Mirò e Dalì. Due geni catalani in mostra a Roma

Quando succede che, nel breve arco di un quarto di secolo, nell’ancor più ristretto spazio della regione autonoma della Catalunya, nascano e successivamente operino tre geni incontrastati dell’arte del Novecento, viene da credere alle congiunture astrali e all’influenza di stelle e pianeti sulle umane fortune e disgrazie.  Che Pablo Picasso, originario di Malaga, ma che a Barcellona ha vissuto negli anni della formazione pittorica, Joan Miró, natio della capitale catalana, e Salvador Dalì, il quale, pur conquistando le capitali mondiali dell’arte, non si è mai mosso dalla sua provinciale Figueres – regalandole un visitatissimo mausoleo surrealista –  si siano incrociati, o anche solo seguiti a distanza di pochi anni e pochi passi, sulle Ramblas o ai tavoli intrisi d’assenzio del bar Marsella, è un pensiero di poco meno sconvolgente di quello di Leonardo e Michelangelo che passeggiano nel centro di Firenze.

Joan Mirò, OiseauxA Roma, mentre l’economia catalana, come quella spagnola – e non solo -, è al collasso e le strade di Barcellona si fanno sempre più  povere e pericolose, si è deciso di prorogare fino al 23 agosto la bella mostra Poesie di luce, che raccoglie 80 lavori di Mirò, allungando di una altro mese la coabitazione capitolina tra il grande maestro del colore e quel terzo surreale polo della triade sopracitata, che, in perfetto e trionfante stile daliniano, si presenta con ben 130 opere. Manca Picasso per vestire interamente l’urbe eterna di “blaugrana”, ma  bastano l’incisivo Oiseaux (1973) o il Senza titolo del 1978, presenti al Chiostro del Bramante, o i celeberrimi Angelus architettonico di Millet (1933) e la Madonna di Port Lligat (1950) – emblematici di due fasi distinte della carriera di Dalì – che dominano con altri capolavori al Complesso del Vittoriano, a colmare il vuoto cubista.

Salvador Dalì, Angelus architettonico di MilletEntrambi gli artisti erano assenti da Roma da molto tempo, Dalì addirittura da sessant’anni, e allora si può anche concedere qualche mancanza e qualche leggera approssimazione alle due rassegne, che, nel complesso, risultano assolutamente godibili. Miró, in Italia, non è mai stato compreso fino in fondo, e Poesie di Luce si aggiunge alle tante mostre che, negli ultimi due anni, stanno segnando, finalmente, una tarda infatuazione del pubblico italiano per il grande artista, dalla Valle d’Aosta alla Toscana, nel tentativo di rimediare a questa immensa lacuna. Dalì è sempre stato amato e conosciuto. Lo è stato, anzi, a tal punto, che dedicargli una grande mostra appariva un’operazione eccessivamente commerciale e dozzinale, svilendo le sue reali, immense doti artistiche dietro quell’eccesso di maestria comunicativa che ha fatto del suo volto un’icona popolare, come quello di pochi altri artisti prima e dopo di lui.

Cogliere la possibilità di godere consecutivamente dell’arte del fanciullesco Miró, che Jacques Prévert aveva definito come «un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni», e della mastodontica personalità dell’istrionico Dalì, tradotta in dipinti tecnicamente perfetti e immaginativamente incomparabili, è un’occasione da non perdere per immergersi nel cuore della creatività catalana. Caro Picasso, sarà per la prossima volta.

Joan Miró. Poesie di Luce
Fino al 23 agosto 2012
Chiostro del Bramante, Roma
www.mostramiro.it

Salvador Dalì. Un artista, un genio
Fino al 1° luglio 2012
Complesso del Vittoriano, Roma
www.comunicareorganizzando.it

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