La grande festa

È un linguaggio profondo e complesso quello con cui ci parlano coloro che abbiamo amato e non sono più con noi, ineffabile come il paese che abitano. È sulla scia di questa riflessione che prendono vita le pagine de La grande festa, l’ultimo libro di Dacia Maraini. Intenso come il tema scomodo di cui parla: la morte. Intimo come i rapporti che la scrittrice ha avuto con le persone che tratteggia al suo interno. A partire dalla sorella Yuki, scomparsa prematuramente, di cui la Maraini tiene a sottolineare la forza, il talento musicale e la curiosità. Ma c’è anche Fosco, il padre bello e amato, ricordato per l’indipendenza a la passionalità. Che dire poi di Alberto Moravia, viveur e gioioso intrattenitore? E di Pasolini? Della Callas? Tutte persone importanti, nel raccontare le quali la Maraini si mette profondamente in gioco: non è infatti da tutti riuscire a scrivere dei cari che non ci sono più; e con la delicatezza, a tratti quasi naif, della scrittrice.

I ricordi sono ciò che ci lega a chi non è più fisicamente accanto a noi e la scrittura funge sicuramente da ponte, oltre ad avere un effetto pacificante sull’animo umano, fin troppo scosso da questo mistero insolubile. Ma la memoria serve alla scrittrice anche per fare riflessioni di più ampio respiro su ciò che l’occidentale contemporaneo pensa sulla morte e sui suoi modi di elaborazione … che quasi non esistono. Basti pensare a come trattano i morti in India e a come in Italia: gli indiani celebrano quello che per loro è un rito di passaggio come un altro, anche se più doloroso. Bruciare il corpo sulla sponda di un fiume è sicuramente, secondo la Maraini, meno squallido che rinchiuderlo all’interno del classico cimitero di città nostrano, più simile a un condominio-alveare che a un luogo di pace. Ed è anche da come noi elaboriamo la morte e dall’idea che abbiamo dei morti che si possono capire tante cose sulla nostra società. Inutile nascondere quanto abbiamo paura dell’argomento. Basti pensare, ci ricorda la scrittrice, ai film horror, che invariabilmente hanno zombi ed esseri provenienti dall’aldilà come protagonisti delle loro non storie.

Come non è da tutti parlare dei momenti più brutti della malattia che ha portato via a chi narra l’amato compagno di vita. La scrittrice sembra abbia fatto pace con se stessa e il mondo, tale è la calma e la dolcezza con cui rievoca ricordi anche dolorosi. Ma non dev’essere stato un lavoro facile. Di fronte a La grande festa, abbiamo l’impressione di leggere le pagine di un diario segreto ed è questo a far scorrere il libro a gran velocità. Non esistono buchi nella narrazione né possibili momenti di noia per il lettore. Perché abbiamo a che fare con stralci di vita vera e non inventata. Abbiamo modo di entrare nella vita dell’autrice e degli altri personaggi, come guardandoli attraverso un discreto buco della serratura. Perché la Maraini ci racconta di loro lati a noi sconosciuti, ma rispettosamente. Veniamo a scoprire, ad esempio, che Pasolini era attaccatissimo alla madre, che lo proteggeva come un bambino. Al punto che lui non sapeva nemmeno scaldarsi il latte al mattino. Che Moravia amava le camice dai colori sgargianti. Che la Callas si chiedeva insistentemente se il suo amore per Pier Paolo fosse ricambiato. Piccoli aneddoti che ci permettono di delineare meglio figure che generalmente vediamo come lontane.

Perché? Pare quasi che abbiamo una sorta di senso di colpa che ci perseguita verso le persone che non ci sono più: abbiamo dei debiti non onorati con loro per caso? È una bella domanda, su cui vale la pena soffermarsi. Perché poi rinchiudere corpi inerti dietro a spessi muri di cemento, premurandosi di non lasciare nemmeno una fessura aperta? Sono solo sanitarie le cause? Perché allora nei Paesi scandinavi, tra una tomba e l’altra, ci sono anche dei giochi per i bambini? È solo un fatto di organizzazione superiore alla nostra? Un approccio freddo, poco sacrale, alla morte? Sembrano argomenti frivoli ma estetica ed etica, ci ricordano i filosofi, non sono che due facce della stessa medaglia. Trovarsi di fronte a muri grigi e fiori finti o a un campo alberato ha cause ed effetti diversi sull’animo umano. Insomma, scrivere per sopravvivere, per abbracciare chi non c’e più ma anche per restituire bellezza (quella umanamente possibile) a un evento vissuto il più delle volte come orrorifico, estraneo, lontano.

Titolo: La grande festa
Autore: Dacia Maraini
Editore: Rizzoli
Dati: 2011, 224 pp., 16,00 €

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