Le lenzuola sporche dei fantasmi si lavano in famiglia

È molto difficile parlare di questa storia gotica senza svelarne il finale. Cercherò di farlo nel rispetto del lettore appassionato del genere che invito caldamente a procurarsi questo racconto di fantasmi di Mary Wilkins Freeman Il vento nel cespuglio di rose edito da Coniglio editore nella deliziosa collana curata da Riccardo Reim.

E invito gli appassionati del genere perché, non mi stancherò mai di sottolinearlo, il vero orrore risiede in queste pagine perbene, nei passi ovattati e morbidi della buona educazione, nelle maniere cortesi e determinate di signore borghesi di mezza età, e non piuttosto nella pelle trasparente di certi vampiri che si aggirano mellifluamente minacciosi e fascinosamente ingombranti tra gli scaffali delle nostre librerie; specie d’estate.

Mary Wilkins Freeman, scrittrice americana, è nata il giorno di Halloween; non poteva che scrivere di fantasmi dunque, è l’ovvietà del caso. L’America puritana dei suoi tempi trova spazio e luogo nei suoi racconti in cui il cupo non detto e il mistero angosciante sono pura espressione di una pressione sociale reale e concreta che si attua soprattutto all’interno della famiglia, microcosmo a sé stante, e per questo ancor più chiuso, che si inserisce a sua volta in una società altrettanto misurata e cieca. Il soprannaturale che si specchia nella realtà e in essa trova la sua più pura espressione.

Una donna di mezza età arriva, dopo un viaggio già denso di rimandi ambigui, nella casa della defunta sorella con l’intenzione di adottare la nipote rimasta orfana. Viene accolta da una serie di eventi/sensazioni angosciose, da una matrigna ingombrante che gestisce la casa e l’ospite con costruita intransigenza, insinuando di continuo dubbi e incertezze nella già fragile predisposizione d’animo della zia e, non per ultimo, da un cespuglio di rose che dal portico manda messaggi lugubri e preoccupanti. Sul finale, come da premessa, non dirò nulla se non che è espressione dello stile della Wilkins che intreccia e mescola reale e irreale laddove l’uno giustifica e al contempo complica l’altro. Il tutto condito da un’ostilità che non è mai violenta ma che impregna ogni atto, fino al più estremo.

A seguire  La camera a sud Ovest sempre della Wilkins, e, in linea con la struttura della collana, le due appendici; la prima dedicata come sempre alla Scapigliatura italiana con un racconto di Luigi Gualdo, La canzone di Weber, che da solo vale l’acquisto, e la seconda con la resa in fumetti di Frankestein.

Della stessa collana abbiamo letto Olio di cane di Ambrose Bierce e La monaca insanguinata di Charles Nodier.

 

Titolo: Il vento nel cespuglio di rose
Autore: Mary Wilkins Freeman
Editore: Coniglio editore
Dati: 2011, 119 pp., 10,50 €

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