see you soon, Beatles and Rolling Stones. Come potrete agilmente constatare, nella mia playlist del 1962 dominano il folk, il country, il blues, il soul: sono usciti dei dischi incredibili, ne ho elencati otto per voi. Ho tenuto fuori il jazz per manifesta incopetenza personale (ci tengo solo a ricordare che tra i nomi c’era gente come Coltrane, Mingus, Miles Davis) e il rock and roll manca invece perché a quanto pare nel 1962 non venne pubblicato niente di sensazionale (c’è un disco di Elvis, Pot Luck, ma non lo conosco e non mi sembra ci siano pezzi memorabili), almeno così mi pare. Ve li elenco qui sotto, nudi e crudi, accompagnati solo da un pezzo estratto dal disco;  vi invito a dargli almeno un ascolto, a parere mio sono otto capolavori.


  • Bob Dylan –  Bob Dylan

Bob Dylan - Bob Dylan (cover)

  • Peter, Paul and Mary – Peter, Paul and Mary

Peter, Paul & Mary - Peter, Paul & Mary (cover)

  • Muddy Waters – You Shook Me

Muddy Waters - You Shook Me (cover)

  • Patsy Cline – Sentimentally Yours

Patsy Cline - Sentimentally Yours (cover)

  • The Fabulous Wailers – At the Castle

The Fabulous Wailers - At the Castle (cover)

  • Howlin’ Wolf – Howlin’ Wolf

Howlin' Wolf - Howlin' Wolf (cover)

  • Ray Charles – Modern Sounds in Country and Western Music

Ray Charles - Modern Sounds in Country and Western Music (cover)

  • Johnny Cash – All Aboard the Blue Train

Johnny Cash - All Aboard the Blue Train (cover)