The Black Brothers

Dopo una lunga assenza, il regista John Landis torna al grande schermo con una storia piuttosto bizzarra: la vicenda di Burke e Hare, due immigrati irlandesi che, nella Scozia di inizio Ottocento, uccisero diciassette persone per venderne i corpi a un istituto di ricerca anatomico.

La storia, ancorché sorprendente, è vera (“tranne per le parti che non lo sono”, come precisa Landis all’inizio del film) e i due malfattori sono piuttosto celebri nelle British Isles tanto che sono già stati protagonisti di racconti letterari – come quello di Robert Louis Stevenson – pièce teatrali e film hollywoodiani – come quello celeberrimo con Boris Karloff e Bela Lugosi – tutti ispirati alla loro vicenda. A dire il vero, però, prima di Landis nessuno aveva mai pensato di trasformare questa storia in una commedia.

Nel pieno dell’entusiasmo illuminista, a Edimburgo svolgono la propria attività ben due rinomatissime scuole mediche: quella del dottor Knox e quella del dottor Monroe. Per entrambi gli istituti, il principale elemento di prestigio e richiamo è l’insegnamento dell’anatomia “dal vivo” (se così si può dire), ovvero mediante la dissezione di cadaveri umani. Secondo la legge del tempo, però, solo i corpi dei criminali giustiziati o dei senzatetto non reclamati possono essere, come dire, lasciati alla scienza. Questo rende ogni cadavere di malfattore una risorsa ambita e contesa dai due titolari delle scuole rivali. Ma Monroe ha gli appoggi politici giusti e riesce a ottenere un’esclusiva.

La domanda, si sa, crea l’offerta e ai problemi di Knox rispondono due improbabili imprenditori (già esperti del settore in quanto profanatori di tombe) che si offrono di procurare all’illustre scienziato una così inusuale materia prima. All’inizio i due complici si limitano a portare a Knox persone accidentalmente decedute per cause naturali. Poi l’affare prende loro la mano e i due si trasformano in assassini seriali.

La vicenda è, a suo modo, gustosissima e la rete abbonda di notizie su questo sconvolgente fatto di cronaca.
Landis, come è giusto che sia, si prende qualche licenza presentando una strana coppia composta da un cinico e manipolativo Hare (Andy Serkis), il cui unico punto debole è l’affetto per l’ancora più cinica moglie dedita all’alcol, e un romantico e idealista Burke (Simon Pegg).
Un’attività così florida non poteva passare inosservata a lungo, soprattutto perché, a leggere qualche notizia storica, sembra che i veri Burke ed Hare fossero inetti e pasticcioni quasi quanto le loro caricature cinematografiche.

Anche se non è assolutamente polite ridere di due serial killer che ammazzarono per denaro molte persone innocenti, non si può negare che la commedia di Landis sia piuttosto godibile. Non siamo certo di fronte alla comicità più raffinata, ma quantomeno a una dignitosa black comedy che, a dirla tutta, è molto meno cruda di una qualsiasi puntata di CSI o di una trasmissione di Bruno Vespa. Gli attori si prestano bene alle loro caratterizzazioni un po’ eccessive e riescono a interpretare i rispettivi ruoli senza strafare. Il ritmo è buono, la sceneggiatura discreta.

Che fine abbiamo fatto Burke e Hare ce lo raccontano le cronache dell’epoca. Ma se i fatti non si possono cambiare, sulle motivazioni gli autori (e gli spettatori) possono divertirsi a formulare le ipotesi più fantasiose. Solo uno dei due assassini verrà condannato (indovinate quale?) e, se capitaste a Edimburgo, potreste vedere nel museo della scienza il suo cranio conservato. È sembrato quasi karmico, infatti, che il colpevole, in quanto criminale giustiziato, subisse la stessa sorte delle sue vittime. Il condannato è stato tradito dal suo complice (come suggeriscono i documenti) o si è sacrificato per salvare una persona cara (come ipotizza Landis)?

A voi la scelta: decidete voi se preferite credere alla nuda realtà dei fatti o a una improbabile versione secondo cui, anche la commedia più nera può rivelarsi una tenera storia d’amore.

Ladri di cadaveri (Burke & Hare), 2010
regia: John Landis
con: Simon Pegg, Andy Serkis, Isla Fisher
UK, 91 minuti

Nelle sale dal 25 febbraio 2011

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