Franco Battiato. Musica a colori

Un uomo la cui reputazione si basa sulla sua abilità in una tecnica è uno stupido. Concentrando tutta la sua energia in un solo campo, certamente vi eccelle, ma non è interessato ad altro. Un uomo simile è inutile.” (Hagakure, I, 147)

Un aforisma giapponese che ben si adatta alla figura di Franco Battiato: versatile, poliedrico, eclettico, cantante ma non solo, regista ma non solo, pittore ma non solo… artista, che di questo termine esplora diversi orizzonti, mosso da un incessante anelito di ricerca e di indagine. La sua attività pittorica si compenetra dunque a quella musicale e a quella cinematografica, in una sostanziale continuità estetica; le sue rappresentazioni artistiche, che prendano vita sotto forma di note, di colori o di immagini in movimento, testimoniano in ugual misura la cifra inconfondibile di un’anima. Utilizzando le parole di Elisa Gradi, curatrice della mostra “Franco Battiato. Prove d’Autore” esposta a Lodi dal 7 Maggio, Battiato “non è un pittore. È un uomo che dipinge”, che trova nella pittura un ulteriore veicolo per trasmettere il suo mondo di parole, in dialogo continuo con la musica e con i film.

Nell’allestimento della mostra è un suo autoritratto a darci il benvenuto: nel suo studio, tra i quadri, non ripreso nell’atto creativo ma fermo, di spalle, guarda al di là della finestra aperta, quasi già a suggerire che i suoi quadri sono mediatori delle sue riflessioni. Inizia così il viaggio nel pensiero-Battiato. I suoi quadri vanno dunque letti al di là di ciò raffigurano e di come lo raffigurano, l’immagine d’arte è soprattutto portatrice di senso; il solo atto del dipingere esercita già di per sé una funzione simbolo, incarna parole chiave del vocabolario di Battiato quali regola, disciplina, volontà. Battiato inizia a dipingere infatti per sfida, per superare l’iniziale non “manualità”, per dimostrare che la capacità di migliorarsi e il perfezionamento possono subentrare là dove le doti artistiche non sembrano innate. “Io che sto diventando sabbia del deserto, ringrazio i venti che mi cambiano forma e punto di osservazione, un ideale perseguo, anacronostico e ridicolo: il miglioramento”.Uno sperimentare le proprie possibilità artistiche che si evolve in una vera e propria analisi di se stesso, fino a raggiungere un carattere introspettivo, se non addirittura catartico.

La sua pittura non racconta, ma evoca: nelle rappresentazioni, meglio ancora, nelle visioni di un suo personalissimo oriente, le danze estatiche dei dervisci, le suggestioni di miti mesopotamici si affiancano a volti arabi, ad angeli e moschee, in una costante vibrazione spirituale. Il quadro si fa supporto metafisico della necessità interiore di rendere sensibile l’invisibile. E ciò è soprattutto evidente nei dipinti dalle pigmentazioni dorate: l’oro ha da sempre un notevole potere astraente, è luce, misura visibile di una teofania, è aurum, etimologicamente luce dell’alba, un sol oriens che da terrestre trascende in divino.

I colori omogenei e piatti degli sfondi, del tutto privi di un chiaroscuro naturalistico, aumentano il carico di simbolismo; la linearità delle figure, spesso ritratte nella gestualità della preghiera e della meditazione, immerge in un’atmosfera fatta di raccoglimento; e laddove si rappresenta un movimento, è pur sempre un movimento fermo, congelato in un tempo sospeso. Ci si muove nel silenzio, rotto solamente dagli echi delle suggestioni musicali che affiorano alla mente: “voglio vederti danzare come i derviches tourners che girano sulle spine dorsali” (Voglio vederti danzare),  “perchè la pace che ho sentito in certi monasteri, o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa, sono solo l’ombra della luce” (L’ombra della luce) o ancora “come se fossi entrato in pieno sonno ma con i sensi sempre più coscienti e svegli e un grande beneficio prova il corpo, il cuore e la mia mente che spesso ai suoi pensieri m’incatena” (Ricerca sul terzo).

Nella serie dei ritratti si incontrano le note di Fisiognomica: “Leggo dentro i tuoi occhi da quante volte vivi, dal taglio della bocca se sei disposto all’odio o all’indulgenza, nel tratto del tuo naso se sei orgoglioso, fiero oppure vile”. I volti, nelle loro essenzialità, sono lo spettro corporeo dell’anima; il dettaglio realistico dei particolari cede il passo a una descrizione sintetica che vuole raffigurare l’interiorità e la personalità del soggetto attraverso quei tratti somatici che ne rappresentano la manifestazione esteriore.

La convivenza tra musica e pittura diventa ancor più chiara di fronte al “libro d’artista” della sua opera lirica Gilgamesh, una vera e propria opera d’arte contenente testo, partiture musicali, riproduzioni fotografiche dello spettacolo e, soprattutto, i dipinti appositamente realizzati da Battiato a illustrazione del volume, e di cui si possono ammirare nell’ultima sala della galleria le originali tavole litografiche. Conclude la mostra la proiezione del mediometraggio dedicato allo scrittore Gesualdo Bufalino, tassello cinematografico che completa il viaggio nell’universo artistico di Franco Battiato. Una mostra che riproduce il ritratto di un artista nelle sue varie forme espressive, diverse ma non divise, percorse anzi dalla medesima volontà di ricerca creativa, sorrette da un’identica ricchezza intellettuale che non si esaurisce nella musica e si riversa nella pittura.

 

Franco Battiato. Prove d’Autore
dal 7 maggio all’ 11 luglio 2010

Bipielle Arte
Lodi, Via Polenghi Lombardo 13
Info:
Tel.  (+39) 0371 580351  (+39) 0371 580351
Bipielle arte
info@bipiellearte.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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