Una donna libera di fine Ottocento

Siamo alla fine dell’Ottocento. Un’epoca ancora troppo incline allo scandalo per poter accettare una giovane desiderosa di avventura, senza alcun desiderio di sistemarsi al fianco di un buon partito. Forse il lungo racconto di Henry James potrebbe essere ambientato anche ai giorni nostri. Cos’è cambiato da allora? Le idee o ciò che si dice di pensare? Ma partiamo dall’inizio: siamo a Vevey, in Svizzera, dove un giorno arriva in visita a una zia un giovane americano di nome Frederick, da tempo residente a Ginevra. La tranquillità del luogo, dominato da un placido lago, è destinata a lasciare il cuore del protagonista, presto invaso dal desiderio, misto a inquietudine, per Daisy Miller, una ragazza americana come lui, giunta in Europa per un viaggio di piacere insieme alla madre e al fratellino.

Inquietudine dicevamo. Henry James non spiega esplicitamente il perché di questo strano sentimento; com’è nel suo stile, indaga i sentimenti dei personaggi in modo che sia il lettore a dare una spiegazione. La sua finezza consiste proprio nel portare alla luce sensazioni confuse di cui capiamo i motivi man mano che procediamo con la lettura. Frederick rimane infatti turbato perché Daisy non è imbarazzata quando parla con lui. Per quanto americana, si dimostra comunque un po’ sopra le righe rispetto alle donne dell’epoca, tutte rossori e ritrosia. Daisy affronta un uomo a viso aperto; ecco cosa lo affascina ma allo stesso tempo spaventa. “[ … ] non era né offesa né emozionata ; non si poteva tuttavia dire che vi fosse nel suo atteggiamento nulla di “sfrontato”, poiché la sua espressione era limpida e composta come l’acqua di sorgente; era assai ben disposta verso la conversazione”.

Ecco il punto: Daisy non è artificiale. Non ha bisogno di schiamazzi e starnazzi per farsi notare da un uomo né di tenergli testa rabbiosamente. È naturalmente “alla sua altezza”. Mi verrebbe da dire che l’Henry James di Daisy Miller sia una sorta di femminista ante litteram. Chissà quante volte lui, così introverso e pacato, avrà provato sensazioni simili di fronte a donne serenamente vitali. Ma anziché trincerarsi dietro un atteggiamento misogino, quello che fa nel racconto (chissà nella vita) è di mettersi dalla parte di lei, ragazza incompresa e giudicata. Specialmente dalla comunità americana residente a Roma, tappa del suo lungo viaggio in Europa, dove Frederick la incontra mesi dopo i pochi giorni passati insieme a Vevey come due vecchi amici. È nella capitale che Daisy subisce maggiormente le critiche dei benpensanti americani, specialmente per la sua frequentazione di “tipici cacciatori di dote romani della razza peggiore”. A rendere triste il racconto, però, è l’incertezza di Frederick, che pur essendo terribilmente attratto da Daisy, rimane a distanza per via di un comportamento che non riesce a decodificare.

Di quale reato si macchia dunque Daisy? Di indipendenza? Di autonomia intellettuale? Di tradimento ai nobili costumi? Sono domande che la triste conclusione del racconto lascia aperte. Noi ringraziamo Henry James per aver anticipato i tempi e rimproveriamo Frederick, che non è stato in grado di combattere i pregiudizi sociali, che tuttavia in fondo al cuore lo inorridivano.

Titolo: Daisy Miller
Autore: Henry James
Editore: Rizzoli
Dati: 2008, 125 p., 6,90 €

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