Storie a confronto – Una chiacchierata con Federica Manzon e Vincenzo Latronico

[21:39:02] cataldo: Ma insomma cosa state tentando di dirmi, che volete creare un nuovo tipo di romanzo? Che sia epico e frammentato allo stesso momento? Cosa avete in testa?

[21:40:26] vincenzo latronico: Be’ – non credo che sia “nuovo”, ma forse è una cosa interessante. “Epico” e “frammentato” potrebbero essere due buoni aggettivi per descrivere certi aspetti del mondo che ci circonda, no? I flussi di denaro e di migrazioni, le guerre-lampo o non troppo lampo, la crisi a singhiozzo…

[21:41:24] federica: Ma, io non sono sicura dell’uso della parola epica (fa troppo new italian epic) ma sicuramente per me il compito di un romanziere è di consegnare una narrazione che sia il più possibile universale, che renda emblematico il qualunque… e ovviamente, essendo passati attraverso avanguardie e postmodernismi una certa riorganizzazione del normale piano di narrazione credo venga spontaneo

[21:42:07] vincenzo latronico: Be’, al contrario della Italian Epic, “epica” è in italiano.

[21:42:15] vincenzo latronico: …

[21:42:24] federica: 🙂

[21:44:07] cataldo: Voi prima mi avete detto che il vostro desiderio è raccontare lo spirito dei tempi. Secondo voi è davvero possibile farlo? Per comprendere un periodo non bisognerebbe aspettare il giudizio della Storia?

[21:46:05] federica: Bisognerebbe aspettare il giudizio della Storia per dare un giudizio, per tirare le fila, per dire dove stanno i buoni e dove i cattivi (ammesso che ci si riesca). Per me il compito del romanziere non è quello di mettere le cose a posto in maniera definitiva o dare giudizi ma, quando gli riesce, di mostrare la realtà che abbiamo sotto gli occhi facendocene vedere le ombre e gli interstizi che molto spesso sfuggono… una cosa del genere.

[21:46:17 ] vincenzo latronico: Sono d’accordo, credo. Già da piccolo mi rimproveravano l’impazienza.

[21:48:38] cataldo: Poi sarà il tempo a dire la sua, anche sull’opera dello scrittore. Insomma bisogna quantomeno provarci, no?

[21:49:13] federica: sì, credo sia arrivato il momento anche per lo scrittore italiano di credere nel potere delle storie.

[21:49:59] vincenzo latronico: Ecco, appunto. Che il problema è un po’ questo, no? L’idea che si DEBBA tentare di parlare di storie importanti, o rilevanti, per qualche senso del termine.

[21:50:18] vincenzo latronico: Poi magari lo si fa male, o superficialmente, o in modo noioso e assordante e vano, ma almeno ci si prova.

[21:54:27] cataldo: Torniamo a parlare di Tommaso, Alfredo e Donka. Sono tre ragazzi, tre uomini che grazie all’ambizione riescono ad arrivare in alto, da un punto di vista strettamente materialistico loro “arrivano” (forse per Donka è un po’ diverso). Ecco raccontare invece di chi non ce la fa, di chi è tagliato fuori (per carattere, risorse o quant’altro) è forse meno interessante?

[21:56:45] vincenzo latronico: Non credo che sia meno interessante. Di certo, forse, ti dà una gamma di situazioni ed emozioni diversa. Puoi raccontare una guerra dal punto di vista del generale o del soldato (o dell’amante della di lui moglie), e avrai tre storie diverse. Personalmente, a me interessava, in questo caso, il punto di vista di un soldato che diventa generale dopo aver avvelenato un paio di colonnelli, vincendo alla lotteria la boccetta di stricnina.

[21:57:16] federica: Parlo per Tommaso: Tommaso non “arriva” in maniera definitiva, a un certo punto della sua vita è vero le sue ambizioni sembrano ripagate, ma le cose sono più complicate. Qual è la sua vera ambizione? Il successo nella carriera o trovare quello che sempre gli manca? Quando sembra essere arrivato in realtà parte, si stacca e torna indietro. Secondo me non sono interessanti né i vincenti né i perdenti, ma i personaggi che sentiamo vicini perché si fanno sedurre dai propri sogni, poi dubitano, cedono, si contraddicono, hanno paura…

[22:00:12] cataldo: Io una domanda da intervista doppia ve la devo fare però, perdonatemi, la tentazione è troppo forte. Fin dall’inizio sto ripetendo che i vostri romanzi si toccano, hanno elementi in comune. Adesso quello che vi chiedo è: Federica in cosa senti il romanzo di Vincenzo lontano dal tuo? E Vincenzo in cosa senti quello di Federica lontano dal tuo?

[22:02:50] vincenzo latronico: Due cose, su tutte: il respiro cronologico e l’investimento emotivo. La storia di Federica ha uno sviluppo temporale molto vasto, che io non sarei riuscito a gestire, da una parte, e che dall’altra avrei trovato un po’ troppo dispersivo rispetto a quello che volevo scrivere (ma forse è solo che non lo avrei saputo gestire). La sua voce narrante, inoltre, ha a tratti una vicinanza e un affetto per Tommaso che sento molto lontano dal mio rapporto con i miei personaggi, in generale – che tratto come cadaveri o come qualcosa che fra poco si trasformerà in un cadavere.

[22:03:32] federica: Le voci narranti, il motivo per cui raccontano la storia, sono diversi. E questo cambia tutto. La mia narratrice racconta questa storia perché è innamorata di Tommaso e crede che le storie abbiano un potere magico per davvero. Tutto il resto viene dopo.

[22:04:02] vincenzo latronico: Bella sovrapposizione

[22:04:04] federica: abbiamo detto praticamente la stessa cosa 🙂

[22:08:25] cataldo: ragazzi io avrei terminato le domande

[22:08:31] cataldo: siete stati bravi

[22:08:36] vincenzo latronico: Adesso però ne faccio io una a Federica

[22:08:40] vincenzo latronico: che è anche una confessione:

[22:08:45] vincenzo latronico: e si compone di tre parti

[22:08:49] federica: ?:)

[22:09:23] vincenzo latronico: a) Anche a te dicono sempre: “Ma perché lo hai scritto così lungo?” o “Non poteva essere più corto?” b) Anche tu reagisci con un’irritazione che fatichi a celare? c) E che cosa rispondi?

[22:09:41] federica: a) sì

[22:09:46] federica: b) sì

[22:10:08] federica: c) che a me, lettrice, piacciono i libri lunghi.

[22:10:25] federica: e poi tieni in tasca un libro di poesia

[22:10:37] vincenzo latronico: Potrei rubarti la risposta. La mia, che celo malissimo l’irritazione, è che Winnie the Pooh è cortissimo.

[22:10:54] federica: rubata!

[22:11:21] vincenzo latronico: Ah, un’altra: a posteriori, cambieresti qualcosa di _sostanziale_?

[22:11:37] vincenzo latronico: Certo che vengono sempre mezze idee, tolgo questa frase, riscrivo questa scena. Ma cose grosse?

[22:11:44] vincenzo latronico: Io penso che cambierei titolo, ad esempio.

[22:12:08] federica: il tuo titolo è bellissimo. Non provarci!

[22:12:27] vincenzo latronico: Eeeh ma se si fosse intitolato “Le istituzioni repubblicane”? È più sbruffone, forse, ma insomma.

[22:12:48] federica: ribadisco: non ci provare!

[22:13:07] vincenzo latronico: (h) [è un emoticon, se volete, trovatevelo n.d.r]

[22:13:16] vincenzo latronico: Non hai risposto, comunque

[22:13:48] federica: io una volta in stampa non rileggo più. Tommaso va bene così, imperfetto e amatissimo.

[22:14:28] vincenzo latronico: Ecco, fregato, come sempre. L’ultima parola alla signora.

 

 Titolo: La cospirazione delle colombe
Autori: Vincenzo Latronico
Editore: Bompiani
Dati: 2011, 387  pp., 15,00 €

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Titolo: Di fama e di sventura
Autori: Federica Manzon
Editore: Mondadori
Dati: 2011, 435 pp., 19,50 €

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0 risposte a "Storie a confronto – Una chiacchierata con Federica Manzon e Vincenzo Latronico"

  1. Barbara 10 gennaio 2012 / 11:46

    Bella intervista, interessante soprattutto perché offre uno spaccato abbastanza illuminante sulla narrativa italiana spesso sminuita dalla ingombrante personalità di quella straniera. Mi lascia però molto perplessa (direi meglio che l’ho trovato irritante) l’atteggiamento un po’ superficiale nei confronti dei testi brevi e, peggio, nei confronti di un capolavoro della letteratura per l’infanzia quale è certamente Winnie the Pooh di Milne e Shepard.

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