Mezzanotte nel Giappone del Bene e del Male

Al termine della recensione che su queste stesse pagine, qualche tempo fa, abbiamo dedicato al fumetto The Unwritten consigliavamo ai lettori di recuperare una precedente opera di Mike Carey, Crossing Midnight. Uscita negli Stati Uniti dal gennaio 2007 al luglio 2008 – per un totale di 19 numeri, ma era stata pensata per durare di più – la serie non ha avuto, probabilmente, il successo che meritava. Proprio la sua durata limitata, però, e la pubblicazione che in Italia è avvenuta in un solo, grande volume di quasi 450 pagine ci hanno permesso di gustare una lunga, affascinante saga autoconclusiva, ottimamente scritta e ben disegnata. Una storia che ha tutte le caratteristiche a cui Carey, autore di talento e, forse, erede (riluttante) di Neil Gaiman, ci ha abituato.

Sebbene l’autore di Liverpool – ma londinese di adozione – non si sia mai occupato di una sola opera per volta, Crossing Midnight è probabilmente il progetto più importante a cui ha lavorato nel periodo di tempo che va dalla conclusione dell’acclamato Lucifer all’inizio del già citato, promettentissimo The Unwritten. Ed è interessante vedere come, a una lettura che vada appena appena in profondità, questa serie così effimera contenesse comunque echi della prima e prefigurazioni della seconda. Ma prima di analizzare questi riferimenti, due parole sulla trama.

Per quanto possa sembrare strano, i gemelli Kaikou e Toshi Hara sono nati in due giorni diversi. Ci pensa il titolo stesso della serie a spiegare l’apparente controsenso: lui, Kaikou, è nato prima della mezzanotte, lei, Toshi, qualche minuto dopo lo scoccare dell’”ora delle streghe”. Ma questa è solo una – la più piccola, forse – delle differenze che li contraddistinguono, e che con il passare degli anni diventeranno sempre più profonde. Così, mentre i gemelli crescono – Toshi sempre più ribelle e insofferente alle regole, Kaikou più responsabile e quasi schiacciato dalle tensioni che attraversano la famiglia – il soprannaturale entra far parte delle loro vite. Se Toshi scopre di essere invulnerabile a qualunque tipo di lama (dai più innocui coltellini tascabili alle affilate punte di un cancello), Kaikou si rende conto di essere immune ad ogni forma di incantesimo, sortilegio o magia. Qual è l’origine di questi poteri? C’entra qualcosa l’innocua preghiera che il padre dei gemelli ha rivolto ai kami della tradizione affinché ne proteggessero la nascita e l’esistenza? L’entrata in scena di Aratsu, misterioso demone e signore delle spade venuto a reclamare (e ad ottenere) i servigi di Toshi, precipita i due giovani in un lungo incubo fatto di draghi parlanti e creature demoniache, efferati assassini, nobili guerrieri e incarnazioni della morte, dimensioni parallele e mondi misteriosi che attendono al di là della mezzanotte.

È lo stesso Carey, in un breve intervento pubblicato sul sito ufficiale della Vertigo Comics, a citare i principali riferimenti personali e culturali che lo hanno ispirato nella creazione di questo fumetto: da un lato, i problemi di salute di uno dei suoi due gemelli, Davey, che per una malattia congenita ricevette meno nutrimento nelle ultime settimane di gravidanza. Il suo peso, alla nascita, era molto diverso da quello del fratello. Dice Carey: “Penso che questo mi abbia spinto a riflettere sul destino – un concetto a cui di solito sono piuttosto allergico – e in particolare su come piccole differenze alla nascita possano modellare la nostra vita. Questo pensiero e l’ossessione per gli anime dello Studio Ghibli e per i manga horror di Junji Ito si sono in qualche modo fusi nella mia mente e sono diventati Crossing Midnight”.

Ma la storia di Kai e Toshi riecheggia anche altre suggestioni: in primis, c’è il riferimento all’immaginario delle fiabe dei fratelli Grimm e di Hans Christian Andersen. I due ragazzi, fratelli come Hansel e Gretel, si perdono in un mondo che non è il loro e da cui ciascuno, a modo suo, vuole fare ritorno (sebbene Toshi abbia perso la memoria per colpa di Aratsu e il suo unico obiettivo sia quello di recuperare i ricordi di una vita che ignora ma che sa di aver vissuto). La ricerca spasmodica, disperata di Kaikou che attraversa il nostro e gli altri mondi nel tentativo di ricongiungersi alla sorella perduta ricorda quella raccontato da Andersen nella fiaba La regina delle nevi (in cui, guarda caso, uno dei protagonisti bambini si chiamava Kai).

Dunque, anche in Crossing Midnight (come in Lucifer e in The Unwritten) Carey riprende alcuni dei principali riferimenti letterari della cultura europea. Come in Lucifer, tra i personaggi troviamo una divinità malvagia, Aratsu, creata per servire il proprio padrone – Asirosamiro, il precedente Signore delle spade –  e poi rivelatosi talmente ambizioso da desiderare di prenderne il posto (Aratsu riesce laddove Lucifero aveva fallito). Come in The Unwritten, assistiamo al dispiegarsi del potere delle storie, alla rivelazione dell’estrema concretezza di quei mondi – e dei loro abitanti – che pensavamo esistessero solo nel mito e nella fantasia. E anche il lettore fa proprio lo sbigottimento dei protagonisti, assolutamente impreparati a ciò che sta capitando loro. Emblematico, nella sua semplicità, è il tentativo che Toshi compie all’inizio della storia per difendersi dalle mire di Aratsu. Nonostante abbia ormai compreso che il nemico è un demone potentissimo, la ragazza non trova idea migliore che affrontarlo con una pistola.

Crossing Midnight, però, è una storia capace di produrre un doppio straniamento. Mentre i protagonisti devono fare i conti con un solo universo sconosciuto, quello dei kami e dei demoni al loro servizio, la bravura di Carey costringe il lettore a confrontarsi con l’altrettanto spiazzante realtà nipponica contemporanea. Le tradizioni culturali più antiche, le perversioni e le abitudini quotidiane, i luoghi più frequentati come quelli più remoti: tutto il Giappone – “un panino sbriciolato e sparpagliato nel mare”, secondo l’azzeccata definizione di uno dei comprimari – sfila sotto i nostri occhi, ma l’autore non ci anticipa quasi nulla.

Ci tratta come fossimo giapponesi, non ci spiega chi sono i mostri che ci troviamo davanti (se non in pochi casi) e nemmeno traduce le espressioni gergali che farciscono i dialoghi. Un po’ come in quelle pellicole in cui, assieme ai protagonisti, ascoltiamo dialoghi in lingue sconosciute, che i personaggi del film non comprendono e che non sono sottotitolate per gli spettatori. In questo caso, però, a dover fare lo sforzo di comprensione, deducendo i significati dagli indizi che l’autore e i disegnatori disseminano quà e là, è solo il lettore. La soddisfazione che se ne trae, così come la fatica, è doppia, e per questo più gratificante.

Tutti questi motivi (e molti altri), insieme ai disegni estremamente funzionali alla storia – a metà strada tra la ligne claire europea e la tradizione giapponese di pittori come Hokusai – rendono Crossing Midnight una lettura da recuperare. E Mike Carey un autore da tenere d’occhio. La speranza è che se ne rendano conto anche le case editrici di narrativa, e che finalmente arrivi in Italia la sua produzione letteraria. Non ci dispiacerebbe ritrovarci qui, tra qualche mese, a recensire la prima avventura dedicata all’esorcista Felix Castor. Se i fumetti che vi abbiamo consigliato vi sono piaciuti, incrociate le dita. Ma non promettete nulla ad alcuna misteriosa divinità giapponese: potreste pentirvene amaramente.

Crossing Midnight
Mike Carey e autori vari
Planeta DeAgostini, 2009
448 pp.
€ 30

 

Per scaricare il primo numero in inglese;
La fiaba della Regina delle Nevi;
Il sito ufficiale di Mike Carey (e Peter Gross).

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