Un filo, che sia logico, per ricamare arte

A volte si ritiene che lo sguardo possa essere lo strumento necessario e sufficiente per conoscere qualcosa: vedo quindi so; ciò che vedo, però è solo una minima parte di quello che potrei sapere se ascoltassi, toccassi; se esercitassi, insomma, tutte quelle prerogative umane atte a contribuire alla formazione di un concetto ampio, sfaccettato. Questo esercizio di giudizio, comprensione e conoscenza è attuabile soprattutto per mezzo degli oggetti d’uso comune. Strumenti, semplici come in questo caso, capaci però di tessere assieme elementi facenti parte della storia di un popolo, della tradizione culturale e di quella letteraria. Oltre a essere parte essenziale e necessaria per creare altri oggetti, questa volta affatto semplici, raffinati, elaborati.
Tra questi oggetti comuni c’è il filo.

Il “filo logico” del pensiero negli ultimi secoli sembra essere andato in frantumi: grandi ideologie, grandi guerre, grandi contraddizioni della storia, della scienza, della civiltà. In questo contesto può rivelarsi istruttivo un percorso che si basi sulle piccole cose, sulla quotidianeità.

Nella tessitura del filo la figura della donna è al contempo affermata e negata: affermata poichè è la donna che sa come utilizzarlo, è a lei che viene “consegnato” il filo, è la donna a essere l’unica capace di occuparsi di lavori che già Omero riteneva assolutamente inadatti per gli uomini e dei quali erano esperte e capaci solo le dee, le principesse, le regine.

Il filo negato alle donne era purtroppo quello logico e nel labirinto di Cnosso sta il bandolo di questa affermazione: è Arianna che dona il filo a Teseo; la fanciulla fornisce all’eroe lo strumento che può restituirgli la libertà ma, nonostante abbia essa stessa escogitato il piano di fuga senza il quale Teseo sarebbe stato spacciato, le è negata la prerogativa del pensiero logico, esclusiva maschile e, mentre Teseo passa alla storia come un eroe, Ariana rimane sullo sfondo come semplice “aiutante”.

Il cambiamento nella società moderna è tangibile: le donne non filano più, liberandosi così del peso di un lavoro domestico alla lunga logorante, mentre hanno finalmente accesso al filo del pensiero.

Questa enorme liberazione corrisponde purtroppo alla perdita di un sapere centenario, di tecniche di ricamo paragonabili senza sforzo a una forma d’arte nobile. Non a caso i testi che raccolgono i lavori di ricamo di una delle più famose tessitrici, Elisa Ricci, sono custoditi in fondi dedicati e trovano spazio espositivo anche nel contesto di questa mostra.
L’arte del ricamo trova uno dei suoi centri più attivi nella cittadina di Palestrina e proprio dal suo “Museo Artistico di Ricami” provengono la maggior parte dei ricami in mostra.
Le ricamatrici di Palestrina, inoltre, operano sul territorio per la rivalutazione di questa forma d’arte con partecipazione a mostre, corsi e incontri.

Per filo e per segno: lavori femminili tra arte e letteratura
Sala della Crociera – Collegio Romano
Via del Collegio Romano 27 – Roma
fino al 15 maggio
ingresso gratuito

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