Sogni da guardare

Dulcis in fundo, LuzzatiScenografo e illustratore il primo, regista il secondo, accomunati l’uno all’altro da una delle esperienze più feconde del teatro italiano di fine Novecento. Nel 1975, infatti, Emanuele Luzzati e Tonino Conte decisero di dare vita a una compagnia teatrale che producesse degli spettacoli allo stesso tempo divertenti e in grado di arricchire culturalmente il pubblico, nella più ampia libertà di scelta artistica da parte dei direttori della compagnia stessa, che firmavano la maggior parte delle produzioni, né legati all’avanguardia, né, tantomeno, al teatro ufficiale. Il Teatro della Tosse di Genova, inaugurato con la produzione di Ubu Re di Alfred Jarry, che diventò una sorta di manifesto artistico della compagnia, segue ancora oggi lo spirito dei suoi due fondatori – quello stesso spirito di divertimento, stravaganza e diversione rispetto al quotidiano che traspare come caratteristica prima dalle opere esposte in questa doppia personale alla Galleria Davico di Torino.

Le quarantacinque opere che compongono la mostra Sogni da guardare sono fiabesche e maliziose sul lato dei variopinti bozzetti di Luzzati, ironicamente pop e surreali, invece, da quello dei collage di Tonino Conte. Le opere di quest’ultimo sono creazioni recenti, come spiega lui stesso in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa. «Tutto è cominciato per gioco, come passatempo e senza grandi ambizioni.» Proprio il loro spirito ludico rende le opere estremamente godibili e fresche, e sopperisce al fatto che esse non siano particolarmente originali. In un certo qual modo, i collage di Conte sanno anche essere dissacranti, nel momento in cui presentano un affascinante volto femminile dalle labbra rosso fuoco che spunta dal famigerato orinatoio di Duchamp – dissacrano il simbolo stesso della provocazione e della dissacrazione artistica.

I personaggi di Luzzati, invece, nulla hanno a che fare con questo mondo. Sono protagonisti incantati di racconti aerei e sognanti. Regine dai volti gentili, re di castelli di carta dalle ampie gote rosse, arlecchini che si stagliano su sfondi tenui. Tra le opere in mostra, sono presenti anche i bozzetti delle scenografie di quel primo Ubu Re che inaugurò la fortunata avventura del Teatro della Tosse. L’opera, però, che domina su tutte le altre è il grande olio su legno intitolato Dulcis in fundo, che, raffigurando il finale del Re Bischerone di Domenico Batacchi, è anch’esso un ricordo dei primi spettacoli ideati assieme al regista.

Un collage di Tonino ConteSe per Conte l’approccio alle arti figurative è recente e nei suoi collage traspare l’entusiasmo di questa nuova forma espressiva, Luzzati è un maestro di lunga data, scomparso nel 2007 all’età di 85 anni. Entrambi, però, sono accomunati dalla dimensione onirica che domina le rispettive opere. Seppur declinati con accenti diversi, sempre di sogni si tratta, fughe da guardare per sottrarsi al peso della realtà, come una bella commedia teatrale.

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