[TORNEO] #BestOf1994: il Vincitore! #MarchMadness

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È stato lunghissimo, è stato massacrante, è stato entusiasmante ed avvincente, e alla fine abbiamo un vincitore: siamo partiti da una lista di circa 60 titoli, l’abbiamo sfoltita a 32 che se le sono suonate di santa ragione turno dopo turno, match-up dopo match-up, fino alla finale, fino a che non ne è rimasto solo uno. E ora è con profondo rispetto e un pizzico di commozione che annunciamo il vincitore della nostra #MarchMadness, il torneone #Bestof1994.

Grace sconfigge Vitalogy con un inappellabile 34 a 16.
PER GRAZIA RICEVUTA
Secondo la fedele pletora di lettori e amici di AtlantideZine il miglior disco pubblicato nel glorioso 1994 è Grace di Jeff Buckley. Per arrivare in fondo il capolavoro del sublime figlio di Tim ha dovuto vedersela con diversi mostri sacri che ha fatto fuori con una certa nonchalance: Ben Harper, Nick Cave, i CSI, i Soundgarden e infine i Pearl Jam, tutti battuti con punteggi piuttosto secchi (il più tirato è stato il match con Superunknown in semifinale).

Del resto Grace è un disco pressoché perfetto, inattaccabile sotto ogni punto di vista: talento spropositato, tecnica sopraffina, creatività, attitude. Alla fine se lo merita, no? Il vincitore non ha rilasciato dichiarazioni alla stampa, affidandosi a Instagram per celebrare la vittoria e per lanciare qualche frecciatina allo sfidante sonoramente sconfitto sul campo.

Jeff Buckley, winner #BestOf1994

E infine ecco il tabellone definitivo del torneo:

AtlantideZine "Best of 1994 - XXth Anniversary" Tournament: Champ!

3 cose su: Lei (Her)

Siccome scrivere una vera e propria recensione è too mainstream, ecco a voi una rubrica che vi butta lì una manciata di osservazioni opinabilissime sui film più chiacchierati del momento. Questa settimana ho visto “Lei (Her)” di Spike Jonze.

MOVIE "HER"

  1. Noia? Affrontiamo un tema spinoso: chiacchierando di Her con amici è parenti è capitato più volte che siano venuti fuori termini come noia, noioso, lento. Ecco, su certe cose io sono integralista: mi viene il sangue alla testa quando nel giudicare un film profondo e complesso come Her saltano fuori parametri come il divertimento e la noia. Ammesso (e non concesso) che io possa anche concordare che questo film attraversi fasi piuttosto impegnative in cui la noia possa prendere il sopravvento e complicare la visione, specie se lo spettatore non si sforza (non ha voglia, non ha la concentrazione, non ha gli strumenti) di raccogliere e interpretare elementi meno immediati del testo (sul piano intellettivo ma anche, e forse in questo caso soprattutto, emotivo), ritengo che sia estremamente superficiale usare sempre e solo godimento o emozione come metro di giudizio di un film. Perché svalutare il cinema riconducendolo sempre a mero e banale intrattenimento? Per dire, i libri di autori come Proust, Melville, Joyce, Dostoyevsky possono essere tremendamente difficili e impegnativi, noiosi in ultima istanza, ma nessuno si sognerebbe di dirlo (o addirittura scriverlo in una recensione!) senza irrimediabilmente sentirsi una capra o un provocatore. Perché svalutare la nostra esperienza quando guardiamo un film? Ci sono film la cui funzione è solo quella di intrattenere, certo, e personalmente cerco emozione e intrattenimento di buona qualità quando vedo una sit-com o un film d’azione; ma se vedo un film di un autore come Spike Jonze mi aspetto qualcosa di più, dal film e da me stesso. Non mi interessa tanto se Her mi abbia fatto passare due ore piacevoli o emozionanti (e nel mio caso ci è riuscito) ma se abbia contribuito in qualche misura alla mia crescita personale, modificando o influenzando anche un pochino la mia visione del mondo. E lo ha fatto.
  2. Tecnologia. Ma parliamo un po’ del film: si tratta di un film di fantascienza di quelli che si sforzano di costruire scenari basati su realismo e verosimiglianza. Il protagonista è uno straordinario Joaquin Phoenix che, smarrito e depresso a causa della fine del suo matrimonio, si innamora profondamente e perdutamente del nuovissimo sistema operativo del suo computer, un’intelligenza artificiale capace di apprendere e, evidentemente, anche provare profonde emozioni. Lungi dall’essere un film fobico nei confronti della tecnologia, Her usa l’artificio narrativo fantascientifico per una profonda riflessione filosofica sulla natura dell’amore e dei sentimenti di coppia nella loro purezza e completezza, affrontando il tema su un piano che è completamente intellettivo e emotivo, spirituale. Uno dei due amanti infatti manca completamente di fisicità, non ha un corpo, è puro spirito: eppure la relazione tra i due è completa, appassionata, persino sul piano fisico, non solo “platonico”. Un aspetto completamente originale del film è che l’innamoramento del protagonista per un software non ha connotazioni negative, non lo porta all’autodistruzione, non è un monito sulle degenerazioni verso cui si sta spingendo la nostra società, anzi: è per certi versi singolare ma per certi altri una storia d’amore come tante altre e (senza spoilerare) sarà comunque di grande aiuto al protagonista per uscire dal pantano di insoddisfazione e depressione in cui era rimasto invischiato.

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  1. Riscrivere i classici. Uno dei fattori che ha fatto gridare in tanti alla noia è il fatto che per lunghe fasi il film sia piuttosto prevedibile, telefonato: effettivamente la struttura narrativa del film è in gran parte quella di un vecchio classico del cinema romantico e non ha nessuna paura di cavalcare i più banali cliché del genere, compresa la scena con i due innamorati che si godono insieme il tramonto sulla spiaggia. Soltanto che lei, invece di essere tra le sue braccia, è nel taschino della sua camicia! Sarà un punto di vista ingenuo il mio, ma resto convinto che scrivere e poi dirigere una storia d’amore al contempo tanto banale e tanto originale, facendola funzionare perfettamente e rendendola assolutamente credibile, sia già di per sé un’impresa non da poco.

her-posterLei (Her) – USA, 2013
di Spike Jonze
Con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Amy Adams
BIM – 126 min.

[TORNEO] #BestOf1994: il recap delle Final Four e la Finalissima #MarchMadness

Le Final Four si sono appena concluse, e siamo all’ultimo atto dell’epico torneo Best of 1994. Tre settimane fa erano in 32 a contendersi lo scettro di miglior album del 1994, ora sono rimaste soltanto in due: le migliori, le più forti, le più complete, quelle che hanno saputo capitalizzare meglio di tutte il sostegno dei propri fan e sfruttare senza pietà le debolezze altrui. Ma ne rimarrà soltanto una: via alla Finalissima!

AtlantideZine "Best of 1994 - XXth Anniversary" Tournament: Final

La semifinale 1

#1 Dummy (Portishead) VS #1 Vitalogy (Pearl Jam) 16 – 36
Fine della corsa per il team inglese. Gibbons: “Oh these sour times…”
AYE DAVANITA! SPLENDIDA VITALOGY, DUMMY È OUT
Il meccanismo perfetto dell’attacco britannico si inceppa sul più bello, e la difesa non riesce a compensare il crollo dell’efficacia offensiva. Avvio di partita in equilibrio, ma dal secondo quarto Vitalogy prende il largo e la quadra di Portishead non è più in grado di rientrare in partita. Grande soddisfazione in casa Pearl Jam per l’approdo in finale: “Abbiamo dimostrato di essere i migliori della Rainy City.”


La semifinale 2

#1 Superunknown (Soundgarden) VS #1 Grace (Jeff Buckley) 22 – 29
Coach Cornell avvilito nel dopo gara: “Let me drown.”
GRACE KEEPS ITS MOJO GOING: È FINALE!
La squadra guidata da coach Buckley si conferma la favorita per la vittoria finale, superando anche il durissimo team di Seattle. L’attacco di Grace è meno brillante del solito, ma il team californiano smentisce i critici dimostrando di sapere giocare anche ad accordature più basse e ritmi pesanti. L’aiuto allenatore Shepherd non usa mezzi toni: “Giocare così contro Grace è un suicidio”. Soundgarden lascia il campo a testa bassa: sfuma l’occasione di una finalissima targata Western Grunge Conference contro i rivali PJ.


La Finalissima

Tutto esaurito alla Poseidon Arena di Atlantide per la finalissima del torneo. Le due squadre sono già in campo, le rispettive marching band suonano incessantemente gli inni delle due formazioni, i tifosi intonano i loro brani preferiti: che la battaglia abbia inizio!

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La testa di serie numero 1 del regional West, Vitalogy (Pearl Jam), affronta la numero 1 del regional East, Grace (Jeff Buckley).

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Le stelle delle Final 4

[TORNEO] #BestOf1994: il recap delle Elite 8 e le Final 4 #MarchMadness

A differenza dei turni precedenti i quarti di finale sono stati avari di sorprese. Caso più unico che raro, in tutti e quattro i regional le teste di serie #1 sono sopravvissute alle inside delle Elite 8, approdando compatte alle Final Four.

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La finale del Midwest Regional (Bristol, UK)

#1 Dummy (Portishead) VS #6 Mellow Gold (Beck) 35 – 23
Beck alla fine perde: “So why don’t you kill me?”
ROADS TO THE FINAL FOUR
Il coach californiano recrimina contro l’arbitro:”Mutherfuker!”. I Goldies convincono ancora una volta sui social e tengono l’attacco dei Dummies per la prima volta sotto i 50 punti, ma non basta. Il team di Portishead guarda avanti:”We’ve got a war to fight.”


La finale del West Regional (Seattle, WA)

#1 Vitalogy (Pearl Jam) VS #2 Unplugged in New York (Nirvana) 35 – 34
Decide Stupid Mop allo scadere.
COBAIN, THIS IS NOT FOR YOU
PJ conquista il derby della Emerald City e l’accesso alle Final Four. Gli Acustici recriminano su alcune decisioni nei minuti finali, ma coach Cobain taglia corto: “All apologies”.


La finale del South Regional (Palm Desert, CA)

#1 Superunknown (Soundgarden) VS #3 Welcome to Sky Valley (Kyuss) 40 – 22
Soundgarden non si fa intimidire dal gioco fisico di Kyuss.
THE BLACK HOLE SUN ON THE DESERT
Nel momento clou Superunknown si esprime finalmente ai livelli che le competono, sfoderando una prestazione maiuscola. Sky Valley regge l’impatto  per un quarto, ma è costretta a gettare la spugna.


La finale del East Regional (Reggio Emilia, IT)

#1 Grace (Jeff Buckley) VS #7 Ko de Mondo (C.S.I.) 48 – 18
Tutto va come va, ma non va: la cavalcata della cenerentola emiliana finisce qui.
KO DE MONDO È CADUTA, HALLELUJAH!
Troppo alto il divario tra le due squadre, Grace accumula un vantaggio in doppia cifra sin dai primi minuti e il match è già in cassaforte. Ennesimo trentello rifliato agli avversari. Alla compagine italiana non riesce il terzo miracolo di seguito, ma resta la soddisfazione di aver raggiunto un traguardo insperato alla vigilia. Serafico GLF: “Così vanno le cose, così devono andare. Pietà è morta. Cadono di vertigine.”


Le Final 4

Le 4 teste di serie del tabellone sono le 4 semifinaliste: che la battaglia abbia inizio!

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Prima Semifinale

La testa di serie numero 1 del Midwest, Dummy (Portishead), affronta la numero 1 del West, Vitalogy (Pearl Jam).

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Seconda Semifinale 

La testa di serie numero 1 del South, Superunknown (Soundgarden), affronta la numero 1 dell’East, Grace (Jeff Buckley).

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AtlantideZine "Best of 1994 - XXth Anniversary" Tournament: le quattro semifinaliste

Le stelle delle Final 4

Frida Kahlo a Roma alle Scuderie del Quirinale

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La mostra inaugurata alle Scuderie del Quirinale è molto interessante. Si tratta della prima retrospettiva dedicata interamente a Frida Kahlo a Roma, a distanza di più di dieci anni da quella di Milano. Parlare della Kahlo come artista non è un’operazione semplice, poiché è difficile considerarne la produzione a prescindere dalla sua vita, anzi, spesso si fa l’errore di interessarsi solo alla sua biografia, al suo essere personaggio. Come era per Frida, nel considerarla non si hanno mezze misure: la si ama o la si odia; i suoi quadri, dal forte impatto emotivo, esplicano un repertorio sui generis, fatto di omicidi, aborti, sangue. Autoritratti di un realismo brutale e violento, talmente potenti da suscitare fastidio, intimidire il fruitore.

Da appassionata della Kahlo, mi aspettavo di veder esposti i suoi quadri più celebri, come Le due Frida e La Colonna Spezzata; questi in realtà non ci sono, in compenso possiamo ammirare un’opera eccezionale, Il Mosè o Nucleo Solare. Il percorso espositivo segue un criterio affascinante; si passa dai primi interessi della studentessa Kahlo, quando i suoi studi erano rivolti prevalentemente alla medicina e alla biologia, ai primi approcci propriamente artistici in cui si notano dipinti dal chiaro rimando accademico, fino a giungere alle opere più intimiste e personali, che seguono gli anni dell’incidente del 1926 quando, immobile a letto, l’artista prese coscienza del suo essere, dei suoi tormenti, dei suoi demoni, contro i quali si troverà a combattere tutta la vita.

Frida Kahlo, La sposa che si spaventa vedendo la vita aperta, 1943
Frida Kahlo, La sposa che si spaventa vedendo la vita aperta, 1943

Sono rimasta soprattutto colpita dalla sezione dedicata agli aspetti più intimistici della Kahlo: le fotografie inedite, del colombiano Leo Matiz, contrapposte a quelle più conosciute di Nickolas Muray, che hanno immortalato aspetti diversi, evidenziati non solo dalla scelta della stampa delle foto (in bianco e nero quelle del fotografo colombiano, prevalentemente a colori quelli di Muray) ma anche dal punto di vista di scelta fotografica, luce, inquadrature, che ne evidenziano la differenza “sociale” che vogliono rappresentare. Da una parte la Frida pubblica, dall’altra la Frida privata. Infine, e questo è stato straordinario, la serie dedicata ai disegni “terapeutici” della pittrice: un aspetto veramente intimo, che va oltre il famoso diario dell’artista, un tentativo di entrare nello stato d’animo di una donna, innamorata e abbandonata, che cerca di superare il dolore con una terapia basata sulla creazione artistica attraverso la pittura. Amore e odio nei confronti di Diego Rivera che nel 1942 le aveva chiesto il divorzio. Queste “Emozioni” sono il frutto dell’amicizia con la giovane studentessa di psicologia, Olga Campos. Per la prima volta, e questa è la particolarità della mostra, possiamo “capire” la donna Kahlo. Immagini intricate, complicate, espliciti riferimenti sessuali, opere che non sono state realizzate per il pubblico, ma per se stessa.

29 - Frida KahFrida Kahlo - Bozzetto per Henry Ford Hospitallo - Bozzetto per l'Hery Ford Hospital
29 – Frida KahFrida Kahlo – Bozzetto per Henry Ford Hospitallo – Bozzetto per l’Hery Ford Hospital

Ho apprezzato anche i riferimenti storici: in mostra opere di De Chirico, Maria Izquierdo, Severini, Rivera e altri artisti contemporanei; intreccio di colori, di riferimenti culturali e simbolici. Di certo il percorso espositivo si rivolge ad un pubblico preparato e appassionato, probabilmente lo spettatore che conosce superficialmente la pittrice rimarrà deluso dal non trovare i quadri più famosi. Chiude l’esposizione, com’è giusto che sia, la sezione dedicata al genere della Natura morta, intesa anche questa come autoritratto. Si va anche qui dal 1938 fino alla morte, avvenuta nel 1954, in cui le pennellate sono meno curate e definite, i contorni meno precisi. Mi aspettavo una maggiore cura nelle descrizioni, invece la curatrice ha preferito lavorare sui rimandi storici e biografici, senza approfondire gli aspetti folcloristici del mondo messicano, che pure hanno segnato fortemente la pittura di Frida. Nessun riferimento alla simbologia mesoamericana, nessuna scultura azteca, nessuna foto del “mondo messicano”, quel popolo, quella cultura, di cui la Kahlo era fiera. Se dovessi fare un paragone tra la mostra milanese del 2003 e questa posso sicuramente dire che da un lato, come impatto emotivo ed emozionale, preferisco quella del 2003, dall’altro però, per i contenuti simbolici, intimistici, ho amato anche questa di Roma, che mette finalmente a nudo la figura di una pittrice straordinaria, colta ed estremamente complessa.

Nickolas Muray, Frida con rebozo rosso, 1939
Nickolas Muray, Frida con rebozo rosso, 1939

Frida Kahlo, Roma – Scuderie del Quirinale
20 marzo – 31 agosto 2014 a cura di Helga Prignitz-Poda

[TORNEO] #BestOf1994: il recap delle Sweet 16 e le Elite 8 #MarchMadness

Il torneo #BestOf1994 procede inesorabile nella sua corsa verso la finalissima che determinerà il disco più importante del 1994. Concluse le Sweet 16, ci avviamo ai quarti di finale: le otto squadre ancora in gara, le Elite 8, sono pronte a darsi battaglia a partire da questo pomeriggio. Prima di procedere con la presentazione delle quattro finali dei regionals, diamo un rapido sguardo al tabellone e ai risultati del turno precedente.

AtlantideZine "Best of 1994 - XXth Anniversary" Tournament: Elite 8

Tutte le squadre partite con i favori del pronostico hanno finora dominato i rispettivi regionals, spesso infliggendo agli avversari distacchi abissali. Unica eccezione a questo trend è l’equilibratissimo raggruppamento South, in cui la numero 1 si impone senza dominare ed entrambe le partite di Sweet 16 si sono concluse solo sulla sirena. Se le teste di serie sono ancora tutte in gioco, non altrettanto si può dire delle numero 2, con una sola superstite tra le migliori otto squadre. Spiccano poi due grandi sorprese nel Midwest e East, dove proseguono le entusiasmanti epopee delle due Cinderelle del torneo, sopravvissute ad un paio di incontri proibitivi e ormai decise a non fermarsi.

Midwest Regional (Bristol, UK)

#1 Dummy (Portishead) VS #4 The Return of the Space Cowboy (Jamiroquai) 53 – 18
Dummy domina: “It’s a fire!”
IL COWBOY DELLO SPAZIO RITORNA A CASA
Dopo l’exploit del primo turno il team londinese non può nulla contro l’attacco dirompente della squadra di Portishead. “Jay” Kay: “Sono anni luce avanti a noi, ma ci siamo divertiti comunque.” I maestri di Bristol sono inarrestabili in attacco e impenetrabili in difesa. Beth Gibbons pregusta il titolo: “That could be sweet…”

#2 Protection (Massive Attack) VS #6 Mellow Gold (Beck) 33 – 36
Massive Attack, but sloppy defence.
BECK: “I’M A LOSER? NON QUESTA VOLTA!”
Sweet (16) Sunshine per Mellow Gold: sgambetta la testa di serie #2, mettendo a segno l’upset grazie alla difesa e alla faccia tosta. Protection è rinunciataria e si affida solo ai singoli: sfuma la stracittadina con i rivali di Portishead. Mad Professor: “Questa squadra va remixata dall’inizio alla fine”. Tricky all’ultima apparizione: “Ho bisogno di una squadra tutta mia.”


West Regional (Seattle, WA)

#1 Vitalogy (Pearl Jam) VS #4 Jar of Flies (Alice In Chains) 51 – 22
Gli Alice in Chains restano con un pugno di mosche.
PJ: NON È ANCORA TEMPO DI IMBOCCARE L’ULTIMA USCITA
Vedder & Co. portano a scuola Staley & Cantrell grazie alla maggiore completezza e profondità di gioco. Il roster ristretto di Jar of Flies regge un quarto, ma quando Whipping e Spin The Black Circle accellerano si apre un diviario incolmabile e Vitalogy dilaga. AIC: “We found bugs in our shoes, impossibile giocare così”.

#2 Unplugged in New York (Nirvana) VS #3 Crooked Rain, Crooked Rain (Pavement) 52 – 22
Crooked Rain ain’t falling anymore.
LA STRADA VERSO IL NIRVANA NON HA OSTACOLI
Amaro sfogo dell’eliminato coach Malkmus: “Unfair”. Altra prova magistrale in attacco per la squadrone di Seattle, che scollina ancora una volta con facilità oltre i 50 punti. Cobain: “You think I’m dumb, ma due accordi come i miei non li scrive nessuno. E non abbiamo ancora raggiunto il nostro plateau.”


South Regional (Palm Desert, CA)

#1 Superunknown (Soundgarden) VS #5 Worst Case Scenario (dEUS) 37- 36
Soundgarden la spunta sulla sirena: she likes surprises!
ALIVE IN THE SUPERUNKNOWN
I belgi dominano i social, ma non basta. Coach Barman: “Grande rammarico: incontrare Superunknown al secondo turno era il peggior scenario possibile, purtroppo è andata così.” La testa di serie #1 soffre ancora una volta più del previsto. Sprezzante Cornell: “Chi mai mischierebbe suds, soda e birra? No grazie, keep it off my wave.”

#2 The Downward Spiral (Nine Inch Nails) VS #3 Welcome to Sky Valley (Kyuss) 33 – 34
Pesante vittoria di Sky Valley grazie al layup sulla sirena di Supa Scoopa.
A MIGHTY SCOOP TO THE HOOP!
Reznor sotto shock dopo il drammatico finale e l’eliminazione: “No comment. That hurt.” NIN protesta per il caldo infernale dell’impianto di casa: “Giocare a 100° è da pazzi.” La squadra del deserto approda alle Elite 8 grazie al gioco sfrontato e muscolare. Coach Homme: “Abbiamo ripulito il torneo dai demoni di Reznor.”


East Regional (Reggio Emilia, IT)

#1 Grace (Jeff Buckley) VS #5 Let Love In (Nick Cave & The Bad Seeds) 51 – 16
Partita senza storia: Let Love In non entra mai in partita.
GRACE IS SO REAL
Grace è ancora devastante in attacco e una fortezza in difesa. Let Love In surclassata e annichilita sin dal primo minuto. Jeff Buckley: “Non è ancora tempo per per un ultimo arrivederci, arriviamo fino in fondo”. Australiani a casa con la coda fra le gambe. Nick Cave: “Ho reclutato PJ e Kylie, ci riproviamo l’anno prossimo.”

#6 Whiskey for the Holy Ghost (Mark Lanegan) VS #7 Ko de Mondo (C.S.I.) 34 – 35
Festa in Emilia: fuochi nella notte, s’alzano i canti e si muove la danza.
LO SPIRITO SANTO È ASTEMIO E ASCOLTA FERRETTI
Palpitazioni mai tenui: la cenerentola Ko de Mondo sopravvive al secondo finale thrilling consecutivo e approda inaspettatamente ai quarti. Gli emiliani rimontano uno svantaggio in doppia cifra e si impongono nell’ultimo minuto con un paio di giocate sui social che hanno del miracoloso. Sconsolato Lanegan: “Well, there’s nothing else I can do”.

Gli Highlights


Le Elite 8

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Finale del Midwest Regional

La testa di serie numero 1, Dummy (Portishead), affronta la sorprendente numero 6 Mellow Gold (Beck).
I Dummies hanno strapazzato gli avversari incontrati nei turni precedenti, incapaci di contrastarne il gioco soporifero ma avvolgente e di limitarne le stratosferiche percentuali in attacco. La squadra di Bristol lascia scorrere il cronometro muovendosi a bpm bradipici, ma colpisce ad ogni attacco con efficacia stordente. Mellow Gold, al contrario, ha conquistato due vittorie inaspettate combattendo con le unghie e con i denti, e approda alla finale del regional spinta da un nucleo di agguerriti tifosi, vero e proprio sesto uomo in campo per la squadra allenata da Beck. Che il caos organizzato dei californiani possa rivelarsi l’antidoto all’inscalfibile flemma dei britannici?

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Finale del West Regional

Scontro al vertice tra la testa di serie numero 1, Vitalogy (Pearl Jam), e la numero 2, Unplugged in New York (Nirvana).
Il derby della Emerald City che tutti attendevano è arrivato. Le due squadre più blasonate della città si sfidano nell’arena di casa, mettendo a confronto due stili molto diversi di intendere i principi della grunge offense: variegato ed eclettico quello impostato dal terzetto Vedder/Gossard/Ament, compassato ed emotivamente straziante quello messo in mostra dalla compagine Nirvana nell’inedita formazione acustica. Pronostico difficile, poiché entrambe le squadre schierano due tracklist chilometriche e complete in tutti i reparti. Vitalogy potrebbe avere un leggero vantaggio grazie alla varietà di ritmi impiegati, ma sottovalutare il carisma di Cobain sarebbe un peccato mortale. Tutto esaurito alla Key Arena di Seattle, in un tripudio di camicie a scacchi e jeans sdruciti.

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Finale del South Regional

La numero 1 Superunknown (Soundagarden) affronterà la numero 3 Welcome to Sky Valley (Kyuss).
La terza squadra di Seattle è ancora in gara, ma pur essendo partita con i favori del pronostico da parte di molti esperti ha sofferto più del previsto avversari di reputazione inferiore e superato a fatica i due turni precedenti. Le individualità di spicco della squadra hanno raccolto poco, e l’intensità è apparsa spesso sotto il livello di guardia. Welcome to Sky Valley approda al match da sfavorita, ma in tutto il regional è la squadra che può opporre alla più blasonata avversaria riff granitici di pari efficacia e acidità. Da non sottovalutare la componente climatica: il clima torrido del deserto è congeniale ai californiani, mentre Black Hole Sun e compagni sembrano soffrire più del previsto la lontananza dall’uggiosità del nord-ovest.

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Finale dell’East Regional

La testa di serie numero 1, Grace (Jeff Buckley) scenderà in campo con la numero 7 Ko de Mondo (C.S.I.).
Le prestazioni messe in campo da Grace fino a questo momento non lasciano dubbi: la squadra di coach Buckley è la candidata numero uno alla vittoria finale, domina i poll e i social come nessuno e appare avere il consenso pressoché unanime del pubblico. Nessuno sembra avere le contromisure per fronteggiare il primo quintetto, e i pezzi della second unit sarebbero stelle in quasi tutti gli altri album in gara. La sorte della compagine italiana sembra segnata ancor prima di scendere in campo. La cenerentola del torneo ha messo in campo tutta la sua solidità e sfruttato al meglio il supporto del pubblico di casa portando a casa due upset insperati, ma la sua corsa dovrebbe inevitabilmente finire qui.

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Le stelle delle Elite 8

[TORNEO] #BestOf1994: Le Sweet 16 #MarchMadness

Il primo turno ha confermato quasi tutte le previsioni della vigilia, anche se, com’è tradizione nei tornei marzolini, non sono mancate le sorprese, con alcuni pronostici clamorosamente capovolti e l’avanzamento agli ottavi di almeno un paio di cosiddette “Cinderelle”, le Cenerentole, ovvero quelle squadre arrivate al torneo con la sola speranza di fare una figura dignitosa di fronte ad avversari più blasonati ma che, per una serie di coincidenze e allineamenti astrali, riescono a sgambettare le grandi e mettere a segno i più inaspettati degli upset.
Tuttavia, c’è poco tempo per assaporare i successi del primo turno: il bello della March Madness è il susseguirsi senza tregua degli incontri, e le celebrazioni delle vittorie devono bruscamente interrompersi poiché si deve di nuovo scendere in campo, spesso contro un avversario ancora più agguerrito di quello che si è appena sconfitto. Dopo un brevissimo weekend di riposo è già tempo di ottavi di finale, e nella giornata di oggi e di domani le Sweet 16, le sedici squadre rimaste in gioco, si contenderanno l’accesso ai quarti.

Sweet 16

Di seguito presentiamo il calendario degli incontri. Come sempre, potrete esprimere la vostra preferenza nei sondaggi pubblicati su questo sito o sul minisito del torneo, mentre da domani potrete seguire gli incontri e votare sulla nostra pagina facebook e sul nostro profilo twitter. Le votazioni avranno termine mercoledì 2 Aprile alle ore 18. Il giorno dopo, infatti, sarà già il momento dei quarti di finale.

Midwest Regional (Bristol, UK)

La testa di serie numero 1, Dummy (Portishead), affronterà la numero 4, The Return of the Space Cowboy (Jamiroquai).
I Dummies (Portishead) hanno passeggiato in un primo incontro obiettivamente facile, e si trovano di fronte i connazionali Space Cowboys (Jamiroquai), anch’essi venuti fuori in modo agevole, seppur meno trionfale, da un primo turno rivelatosi meno insidioso del previsto. La chiave della gara sarà il controllo del ritmo partita. Il team di Beth Gibbons & soci ha dimostrato nell’opener del torneo di poter comandare il ritmo anche di fronte a una squadra atletica e aggressiva, imponendo un gioco lento e sincopato che garantisce l’efficienza offensiva dei propri giocatori. Coach “Jay” Kay punterà invece ad alzare il numero dei possessi con frequenti break funky e dance, cercando di forzare qualche palla persa da sfruttare in campo aperto per produrre canestri facili e di costringere il metodico attacco della compagine di Bristol fuori dalla propria comfort zone, disinnescandone l’armonicità quasi perfetta.

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La testa di serie numero 2, Protection (Massive Attack), scenderà in campo contro la numero 6, Mellow Gold (Beck).
Protection (Massive Attack) ha chiuso il primo match con un vantaggio importante ma un po’ bugiardo, portando a casa la partita senza troppi patemi pur non dominando come ci si attendeva alla vigilia. I Goldies (Beck) arrivano carichi dopo aver messo a segno un upset in cui hanno dimostrato di saper giocare duro e di volersi sporcare le mani se necessario. Entrambe le squadre hanno stili di gioco estremamente eclettici, e questa è sia la loro miglior qualità che il loro potenziale limite, poiché entrambe le formazioni corrono spesso il rischio di perdere il filo del gioco. Il risultato appare incerto, e dipenderà in larga parte dal contributo dei singoli, soprattutto le stelle che, negli incontri precedenti, non hanno brillato (Karmacoma 3 likes/1 share, Loser limitato anch’egli a soli 3 likes).

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West Regional (Seattle, WA)

La testa di serie numero 2, Unplugged in New York (Nirvana), sfiderà la numero 3, Crooked Rain, Crooked Rain (Pavement).
L’ensemble acustica guidata da coach Cobain ha messo a segno la partita perfetta contro un avversario insidioso, e ha consolidato il proprio status di favorita per la vittoria finale. Crooked Rain ha avuto la meglio con il suo gioco spumeggiante contro il temibile Weezer ed è una compagine con numeri considerevoli in attacco ma ha uno stile di gioco probabilmente non sufficientemente solido, specie nella metà campo difensiva, da impensierire un avversario come Unplugged in NY.

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Il secondo incontro è ancora una volta un derby della Emerald City, tra la testa di serie numero 1, Vitalogy (Pearl Jam), e la numero 4 Jar Of Flies (Alice In Chains).
Le due grandi rivali della Western Grunge Conference si affrontano di fronte al pubblico di casa, in un atmosfera che si preannuncia ancora più calda rispetto a quella che nel turno precedente ha visto i Flies opposti alle beniamine di casa (le Hole). Entrambe le formazioni hanno dominato il primo turno, ottenendo prestazioni statisticamente simili sia in attacco che in difesa. Il team guidato da Vedder & Co. ha un innegabile vantaggio rispetto agli avversari: la panchina lunghissima, fattore che può risultare decisivo in un torneo in cui le partite si susseguono senza sosta. I 7 effettivi di Staley & Cantrell hanno reagito bene alle rotazioni cortissime, ma ora dovranno alzare ulteriormente il livello dell’intensità emotiva poiché l’avversario che hanno di fronte è in grado di opporre accoppiamenti ideali in difesa e creare tanti mismatch in attacco.

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South Regional (Palm Desert, CA)

La testa di serie numero 1, Superunknown (Soundgarden), avrà di fronte la numero 5, Worst Case Scenario (dEUS).
Worst Case Scenario (dEUS), di nome e di fatto: difficile immaginare uno scenario peggiore per l’ateneo di Seattle (Soundgarden). Superunknow si trova opposto alla squadra che, in tutto il regional, è forse quella in grado di evidenziarne maggiormente i punti deboli. Il debutto della testa di serie numero 1 è stato agevole, ma meno scintillante del previsto, mentre la squadra belga è uscita vincitrice da un match proibitivo grazie a una prestazione maiuscola del suo collettivo e i guizzi decisivi della sua stella (Suds & Soda 5 likes, 1 share, 2 commenti). Paradossalmente l’inerzia sembra essere tutta per WCS, che con il suo gioco di solidi fondamentali rock può creare più di qualche imbarazzo a una squadra fisicamente più potente e di innegabile talento, ma che deve necessariamente ritrovare la consapevolezza della propria forza per pensare di portare a casa il risultato.

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La testa di serie numero 2, The Downward Spiral (Nine Inch Nails), affronterà i padroni di casa, la numero 3 Welcome to Sky Valley (Kyuss).
Sky Valley (Kyuss) approda al secondo turno con qualche livido ma anche tanta consapevolezza nei propri mezzi: dopo le botte ricevute nella prima partita, nessuno può pensare di abusare fisicamente di loro, capaci di incassare un riff e restituirlo al mittente ancora più acido e distorto. L’assalto sonoro portato della Spirale non sembra poterli intimidire più di tanto, ma restano da fronteggiare le alchimie tattico-tecnologiche di coach Reznor, in grado di stordire gran parte degli avversari e indurre i più atroci incubi alle difese altrui. Esito incerto: prevarranno i malsani desideri di Reznor di sottomettere l’avversario con le sue dolorose pratiche S&M, o si avvereranno i lisergici sogni di vittoria di coach Homme?

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East Regional (Reggio Emilia, IT)

Le due più grandi sorprese del primo turno, la numero 6 Whiskey for the Holy Ghost (Mark Lanegan) e la numero 7 Ko de Mondo (C.S.I.), si trovano faccia a faccia in questo secondo turno.
Entrambe le squadre hanno messo a segno due upset clamorosi, andando ben al di là delle aspettative iniziali. Alla luce delle prestazioni messe in mostra durante il primo turno, il match si preannuncia incerto come pochi: nel finale di partita i Ghosts (Lanegan) hanno messo in mostra un istinto killer che francamente non sembrava essere nelle corde della propria chitarra, mentre Ko de Mondo (C.S.I.) ha portato a casa la partita in un finale rocambolesco, e parrebbe avere il Fato (e il pubblico di casa) dalla propria parte. Ko de Mondo ha dalla sua l’aggressività di alcuni effettivi, e la squadra, spinta dalle predicazioni mistico-religiose di coach Ferretti, combatte con il sangue agli occhi, invasata come se stesse affrontando una guerra santa. A questo assalto crociato i Ghosts opporrano ancora una volta il gioco scarno e solido impostato dallo schivo coach Lanegan, certi che l’efficacia del sistema possa essere dimostrata ancora una volta.

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Il programma degli ottavi di finale si conclude con la testa di serie numero 1, Grace (Jeff Buckley), opposta alla numero 5 Let Love In (Nick Cave & The Bad Seeds).
La formazione di Jeff Buckley ha veleggiato nel primo turno, trainata da una prestazione superba del capitano Grace (7 likes a referto), ma soprattutto dal collettivo (6 shares e molteplici likes in dopo rimbalzo offensivo). Gli australiani hanno messo a segno un’ottima prestazione nel primo turno, ma appaiono inevitabilmente sfavoriti: le individualità non mancano, ma la versalità, il carattere e la compattezza sia del primo che del secondo quintetto di Grace sembrano porre i californiani al di furoi della loro portata. Specie se contiamo che il sesto uomo dell’anno, Halleluja, è stato saggiamente risparmiato nella prima partita, ma non abbiamo dubbi che il suo impatto si farà sentire con il proseguire del torneo.

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Le stelle delle Sweet 16