Gnomeo e Giulietta: un mondo di pigmei molesta Shakespeare

Il mondo sprofonda nell’abisso. Ovunque e in qualsiasi momento si apre un fronte di guerra. Che c’è di nuovo, si dirà? È una storia vecchia questa, vecchia proprio come il mondo. L’unica differenza rispetto al passato è che oggi le guerre hanno cambiato nome e spesso si chiamano missioni umanitarie. Perché non rispolverare allora in tale clima un altrettanto vecchia storia di odio, rancori e discordie mortali che vede contrapposte due famiglie? A  riproporre in forma di avventura animata, ma assai vecchio stile, la più celebre storia d’amore della letteratura mondiale, Romeo e Giulietta, tragedia di William Shakespeare, oltretutto  già ripresa in differente versioni cinematografiche, ci ha pensato, ultimo in ordine d’arrivo, il regista Kelly Asbury (forte del suo precedente Shreck 2, già autore dello script de La Bella e la bestia, e nello staff creativo di Nigthmare Before Christmas e Kung Fu Panda). La morale, infatti, è sempre quella: prendi un gran classico e concialo, o guastalo a seconda dei gusti, per le feste. Stavolta, tra le salse già esistenti, la salsa è composta in versione cartoon animato-fantasy-soft; il più infantile tra i prodotti sfornati dalla Walt Disney,  s’intitola  Gnomeo e Giulietta, perché ha per protagonisti nani kitch da giardino.

“Due famiglie, di eguale dignità, nella bella Verona, dove la scena è collocata, piombano per rancori antichi in una nuova discordia, che insozza le mani dei cittadini col loro stesso sangue”. Così, nell’originale. Nella città natale di Shakespeare le passioni ostili attanagliano proprio tutti, persino gli gnomi. A Verona Road, strada tranquilla del residenziale Stratford-Upon-Avon (non a caso il luogo londinese che ha dato i natali allo stesso Shakespeare), si fronteggiano due vicini: il signor Capulet e la signora Montague (ricordate? I “vecchi” Capuleti e Montecchi), a colpi di diverbi e fanatismo a oltranza per il giardinaggio. I loro giardini confinanti sono musei all’aperto con tanto di esposizione di gnomi che, quando gli umani si allontanano, inscenano gli stessi vizi, gli stessi comportamenti negativi e irosi dei rispettivi proprietari, ma senza motivi precisi che non siano l’imitazione fine a sé stessa dei difetti umani. Solo per il fatto di indossare cappelli appuntiti di differenti colori, rosso e blu, le statue di gesso dei due giardini ingaggiano una guerra senza fine a colpi di sfide, dispetti, irruzioni nel territorio nemico, gare di velocità in sella a enormi tagliaerbe.

Ma il caso vuole che i figli dei capi dei due giardini, il blu Gnomeo e la rossa Giulietta, si incontrino al buio in campo neutrale, una serra in cui vanno entrambi a cogliere un’orchidea rara, e allora scoppi l’amore, fino ad accorgersi alla luce di appartenere a fazioni nemiche. Il plot si complica e si movimenta restando tuttavia nello schematismo, coinvolgendo persino Shakespeare stesso, perché Gnomeo in una carambola di peripezie si ritrova in testa alla statua parlante, a tu per tu con l’autore che preannuncia il finale tragico (una delle poche soluzioni originali del film). Così non è, non può essere, perché il cartoon per bambini deve di necessità concludersi bene. La modalità “citazionistica” usata, tipica dell’animazione firmata Dreamworks, (la firma è Disney ma parte del team di realizzazione è costituito da ex della Dreamworks), non gioca a favore dell’originalità. Della tridimensionalità non ce ne siamo accorti, perché è stata “somministrata” al pubblico misto, bambini e adulti, una visione in 2D.

Il momento della storia più coinvolgente, ironia della sceneggiatura non ben riuscita, non ha a che fare con i nanetti: è l’incursione di un personaggio stravagante, un fenicottero di plastica, Piuma Rosa, (doppiato in italiano dall’attore Francesco Pannofino). Da quel momento c’è un flashback malinconico sui trascorsi amorosi del fenicottero che coinvolge finalmente anche lo spettatore adulto. Poi, tutto torna a essere di maniera,  infantile e mellifluo, dalla grafica tonda, rassicurante e zuccherosa dei personaggi ai loro dialoghi. Come se non bastasse, la versione italiana è aggravata dalle scelte di doppiaggio. Se nella versione originale, le voci sono di James McAvoy, Emily Blunt, del premio Oscar Micheal Caine, di Maggie Smith e persino del cantante Ozzy Osbourne, in casa Disney Italia (la Disney ha distribuito il film) si è scelto di accentuare la contrapposizione tra le famiglie ricorrendo ai dialetti: i blu parlano dialetti veneti, torinesi, lombardi e sono spocchiosi e antipatici; i rossi parlano napoletano, siculo e calabrese e sono indisciplinati, rumorosi, incivili. Il fenicottero, quasi a mo’ di arbitro conciliatore, taglia la testa al toro e parla il dialetto mediano, il romanesco. Se l’intento voleva essere sedurre gli spettatori, forse ci riesce con i piccoli, ma non con i grandi, ormai smaliziati, che anzi la scelta linguistica irrita, conferisce un carattere ancor più convenzionale e furbesco all’insieme. La rana Nanette, “balia” di Giulietta, irrigidita in una convenzionale parlata napoletana, per cominciare, il cattivo Tebaldo, siculo come un padrino di seconda mano, e gli altri diventano maschere trite e ritrite, e i “mizzica” o i “baciamo le mani”, sparsi qua e là, proprio non si possono sentire.

A parziale riscatto di questi gnomi  ridotti a macchiette, interviene la loro anima “pop”. La colonna sonora infatti è affidata a sir Elton John (già vincitore dell’Oscar per le musiche di Re Leone, che è anche tra i produttori esecutivi del film siglato Touchstone) che con Lady Gaga e Nelly Furtado canta le canzoni del film, alcuni dei suoi migliori successi: Crocodile Rock, Saturday Night’s Alright for Fighting, Don’t Go Breaking My Heart, Love Builds A Garden, Your Song, Rocket Man, Tiny Dancer, Bennie and The Jets, Hello Hello.

Anche qui, però, la misura è colma: la pellicola è inondata di canzoni (di cui certo non si discute l’impatto sonoro), che vanno a riempire vuoti, deviando verso la tentazione del musical l’assenza di dialoghi convincenti, di idee originali a causa di una rilettura povera e troppo infantile, persino per un pubblico di piccoli, della storia di Romeo e Giulietta. “Questa è una storia sulle differenze, sui danni dell’intolleranza, su come le diversità possano essere superate solo con un po’ di buona volontà – ci ha tenuto a spiegare lo stesso regista all’uscita del film – Se riflettiamo su come stanno andando le cose nel mondo in questo momento, direi che Gnomeo e Giulietta  può fare anche molto riflettere, oltre che divertire”. Va bene l’intento educativo e la chiosa morale, ma perché molestare William?

Titolo originale: Gnomeo & Juliet

Animazione
Ratings: Kids, durata 84 min.
Gran Bretagna, USA 2011. – Walt Disney

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