Paesaggio di Londra criminale al tramonto

Dopo decenni trascorsi nell’ombra a rodersi il fegato per il successo degli altri, sono sempre più numerosi gli sceneggiatori di talento che decidono di passare alla macchina da presa sperando che, così, qualcuno ricordi il loro nome.
È il turno di William Monahan, sceneggiatore di fiducia di Ridley Scott (Le crociate, Nessuna verità) e, occasionalmente, di Martin Scorsese (The Departed). Premesso che nessuno dei film da lui scritti mi ha mai entusiasmato (no, nemmeno The Departed) volevo comunque scoprire come avrebbe potuto cavarsela Monahan al di fuori dell’ombra (magari un po’ soffocante) dei grandi nomi con cui ha collaborato.

London Boulevard è un gangster movie un po’ atipico che pesca sfacciatamente nei ricordi della nouvelle vague e nel cinema noir della vecchia Hollywood.
La storia, tratta dal romanzo di Ken Bruen, inizia il giorno in cui Mitchel (Colin Farrell) esce di prigione. Come tanti che hanno sperimentato l’ospitalità delle patrie galere, Mitch ha deciso che in quel posto non ci vuole più mettere piede, e che, di conseguenza, vuole vivere una vita pulita.
Ma, come prescrive la tradizione di genere, il proposito è più facile a formularsi che a mantenersi. Gli amici e i contatti di Mitch appartengono tutti al vecchio giro e persino la lussuosa casa dove Mitch risiede insieme all’amico e socio Billy, non è stata esattamente acquistata né presa in affitto.

Per cercare di guadagnare quanto basta per avere “un letto su cui dormire e qualcosa da mangiare” (ma davvero è questo ciò che desidera?) Mitch accetta uno strano e indefinito lavoro per conto di ancor più strani e indefiniti padroni. Svolgendo mansioni a metà tra guardia del corpo, manovale e dama di compagnia, Mitch si ritrova nella casa di una celeberrima attrice, Charlotte (Keira Knightely). La donna – in parte esasperata dall’insistenza quasi sadica con cui i paparazzi la assediano, in parte vittima delle sue personali nevrosi – ha deciso di rinchiudersi in casa ed evitare qualunque contatto con l’esterno.

La prima parte della storia, nonché l’intera campagna pubblicitaria, suggeriscono che la narrazione ruoti intorno al rapporto tra questi due personaggi problematici che, ognuno con i propri difetti, sembrano comunque destinati a sviluppare una tenera storia d’amore. Invece il ruolo di Keira Knigthley in questo film è poco più di quello di rendere plausibile una scena in cui sia lei che Colin Farrell siano parzialmente svestiti. Tolta questa tensione erotica (peraltro piuttosto debole) la funzione del suo personaggio resta piuttosto misteriosa e decisamente accessoria.

È possibile che, nell’intento dell’autore, la figura di questa diva ossessionata e fragile e del suo bizzarro e devoto manager (David Thewils che, per quanto mi sforzi, per me rimarrà sempre il professor Lupin di Harry Potter) sia una citazione da uno dei migliori film noir della storia del cinema: la splendida Gloria Swanson e il suo maggiordomo Heric von Stroheim in Viale del Tramonto (Sunset Boulevard), esplicitamente richiamato anche nel titolo.
In effetti Monahan ogni tanto viene colto dalla sindrome del primo della classe e dall’irrefrenabile desiderio di mostrare al pubblico quanti film abbia visto e quante cose abbia imparato: da Wilder, da Truffaut, da Tarantino solo per dire quelli più sfacciatamente omaggiati.

Se si vuole realizzare un film che ammicca ai cinefili, però, ci si espone al rischio che una parte degli spettatori concluda che il paragone è decisamente impietoso, e che, va bene divertirsi con le citazioni, ma se la storia è debole, il film, comunque, non decolla.

Tuttavia, eliminata l’improbabile storia d’amore e il citazionismo compulsivo, London Boulevard è un film che ha anche i suoi pregi.
In primo luogo Colin Farrell, che conferma di non essere solo muscoli e sopracciglia ma di saper persino recitare dignitosamente, quando vuole. Poi una buona sottotrama criminale che si regge abbastanza bene fino alla lunga e ben riuscita sequenza finale: in un crescendo di violenza così efferata da diventare quasi commedia, Monahan trova finalmente la sua personale e originale dimensione autoriale.
La violenza, alla fine, non può portare che alla violenza e non esistono criminali buoni o criminali cattivi, solo criminali vivi e criminali morti.
Davvero notevoli gli ultimi minuti, bellissima l’inquadratura finale. Quasi alla Orson Welles. Ma si era detto basta con le citazioni.

 

London Boulevard, USA/GB 2010
regia di William Monahan
tratto dal romanzo omonimo di Ken Bruen
con Colin Farrell, Keira Knightley, David Thewils, Anna Freil
103 minuti
o1 distribution
nelle sale dal 10 Giugno 2011

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